Roggero dal carcere fa conoscere la sua preoccupazione: ««Possono colpire la mia famiglia»»

Mario Roggero racconta la vita a Bollate, teme per la famiglia e attende le udienze decisive sulla detenzione.

Il pensiero torna continuamente a quella gioielleria rimasta senza la sua presenza, affidata ora alle donne della sua famiglia. Dal carcere di Bollate, Mario Roggero racconta i primi giorni di detenzione e non nasconde l’apprensione per la moglie e le figlie, impegnate a portare avanti da sole il negozio di Grinzane Cavour.

Il gioielliere è stato condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per aver ucciso due uomini e ferito una terza persona durante la fuga seguita alla rapina avvenuta nel 2021. Una vicenda che continua a dividere l’opinione pubblica e il mondo politico, mentre resta aperto il fronte delle richieste giudiziarie presentate dalla difesa.

Roggero ha affidato le proprie parole al senatore della Lega Giorgio Bergesio, che sabato 25 luglio lo ha incontrato nel penitenziario milanese. Al parlamentare ha ribadito la speranza che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, possa valutare la domanda di grazia.

«Che il presidente Mattarella prenda in esame la richiesta di grazia con molta attenzione e umanità, al di là e al di sopra delle polemiche che hanno segnato la mia vicenda», ha dichiarato.

Mario Roggero a Bollate: la visita di Bergesio e i primi giorni in cella

Durante la visita, Giorgio Bergesio è stato ricevuto dal direttore della casa di reclusione, Giorgio Leggieri, che gli ha mostrato alcuni spazi dell’istituto. Secondo quanto riferito dal senatore, Roggero è apparso curato e vestito con jeans e camicia.

Il gioielliere ha descritto una quotidianità scandita dalle regole del carcere, ma anche dalle opportunità previste dal modello rieducativo di Bollate.

«Dalle 8 alle 21 noi detenuti possiamo rimanere all’esterno delle celle e muoverci, ma sempre nel rispetto degli spazi consentiti. Riesco a dialogare serenamente con le altre persone recluse, anche se in quest’ambiente trovare un equilibrio nei rapporti non è affatto semplice».

Roggero ha raccontato di avere instaurato un rapporto tranquillo con il proprio compagno di cella. Entrambi avrebbero un carattere riservato. L’altro detenuto, appassionato di cucina, si occuperebbe inoltre della preparazione dei pasti.

«Quindi non abbiamo alcun problema dal punto di vista dei pasti», ha aggiunto il gioielliere.

Dal 27 luglio Roggero dovrebbe essere coinvolto anche in alcune attività interne al penitenziario. Dalle 8.30 alle 18 sarà impegnato tra la biblioteca e il centro di assistenza della struttura.

«Soprattutto pratiche amministrative e servizio dei detenuti», ha spiegato durante il colloquio con Bergesio.

La paura per la famiglia: «Ora mandano avanti il negozio da sole»

Dietro il racconto della vita carceraria emerge però una preoccupazione più profonda. Roggero teme per la sicurezza della moglie e delle figlie, rimaste a gestire l’attività commerciale in provincia di Cuneo.

«So che il negozio ha riaperto e vivo un po’ in apprensione pensando a mia moglie e alle nostre figlie che se ne occupano», ha confidato.

Il gioielliere teme che la sua assenza possa essere percepita all’esterno come un elemento di vulnerabilità. La famiglia continua infatti a lavorare nello stesso luogo che nel 2021 fu teatro della rapina sfociata nel duplice omicidio.

«Mi preoccupa la loro sicurezza, si sa che in questo momento io non sono lì e loro mandano avanti l’attività da sole. Per questo a ogni telefonata mi raccomando perché stiano molto attente».

Le parole di Roggero hanno riacceso il dibattito politico sulla sua vicenda. Negli ultimi anni diversi esponenti del centrodestra hanno espresso solidarietà nei confronti del gioielliere, sostenendo la necessità di rivedere alcuni aspetti della normativa sulla legittima difesa.

La sentenza definitiva, tuttavia, ha stabilito che gli spari furono esplosi mentre i rapinatori erano già in fuga e non rappresentavano più un pericolo immediato. Una ricostruzione giudiziaria che ha determinato la condanna per duplice omicidio.

Le udienze di settembre e l’attesa per la richiesta di grazia

Le prossime settimane saranno decisive sul piano giudiziario. Il 9 settembre a Torino è prevista l’udienza relativa alla richiesta di detenzione domiciliare. Il 16 settembre, invece, a Milano sarà esaminata la possibilità di un differimento facoltativo della pena.

Si tratta di un rinvio temporaneo dell’esecuzione della reclusione, che può essere disposto in presenza di specifiche condizioni previste dalla legge. La difesa punta anche sulla domanda di grazia indirizzata al presidente Sergio Mattarella.

Roggero ha riferito di ricevere numerose manifestazioni di vicinanza da cittadini ed esponenti politici. Il sostegno pubblico non modifica il contenuto della condanna definitiva, ma continua ad alimentare il confronto sulle conseguenze penali della reazione a una rapina.

Nel frattempo, il gioielliere resterà detenuto a Bollate, dove ha iniziato il percorso previsto dall’amministrazione penitenziaria. Le richieste di detenzione domiciliare, differimento della pena e grazia seguiranno iter distinti e saranno valutate dalle autorità competenti.

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