Renzi demolisce Ranucci, «Un giornalista dalle opache relazioni»

Matteo Renzi accusa Sigfrido Ranucci, punge Salvini e Vannacci e interviene sui casi Roggero, sicurezza e centrosinistra.

Matteo Renzi torna all’attacco di Sigfrido Ranucci e contesta il garantismo rivendicato dal conduttore di Report, definendolo selettivo e poco credibile. Il leader di Italia viva, intervistato su politica, giustizia, sicurezza e trasporti, ha ricostruito il suo lungo scontro con il giornalista, soffermandosi anche sul rapporto tra Ranucci e Valter Lavitola, sulla vicenda dell’Autogrill e sulle presunte ambizioni politiche del volto Rai.

Nel corso dell’intervista, Renzi ha poi allargato il campo, attaccando il ministro Matteo Salvini per i ritardi ferroviari, ironizzando sul generale Roberto Vannacci e criticando la gestione politica del caso Mario Roggero. Non sono mancati passaggi sul centrosinistra, sulla sicurezza e sulla leadership dell’opposizione.

Renzi contro Ranucci: «Finto garantismo a senso unico»

Alla domanda sul garantismo invocato da Sigfrido Ranucci, la risposta dell’ex presidente del Consiglio è stata durissima.

«No, non mi fa sorridere: un finto garantismo, a senso unico, che provoca amarezza e desolazione. Se utilizzassimo il metodo Report con Sigfrido Ranucci dovremmo pensare tutto il male possibile della strana amicizia tra il conduttore e Lavitola».

Renzi ha ricordato che, quando dirigeva Il Riformista, il quotidiano pubblicò la prima fotografia che ritraeva insieme Ranucci e Lavitola. Una scelta motivata, secondo il leader di Italia viva, dalla rilevanza giornalistica della vicenda e dalla successiva reazione del conduttore.

«Perché ci sembrava una notizia. E la reazione scomposta di Ranucci che mi mitragliò, molto preoccupato, di sms per tutta la sera mi fece subito capire che avevamo toccato un nervo scoperto. Certo non immaginavo che nella incredibile vicenda della bomba sotto casa potesse esserci un ruolo da parte dello stesso Lavitola, come i bravi inquirenti immaginano. Lascerei fare ai giudici. Con il dottor Lovoi e con il dottor Villani siamo in ottime mani, non debbo aggiungere nulla io».

Il riferimento è anche alla storia dell’Autogrill, una delle vicende che negli anni ha alimentato lo scontro tra Renzi e Report. L’ex premier respinge però l’idea che l’inchiesta pubblicata da Il Riformista fosse una ritorsione.

«Ho fatto l’arbitro di calcio a sufficienza per capire che i falli di reazione sono sempre puniti con il cartellino rosso. Dunque, no, nessuna reazione. Ormai è chiaro a tutti, però, anche a chi non vuole vedere, che la vicenda autogrill è stata semplicemente un regolamento di conti tra settori dell’intelligence italiana. Dispiace che alla fine ci sia andato di mezzo io, ma non è una novità: in questi anni hanno cercato di sporcarmi con tutte le peggiori manovre del mondo e io sono sempre qui, tranquillo e rilassato. Chi mi voleva fuori dalla politica per via giudiziaria ormai è in pensione, io sono sempre qui. Il nostro scoop su Ranucci Lavitola era uno scoop giornalistico. E spero che sia stato utile anche a distanza di anni per capire la stranezza del rapporto tra i due».

L’affondo su Salvini e Vannacci

Renzi ha liquidato anche l’ipotesi di una candidatura di Ranucci alla guida del campo largo. Secondo il leader di Italia viva, il centrosinistra avrebbe bisogno di una figura capace di parlare dei problemi concreti del Paese, non di un giornalista.

«Ma dai, non scherziamo. Forse Ranucci coltiva o meglio coltivava quest’ambizione. Ma il centrosinistra deve scegliere un leader vincente, non un giornalista dalle opache relazioni. Ci serve qualcuno che racconti un’Italia diversa sugli stipendi, sulla sicurezza, sulla sanità, sulla fuga di cervelli. La Meloni potrebbe stappare il miglior champagne se avesse Ranucci candidato contro. La verità è che il centrosinistra vince se dà soluzione ai problemi quotidiani delle persone. Serve una persona dotata di buon senso, non un Ranucci insomma».

Il confronto si è poi spostato sui trasporti. Renzi ha contestato la ricostruzione di Salvini, secondo cui la situazione ferroviaria sarebbe migliore rispetto agli anni del suo governo.

«Non scherziamo. Non c’è un solo italiano che pensi che il ritardo dei treni di oggi sia paragonabile a quello di dieci anni fa. E comunque Salvini dimentica che il mio ministro era Maurizio Lupi, probabile candidato della destra a sindaco di Milano: fossi in Salvini eviterei di attaccare gli alleati. La verità è che Salvini ha già la testa al Viminale, vuole traslocare. E come gli ho detto in Senato ci sarebbero milioni di italiani che festeggerebbero questa scelta: non i leghisti, ma i pendolari. Non avere più Salvini ad occuparsi di treni sarebbe un piccolo passo per il Governo ma un grande passo per il Paese».

Alla replica secondo cui anche durante il governo Renzi i treni non erano sempre puntuali, l’ex premier ha risposto: «Ho dimostrato, numeri alla mano, che dieci anni fa eravamo più puntuali. Ma se vogliamo dire che è sempre colpa di Renzi, facciamolo. Non mi offendo».

Toni ironici anche nei confronti di Roberto Vannacci, dopo la sfida sportiva tra i due.

«No. È che Vannacci fa lo sportivo e io gli ho proposto di fare la maratona. Lui mi pare sia andato in ansia da prestazione. Prima ha proposto la mezza maratona e gli ho risposto che le cose non si fanno a metà. Allora il Generale ha rilanciato mettendo insieme prima la Maratona, poi i cinquemila metri di nuoto. Tra poco mi proporrà il tiro alla fune e la corsa coi sacchi. Ma sulla Maratona e sul nuoto ci sto. Se il Generale si allena almeno evita di perder tempo con quei video ridicoli sull’antica Roma che fanno tanto Trump denoantri».

Roggero, sicurezza e centrosinistra

L’intervista ha affrontato anche il caso di Mario Roggero, il gioielliere condannato per l’uccisione di due rapinatori. Renzi ha criticato la trasformazione delle sentenze in strumenti di propaganda politica, prendendo di mira ancora una volta Salvini.

«Stiamo trasformando le sentenze dei tribunali in argomenti da bar dello sport. Io non voglio cedere a questa cultura che ridicolizza tragedie, come quella di Roggero, trasformandole in occasioni per politici in crisi di consenso. Salvini è già stato due volte a trovare il gioielliere: se va ancora gli danno dello stalker. Io penso che la destra dovrebbe astenersi dallo strumentalizzare casi come questo o come la famiglia nel bosco. E la sinistra dovrebbe capire dov’è l’umore profondo del Paese. Se l’Italia fosse governata dal buon senso, anziché dai social media, sarebbe un Paese migliore».

Sulla sicurezza, il leader di Italia viva ha invitato il centrosinistra a superare esitazioni e impostazioni ideologiche, richiamando le posizioni di amministratori ed esponenti istituzionali.

«Non ho ricette e non tocca a me. Recupererei tuttavia il messaggio che in queste ore hanno dato bravi amministratori come Michele De Pascale, presidente della regione Emilia Romagna o Enzo de Luca, già presidente della Campania e ora sindaco di Salerno. Anche l’ex capo della Polizia, Franco Gabrielli, ha detto cose interessanti. Ripartiamo da qui: la sicurezza non è di qualcuno, è di tutti. La sicurezza non ha colore politico. Ogni voto che prende Vannacci sulla sicurezza è la dimostrazione che Meloni è in crisi e in difficoltà. Per questo la sinistra deve smettere di tentennare e avere il coraggio di attaccare su questi temi, non sullo scontro ideologico».

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