Bologna, l’affondo di Feltri contro il Sindaco Lepore, «Ha alimentato un clima già incandescente»

Vittorio Feltri accusa Matteo Lepore di avere anticipato la giustizia e indebolito le istituzioni dopo la manifestazione organizzata a Bologna.

Vittorio Feltri punta il dito contro il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, accusandolo di avere assunto una posizione imprudente mentre la magistratura sta ancora ricostruendo le circostanze della morte dell’uomo fermato dalla polizia. Secondo il giornalista, un primo cittadino dovrebbe garantire ordine, sicurezza e rispetto delle istituzioni, soprattutto nei momenti in cui la tensione rischia di trasformarsi in violenza.

L’intervento arriva dopo la manifestazione organizzata nel capoluogo emiliano e i successivi disordini. Per Feltri, il diritto di scendere in piazza non può essere utilizzato come copertura da gruppi intenzionati a provocare scontri e devastazioni. La critica più severa riguarda però il comportamento del sindaco, che avrebbe dovuto invitare alla prudenza anziché dare l’impressione di essersi schierato prima dell’accertamento dei fatti.

Feltri contro Lepore: «Dove sono finite prudenza e presunzione d’innocenza?»

Il ragionamento di Feltri parte dalle responsabilità istituzionali attribuite a chi amministra una città. Il sindaco, sostiene, non è soltanto un esponente politico, ma rappresenta tutti i cittadini e deve intervenire per ridurre le tensioni nei passaggi più delicati.

«La prima responsabilità di un sindaco è questa: garantire che la propria città rimanga una comunità ordinata, sicura e civile. Un sindaco rappresenta le istituzioni. E proprio per questo, nei momenti di maggiore tensione, dovrebbe essere il primo a raffreddare gli animi, non ad alimentare un clima già incandescente».

Secondo il direttore editoriale de Il Giornale, a Bologna sarebbe accaduto l’esatto contrario. La mobilitazione sarebbe stata promossa quando non esisteva ancora una ricostruzione definitiva di quanto avvenuto durante il fermo di polizia.

«A Bologna è accaduto esattamente il contrario. Abbiamo assistito a una manifestazione organizzata mentre era ancora del tutto aperta la ricostruzione dei fatti relativi alla morte dell’uomo fermato dalla polizia. Mi domando: dove sono finite la prudenza, la presunzione di innocenza, il rispetto delle istituzioni che tanti invocano quando fa loro comodo?».

Il nodo sollevato da Feltri riguarda quindi il rapporto tra reazione politica e accertamento giudiziario. Prima di attribuire responsabilità agli agenti, sostiene, sarebbe stato necessario attendere gli esiti delle indagini e le valutazioni della magistratura.

La difesa della polizia dopo gli scontri di Bologna

Feltri riconosce pienamente il diritto dei cittadini a manifestare, ma distingue la protesta pacifica dalle azioni di chi utilizza i cortei per colpire le forze dell’ordine o danneggiare la città.

«Le piazze hanno il diritto di manifestare. Nessuno lo mette in discussione. Ma una manifestazione non può trasformarsi nell’ennesimo palcoscenico per gruppi che sembrano attendere soltanto il pretesto per devastare una città».

La responsabilità del sindaco, nella sua ricostruzione, sarebbe quella di rappresentare anche gli agenti impegnati quotidianamente nella tutela dell’ordine pubblico. Una presa di posizione percepita come ostile alle divise, prima che siano state chiarite le responsabilità, rischierebbe di compromettere il rapporto tra amministrazione cittadina e apparati dello Stato.

«Un sindaco dovrebbe rappresentare tutti i cittadini, compresi quei poliziotti che ogni giorno indossano una divisa anche per garantire la sicurezza della sua città. Non dovrebbe mai dare l’impressione di schierarsi contro chi è chiamato a far rispettare la legge prima ancora che la magistratura abbia accertato i fatti».

Per Feltri, non si tratta soltanto di difendere l’operato delle forze dell’ordine. Il punto centrale è preservare il principio secondo cui nessuno può essere considerato responsabile prima che fatti, testimonianze ed eventuali prove siano stati valutati nelle sedi competenti.

«Quando la propaganda precede la giustizia, perde lo Stato»

Il passaggio più politico dell’intervento riguarda il rischio che le dichiarazioni pubbliche anticipino le conclusioni della magistratura. Secondo Feltri, chi ricopre incarichi istituzionali dovrebbe avere il coraggio di chiedere tempo e attendere una ricostruzione completa.

«È così che si indebolisce l’autorevolezza dello Stato proprio nel momento in cui dovrebbe mostrarsi più saldo. La politica dovrebbe avere il coraggio di affermare: aspettiamo la verità. Perché la verità non teme il tempo. La propaganda, invece, ha sempre fretta».

Il giornalista avverte che la delegittimazione preventiva della polizia produce conseguenze che vanno oltre il singolo episodio. A essere danneggiata sarebbe la credibilità complessiva delle istituzioni e, con essa, la capacità dello Stato di far rispettare le regole.

«E, quando la propaganda precede la giustizia, a perdere non è soltanto la polizia. Perde lo Stato. Perdono le istituzioni. Perdono anche i cittadini. Una democrazia nella quale le divise vengono sistematicamente delegittimate prima ancora che parlino i fatti è una democrazia che finisce per indebolire uno dei propri pilastri fondamentali: l’autorità della legge».

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