Pensioni, Elsa Fornero riapre la ferita: “Ho salvato il Paese”

Elsa Fornero difende la riforma delle pensioni, ammette errori sugli esodati e accende lo scontro politico con Roberto Vannacci.

Quindici anni dopo, il nome di Elsa Fornero continua a dividere. La riforma delle pensioni approvata nel pieno della crisi finanziaria torna al centro del dibattito politico dopo una lunga intervista concessa dall’ex ministra a La Stampa. Tra la difesa delle scelte compiute nel 2011, l’ammissione degli errori e un attacco diretto a Roberto Vannacci, le sue parole hanno riaperto una ferita mai completamente rimarginata.

«Spesso incontro persone che mi dicono: “Professoressa, io l’ho odiata. Ma poi ho capito”», ha raccontato la Fornero, ministra del Lavoro e delle Politiche sociali durante il governo guidato da Mario Monti.

Una frase destinata a riaccendere le reazioni di quanti, negli anni, hanno contestato gli effetti della riforma sull’età pensionabile, sui lavoratori rimasti senza stipendio e senza pensione e sulle famiglie coinvolte nella vicenda degli esodati.

Riforma Fornero, venti giorni per cambiare le pensioni

La Fornero ha ricostruito le ore convulse che precedettero la nascita del provvedimento. Il governo tecnico si era appena insediato e l’Italia era sotto la pressione dei mercati finanziari, con lo spread ai massimi e il timore di conseguenze sull’intera area euro.

«Al primo Consiglio dei ministri, subito dopo il giuramento, il 16 novembre 2011, Mario Monti, che mi aveva chiesto la sera prima di far parte del governo, mi dà il compito di preparare la riforma delle pensioni. Alla mia domanda “quanto tempo ho?” risponde “Due settimane, massimo venti giorni”».

La misura venne inserita nel decreto denominato “Salva Italia”, approvato per fronteggiare l’emergenza economica. Secondo l’ex ministra, un rinvio avrebbe potuto aggravare ulteriormente la situazione del Paese.

«Tutti si aspettavano il salvataggio del Paese, il nostro primo decreto fu chiamato “Salva Italia”. Se avessimo tergiversato, la stessa sopravvivenza dell’euro ne avrebbe risentito».

La Fornero continua quindi a rivendicare la necessità dell’intervento, ma riconosce che la rapidità imposta dal governo impedì un confronto adeguato con sindacati, lavoratori e cittadini.

«Quella mancanza di tempo ha impedito il dialogo con le parti sociali, con i cittadini. È mancata la partecipazione democratica alla riforma».

Un’ammissione rilevante, soprattutto perché pronunciata a distanza di anni da una delle protagoniste di quella stagione politica. L’ex ministra ha spiegato che un maggiore confronto avrebbe consentito anche di ottenere dati amministrativi più precisi e di costruire strumenti di tutela più efficaci.

«È certamente stata una mancanza perché in democrazia le riforme vanno condivise».

La polemica sugli esodati e i numeri sbagliati

Il passaggio più delicato riguarda gli esodati, lavoratori che avevano lasciato l’impiego sulla base di accordi con le aziende e che, dopo l’innalzamento dei requisiti pensionistici, si ritrovarono senza reddito e senza pensione.

La Fornero sostiene che il ministero non disponesse di dati completi. Il governo aveva inizialmente previsto una salvaguardia per 50mila persone, successivamente aumentate a 60mila. Il numero reale, però, si rivelò molto più elevato.

«Non avevamo i veri numeri, erano accordi privati. I privati hanno votato tutto poi mi hanno lasciato sola: non hanno avuto coraggio».

L’ex ministra ha quindi respinto l’accusa di aver ignorato consapevolmente la dimensione del problema.

«Mi sarei fatta del male da sola, con quella scelta, se avessi saputo che in realtà, e con allargamenti del perimetro, erano quasi il triplo».

Secondo la sua ricostruzione, molti accordi di uscita erano stati conclusi direttamente tra aziende e dipendenti, soprattutto nelle piccole imprese, senza alcun obbligo di comunicazione al ministero. La mancanza di informazioni avrebbe quindi impedito di calcolare con precisione la platea dei lavoratori da proteggere.

La questione provocò negli anni successivi una lunga serie di interventi legislativi e successive salvaguardie. Sul piano politico, però, il caso degli esodati è rimasto uno dei simboli più controversi della riforma.

Fornero attacca Vannacci su salari, giovani e immigrazione

Nella parte finale dell’intervista, la Fornero ha spostato l’attenzione sul futuro del sistema previdenziale. Il punto centrale, secondo l’ex ministra, è il rapporto tra salari, occupazione e pensioni.

«Se un Paese non consente altro che salari poveri, è illusorio pensare di poter avere pensioni ricche».

Per garantire la sostenibilità del sistema, ha indicato come priorità l’aumento dell’occupazione, una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro, la crescita della produttività e il contrasto all’emigrazione giovanile.

«Dobbiamo aumentare l’occupazione, soprattutto delle donne, e fare in modo che i giovani non se ne vadano: questo è il dramma».

L’ex ministra ha inoltre sostenuto la necessità di investire nel capitale umano, includendo anche i lavoratori provenienti dall’estero. Da qui l’affondo politico contro Roberto Vannacci, spesso protagonista del dibattito pubblico sui temi dell’immigrazione.

«Anche quello proveniente da altri Paesi, perché il nostro non può fare a meno di immigrati. Se lo mettano in mente i Vannacci di turno, che parlano senza sapere, o fingendo di non sapere, qual è il futuro che ci attende».

Le dichiarazioni della Fornero riportano così al centro dello scontro politico non soltanto la riforma del 2011, ma anche il futuro delle pensioni, il calo demografico, la fuga dei giovani e il ruolo dell’immigrazione nel mercato del lavoro italiano.

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