Stefano Feltri stronca Schlein: «Così il centrosinistra non vincerà mai»

Stefano Feltri attacca Elly Schlein e il Pd: «Nessuna proposta economica concreta, comprensibile e misurabile».

Stefano Feltri boccia la strategia politica di Elly Schlein e mette in dubbio la possibilità che l’attuale centrosinistra possa tornare al governo. Ospite di In Onda, il programma di approfondimento di La7 condotto da Marianna Aprile e Luca Telese, il giornalista ha accusato il Partito Democratico di non avere ancora costruito una proposta concreta, riconoscibile e credibile agli occhi degli elettori.

L’ex direttore di Domani ha preso spunto da una lunga intervista concessa dalla segretaria del Pd al Foglio, diretto da Claudio Cerasa. Secondo Feltri, nelle risposte della leader democratica non sarebbe emerso alcun impegno preciso sul quale misurare l’azione politica dell’opposizione.

«Oggi una sterminata intervista di Elly Schlein al giornale Il Foglio, direttore di Claudio Cerasa, non c’è una sola cosa concreta comprensibile, non c’è un numero, non c’è un impegno concreto», ha affermato il giornalista.

Il giudizio non riguarda soltanto la comunicazione della segretaria, ma l’intera capacità del centrosinistra di presentarsi come alternativa al governo guidato da Giorgia Meloni. Per Feltri, senza proposte verificabili e una decisione chiara sulla leadership, il centrodestra continuerà a prevalere indipendentemente dalle proprie divisioni interne.

Stefano Feltri contro Schlein: «Non c’è una cosa concreta»

Il passaggio più duro dell’intervento è arrivato quando Stefano Feltri ha collegato l’intervista della Schlein alle difficoltà politiche della coalizione progressista.

«Finché questa è la proposta di un centrosinistra che non è stato neanche in grado in tre mesi e mezzo dopo il referendum di decidere se fa le primarie o no, vincerà sempre questo centrodestra con Vannacci, senza Vannacci, con la legge elettorale proporzionale», ha dichiarato.

La critica si sviluppa su due piani. Il primo riguarda i contenuti: il Pd, secondo il giornalista, non avrebbe indicato obiettivi economici accompagnati da cifre, scadenze e coperture. Il secondo investe il metodo con cui il centrosinistra dovrebbe scegliere il proprio candidato alla guida del governo.

Il confronto sulle eventuali primarie coinvolge soprattutto Elly Schlein e il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte. Le forze progressiste discutono da tempo della costruzione di un’alleanza elettorale, ma non hanno ancora definito una procedura condivisa per individuare la leadership.

Per Feltri, questa incertezza trasmette agli elettori l’immagine di una coalizione incapace di decidere prima ancora di confrontarsi con il centrodestra. Le differenze sulla politica estera, sulle spese militari, sul lavoro e sulla politica economica rendono inoltre più difficile trasformare l’opposizione al governo in un programma comune.

«Non ho sentito una proposta economica comprensibile»

Stefano Feltri ha insistito soprattutto sull’assenza di una piattaforma economica immediatamente riconoscibile. Il giornalista non ha chiesto soltanto slogan o principi generali, ma misure che possano essere comprese, valutate e confrontate con quelle del governo.

«Nessuno può pensare che il centrosinistra sia un’alternativa credibile se non è in grado di dire una cosa che io, che non mi ritengo, diciamo, la persona meno informata del mondo, una cosa che io capisca», ha osservato.

Feltri ha quindi concluso: «Io non ho ancora sentito una proposta di politica economica comprensibile e misurabile dal centrosinistra che mi faccia dire che questi sono più seri di questi altri».

L’espressione “comprensibile e misurabile” riassume il cuore della contestazione. Una forza che aspira a governare, nella lettura del giornalista, dovrebbe chiarire quali tasse intende ridurre o aumentare, quali interventi vuole finanziare, quali risorse intende utilizzare e con quali risultati attesi.

Non sarebbe quindi sufficiente indicare obiettivi condivisibili come il miglioramento della sanità, l’aumento dei salari o il rafforzamento dei servizi pubblici. Occorrerebbe spiegare come raggiungerli e quali conseguenze avrebbero sui conti dello Stato, sulle imprese e sulle famiglie.

L’affondo di Feltri è particolarmente significativo perché non proviene da un esponente del centrodestra. Il giornalista ha presentato la propria critica come una valutazione sulla credibilità dell’offerta politica, sostenendo di non trovare nell’attuale centrosinistra elementi sufficienti per considerarlo più affidabile della maggioranza.

La reazione di Luca Telese e il riferimento a Furfaro

In studio era presente anche Marco Furfaro, deputato del Partito Democratico e componente della segreteria nazionale. Dopo l’intervento di Feltri, Luca Telese si è rivolto al dirigente democratico con una battuta: «Hai dato un dolore a Furfaro».

La frase ha sottolineato il peso politico dell’attacco. Furfaro è uno degli esponenti più vicini alla linea di Elly Schlein e rappresenta frequentemente in televisione le posizioni della segreteria.

Il confronto mette in luce una delle principali difficoltà del Pd: trasformare le battaglie condotte contro il governo in una proposta alternativa sufficientemente semplice da essere riconosciuta dagli elettori, ma anche abbastanza dettagliata da risultare credibile.

La critica di Feltri non certifica l’assenza assoluta di proposte nel programma democratico. Contesta, piuttosto, la capacità del partito di comunicarle attraverso priorità nette, numeri e impegni verificabili.

Secondo il giornalista, finché questa lacuna non sarà superata, le divisioni del centrodestra, la presenza o meno di Roberto Vannacci e persino una modifica della legge elettorale non saranno sufficienti a ribaltare i rapporti di forza. Il problema principale resterebbe la difficoltà del centrosinistra di spiegare agli italiani non soltanto perché il governo dovrebbe essere sostituito, ma soprattutto con quali misure concrete intende governare il Paese.

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