La Tac su Fakir indica un arresto respiratorio dopo cinque minuti a terra. L’autopsia dovrà chiarire responsabilità e dinamica del fermo.
Per cinque lunghi minuti Abderrahim Fakir sarebbe rimasto schiacciato a terra, con le vie respiratorie ostruite, prima di perdere conoscenza e morire. È questo il primo elemento emerso dagli accertamenti medici sul decesso avvenuto il 19 luglio a Bologna, durante un intervento della polizia in via Svevo.
Le indicazioni ricavate dalla Tac, ancora da completare con gli ulteriori esami medico-legali, avrebbero confermato un arresto respiratorio. L’autopsia prevista per oggi, 24 luglio, dovrà stabilire con maggiore precisione che cosa abbia provocato la morte e quale peso abbia avuto la prolungata immobilizzazione.
La famiglia ha inoltre riferito che Fakir aveva sofferto in passato di crisi asmatiche. Saranno effettuati anche gli esami tossicologici per verificare l’eventuale assunzione di farmaci o sostanze prima dell’intervento. Secondo quanto comunicato dagli agenti al 118, l’uomo si trovava in una fase di forte agitazione riconducibile a una crisi psichiatrica.
Morte Fakir, la colluttazione ripresa dalla bodycam
La Procura di Bologna sta analizzando tutti i filmati registrati nei minuti precedenti al decesso. Nel fascicolo sono confluite le immagini girate dai residenti e quelle provenienti dalla bodycam privata di uno dei due poliziotti intervenuti.
Un video diffuso in esclusiva dal Tg1 mostra una situazione iniziale particolarmente concitata. Nelle immagini compaiono i due agenti, Abderrahim Fakir e almeno un’altra persona che si trovava vicino a un’automobile. Si verifica una colluttazione e i poliziotti intervengono per separare e bloccare le persone coinvolte.
Nel caos, Fakir viene portato rapidamente a terra e immobilizzato. La sequenza completa dovrà essere esaminata fotogramma per fotogramma per ricostruire la posizione del corpo, la pressione esercitata e la durata delle manovre.
L’avvocato Gabriele Bordoni, difensore dei due agenti, ha spiegato al Tg1: “C’è un momento di contatto con altre persone che erano prossime a un’auto e che entrano in un contatto con lui. A questo punto è evidente che i poliziotti devono intervenire e devono risolvere questa situazione”.
Secondo il legale, i poliziotti avrebbero rispettato le procedure previste per affrontare un intervento di quel tipo. La valutazione definitiva spetterà però agli inquirenti, chiamati a confrontare le immagini con le testimonianze, gli accertamenti medici e le comunicazioni intercorse con la centrale operativa.
L’autopsia e la polemica sulle manette durante i soccorsi
Un altro filmato, consegnato agli investigatori dai legali della famiglia, riprende i tentativi di rianimazione. Quando i sanitari intervengono, Fakir appare privo di sensi. Le manovre proseguono senza successo, fino alla constatazione del decesso.
Il legale della famiglia ha contestato le condizioni nelle quali sarebbero state eseguite le operazioni di soccorso: “È intollerabileche fosse stato lasciato ammanettato mani e piedi anche in una procedura delicata e questo ovviamente non è colpa dei sanitari ma è responsabilità degli agenti”.
I due poliziotti risultano iscritti nel registro delle annotazioni preliminari della Procura di Bologna. Sotto accertamento figurano anche quattro operatori del 118. Nei loro confronti è stato applicato lo scudo penale previsto dal recente decreto sicurezza: allo stato attuale non risultano formalmente indagati.
Gli accertamenti del 118 e la smentita sull’automedica
Anche l’Azienda Usl di Bologna, responsabile del servizio di emergenza territoriale, ha avviato verifiche interne sull’intervento del 19 luglio. Al centro degli approfondimenti ci sono le telefonate alla centrale operativa, i tempi di arrivo dei mezzi e le modalità con cui furono richiesti i soccorsi.
L’azienda sanitaria ha smentito la ricostruzione secondo cui la polizia avrebbe chiesto un’automedica senza ottenerne l’invio per indisponibilità. Nella nota si precisa che non è vero che “le forze dell’ordine avrebbero richiesto alla Centrale Operativa 118 l’invio di un’automedica e che tale richiesta non avrebbe trovato riscontro per indisponibilità del mezzo. Gli elementi documentali attualmente in possesso dell’Azienda, comprese le registrazioni delle chiamate e la documentazione della Centrale Operativa 118, non confermano tale ricostruzione”.
L’autopsia, gli esami tossicologici, i filmati e le registrazioni delle chiamate dovranno ora essere confrontati dalla Procura. Gli accertamenti riguardano la colluttazione iniziale, l’immobilizzazione di Fakir, la durata della permanenza a terra e le procedure adottate durante i tentativi di rianimazione.
