Tommaso Cerno attacca la sinistra su Bologna: “I veri violenti sono i compagni che hanno assaltato gli agenti”

Tommaso Cerno interviene sul caso Abderrahim Fakir, condanna gli scontri di Bologna e accusa la sinistra di trasformare gli agenti in colpevoli.

Il direttore de Il Giornale Tommaso Cerno interviene duramente sulla morte di Abderrahim Fakir durante un’operazione di polizia a Bologna e sulle violenze esplose nelle ore successive. Pur riconoscendo la necessità di accertare con precisione le cause del decesso e le eventuali responsabilità, il giornalista contesta il paragone con i casi di violenza delle forze dell’ordine avvenuti negli Stati Uniti e accusa una parte della sinistra di avere già emesso una condanna politica contro gli agenti.

L’episodio è avvenuto il 19 luglio 2026 nel quartiere Pilastro, dove la polizia era intervenuta dopo alcune segnalazioni relative a un uomo in forte stato di agitazione e a danneggiamenti. Fakir, cittadino di origine marocchina, è morto dopo essere stato immobilizzato. La Procura di Bologna ha avviato gli accertamenti necessari e acquisirà anche le registrazioni delle telecamere indossate dagli agenti per ricostruire ogni fase dell’intervento.

Dopo il decesso sono state organizzate manifestazioni per chiedere verità e giustizia. Una parte della protesta è però degenerata in scontri, con lanci di oggetti contro le forze dell’ordine e la risposta degli agenti attraverso idranti e lacrimogeni.

Tommaso Cerno sul caso di Bologna: «È il rovesciamento della realtà»

Secondo Cerno, il primo errore commesso nel commentare la vicenda sarebbe quello di trasferire automaticamente nel contesto italiano categorie e paragoni legati alla realtà statunitense.

“C’è un segnale che tradisce la sinistra in crisi: quando comincia a parlare americano. Non tornano gli argomenti? Scatta il meccanismo: Bologna diventa Minneapolis, il vicolo emiliano il Bronx, e ogni divisa che prova a ristabilire l’ordine viene dipinta come boia”.

Il riferimento è alle accuse rivolte alla polizia durante le proteste e ai richiami all’Ice, l’agenzia federale statunitense responsabile del controllo dell’immigrazione. Per il giornalista, simili accostamenti avrebbero l’effetto di spostare l’attenzione dagli accertamenti concreti e di trasformare un’intera categoria professionale in un bersaglio.

“Gridare «assassino» a un poliziotto e tirare in ballo l’Ice è ridicolo, perché i veri violenti sono proprio i compagni che ieri sera al corteo hanno assaltato le forze dell’ordine. È il rovesciamento della realtà”.

La posizione di Cerno separa dunque la richiesta di chiarire la morte di Fakir dalla valutazione delle violenze avvenute durante la manifestazione. L’inchiesta dovrà stabilire che cosa abbia provocato il decesso e se le modalità dell’immobilizzazione abbiano avuto un ruolo. Gli scontri nelle strade, secondo il direttore, non possono invece essere giustificati attraverso la richiesta di verità.

Il paragone con Mario Roggero e la critica alla giustizia italiana

Nel suo intervento, Tommaso Cerno collega il caso di Bologna a quello di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato definitivamente a 14 anni e 9 mesi per avere ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo l’assalto alla sua attività commerciale del 28 aprile 2021. La sentenza è diventata definitiva dopo il rigetto del ricorso da parte della Corte di Cassazione.

“Se volessimo davvero fare i paragoni con l’America, dovremmo farli fino in fondo. In quel Paese che citano a sproposito, Mario Roggero sarebbe un uomo libero, perché la difesa della propria vita e della proprietà è sacra, non un’aggravante da tribunale dell’Inquisizione”.

Il parallelismo proposto dal giornalista non riguarda la dinamica dei due episodi, profondamente differenti, ma il modo nel quale una parte della politica utilizzerebbe il modello statunitense. Secondo Cerno, l’America verrebbe richiamata quando serve ad accusare gli agenti, ma ignorata quando entrano in gioco la tutela della proprietà e la legittima difesa.

Il direttore aveva già contestato pubblicamente la condanna di Roggero, definendola “la vittoria del crimine” e sostenendo che lo Stato non fosse riuscito a proteggere adeguatamente il gioielliere e la sua famiglia dalle intimidazioni e dalle rapine subite.

Cerno: «La giustizia non può divorziare dal buon senso»

Tornando alla morte di Abderrahim Fakir, Cerno richiama le circostanze che avrebbero preceduto l’arrivo della polizia, ma precisa che sarà necessario attendere gli esiti delle indagini.

“Ma i fatti di Bologna dicono altro. Gli agenti sono intervenuti dopo la chiamata di cittadini esasperati: un uomo per la cronaca, un immigrato marocchino che pare stesse sfasciando auto e delirando minacciava la sicurezza pubblica. Una richiesta d’aiuto finita in tragedia; sulle cause si indagherà, e giustamente”.

L’uso dell’espressione “pare” mantiene sul piano dell’ipotesi la ricostruzione delle condotte attribuite all’uomo prima dell’intervento. Le segnalazioni ricevute dalla polizia, le immagini disponibili, le testimonianze e gli accertamenti medico-legali dovranno permettere agli inquirenti di stabilire la sequenza esatta degli avvenimenti.

Il giornalista contesta però il giudizio immediato formulato contro gli agenti e sostiene che in Italia venga applicato un criterio differente a seconda dei protagonisti coinvolti.

“Eppure in Italia il copione è noto: la vita del poliziotto viene scandagliata fino all’osso, mentre il delinquente diventa vittima. La sinistra ha già proclamato un «martire» con una fedina penale da brividi: è la liturgia dell’ideologia che sceglie eroi a comando. Io e Il Giornale stiamo con l’uomo di strada: la giustizia non può divorziare dal buon senso”.

Si tratta di una valutazione politica particolarmente netta, che attribuisce alla sinistra la volontà di costruire una contrapposizione tra cittadini e forze dell’ordine prima che l’inchiesta abbia chiarito le responsabilità. Il procedimento giudiziario, tuttavia, dovrà concentrarsi sulle condotte individuali e sugli elementi tecnici raccolti, senza trasformare né gli agenti né la persona deceduta in simboli estranei ai fatti.

“Se la sinistra parla dell’America solo per insultare gli agenti, faccia pure. Ma la gente reale teme soprattutto che lo Stato smetta di essere Stato per non dispiacere qualche intellettuale. La verità, prima o poi, riemerge”.

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