Galeazzo Bignami accusa il governo Conte sul piano pandemico e sui verbali della task force. Le opposizioni disertano l’audizione.
È scontro nella Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid, dove Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, ha ricostruito alcuni dei passaggi più controversi della gestione iniziale della pandemia, puntando il dito contro il governo guidato da Giuseppe Conte e contro il ministero della Salute dell’epoca.
L’audizione si è svolta davanti al presidente della Commissione, Marco Lisei, in una seduta alla quale non hanno partecipato i rappresentanti di Partito democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva. Le opposizioni hanno contestato l’utilità dell’iniziativa, sostenendo che Fratelli d’Italia avrebbe trasformato la Commissione in uno spazio di contrapposizione politica.
Bignami, che si era dimesso dall’organismo il 29 giugno 2026 per poter essere ascoltato come testimone, ha dichiarato di assumersi la responsabilità civile ed eventualmente penale delle proprie affermazioni. La sua uscita dalla Commissione ha fatto venir meno l’incompatibilità che impedisce a un componente di essere contemporaneamente audito dall’organismo di cui fa parte.
Commissione Covid, Bignami: «Avevano un problema con la trasparenza»
Uno dei punti centrali dell’audizione ha riguardato i documenti elaborati durante i primi mesi dell’emergenza sanitaria. Bignami ha ricordato di aver presentato richieste di accesso agli atti per ottenere il piano predisposto dal ministero della Salute e i resoconti della task force istituita nel gennaio 2020.
Dopo il diniego iniziale, il parlamentare si era rivolto al Tribunale amministrativo regionale, ottenendo la consegna dei documenti. Da qui l’accusa rivolta all’esecutivo dell’epoca: “Io credo invece che avessero un problema con la trasparenza”.
Secondo la ricostruzione di Bignami, il documento elaborato alla fine di febbraio 2020 avrebbe ripreso numerose misure già contenute nel piano pandemico influenzale del 2006. Quel piano, pur non essendo stato aggiornato negli anni successivi, avrebbe potuto offrire indicazioni operative utili nelle prime fasi dell’emergenza.
“Attivare il piano pandemico del 2006 avrebbe significato di fatto autodenunciarsi”, ha affermato il capogruppo di FdI, collegando il mancato aggiornamento del documento agli obblighi europei vigenti. La tesi sostenuta durante l’audizione è che l’applicazione del vecchio piano avrebbe fatto emergere in modo evidente le omissioni accumulate negli anni precedenti.
Nel corso della seduta è stata richiamata anche la consulenza realizzata dal microbiologo e senatore del Pd Andrea Crisanti per la Procura di Bergamo, secondo cui alcune misure previste nel documento del 2006 avrebbero potuto essere comunque utilizzate contro il coronavirus. Le valutazioni di Bignami restano tuttavia parte del confronto politico e parlamentare, mentre l’accertamento delle eventuali responsabilità compete agli organi istituzionali e giudiziari.
Il volo da Wuhan e le mascherine inviate in Cina
Un secondo passaggio ha riguardato il volo arrivato all’aeroporto di Fiumicino da Wuhan il 23 gennaio 2020 con 202 passeggeri. Bignami ha sostenuto che i viaggiatori sarebbero stati sottoposti al solo controllo della temperatura, senza un successivo tracciamento sanitario.
“Le attività di controllo furono il termoscanner e poi furono liberi di circolare: non fu fatto alcun tracciamento”, ha dichiarato. Il parlamentare ha contrapposto quella gestione a quanto accaduto pochi giorni più tardi, quando gli italiani rimpatriati dalla stessa città cinese furono sottoposti all’isolamento nella struttura militare della Cecchignola.
Nel corso dell’audizione è stata affrontata anche la questione delle mascherine inviate dall’Italia alla Cina nel febbraio 2020. Il 12 febbraio, secondo i documenti richiamati da Bignami, la task force avrebbe segnalato difficoltà nelle scorte di dispositivi di protezione individuale. Tre giorni dopo, l’allora ministro degli Esteri Luigi Di Maio partecipò alla partenza da Brindisi di una donazione di materiale sanitario destinata alle autorità cinesi.
“Da una parte la task force dice che non aveva dispositivi, dall’altra l’Italia regala dispositivi alla Cina”, ha attaccato Bignami, evidenziando quella che considera una contraddizione nella gestione delle forniture durante le settimane precedenti all’esplosione dei contagi in Lombardia.
L’opposizione diserta e accusa Fratelli d’Italia
La scelta delle opposizioni di non partecipare alla seduta ha aggiunto un nuovo elemento allo scontro politico. In una nota congiunta, Pd, M5S, Avs e Italia Viva hanno definito l’audizione “totalmente inutile ai fini dell’inchiesta”, accusando la maggioranza di trasformare la Commissione in un “mero palcoscenico propagandistico”.
“Vedere Fratelli d’Italia che pone le domande a Fratelli d’Italia per permettere che vengano ripetute le solite teorie care a Fratelli d’Italia è semplicemente desolante”, hanno affermato i gruppi di opposizione.
Il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia ha inoltre ipotizzato l’istituzione, nella prossima legislatura, di una nuova commissione incaricata di verificare il funzionamento dello stesso organismo parlamentare, compresi incarichi, deleghe ed eventuali interferenze.
L’audizione di Giuseppe Conte è attesa per il 4 agosto 2026. L’ex presidente del Consiglio ha dichiarato di essere disponibile a dimettersi temporaneamente dalla Commissione una volta concordata la data, chiedendo però la garanzia di poter rientrare al termine dell’audizione. Conte respinge le accuse e sostiene di aver chiesto da tempo di essere ascoltato, definendo l’organismo uno strumento utilizzato dalla maggioranza per colpirlo politicamente.
