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Lidia Macchi a giorni nuovi interrogatori degli ex amici di Cl

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Sono passati 29 lunghi anni dall’omicidio di Lidia Macchi avvenuto a Cittiglio, un piccolo comune di quasi 4 mila abitanti in provincia di Varese. La giovane donna fu assassinata con 29 coltellate e dieci giorni fa vi è stata una svolta clamorosa nelle indagini con l’arresto di Stefano Binda accusato di essere l’autore di quell’efferato omicidio.

In questi giorni il giudice Carmen Manfreda che segue le indagini sull’omicidio avvenuto a Cittiglio, sta ascoltando le testimonianze di un gruppo di persone vicine a Comune e Liberazione che frequentavano Lidia Macchi. In particolare il giudice vuole sentire nuovamente Patrizia B., amica di Lidia Macchi, che riconobbe 29 anni la grafia della missiva inviata il giorno dei funerali alla famiglia Macchi.

Patrizia B. dichiarò che quella grafia apparteneva a Stefano Binda e mostrò delle cartoline scritte dall’uomo ai giudici. I giudici stabilirono all’epoca una perizia calligrafica che ebbe come risultato la dimostrazione che la missiva arrivata il giorno dei funerali ai genitori della Macchi fosse molto probabilmente stata scritta da Stefano Binda.

Oltre alla perizia calligrafica della missiva, i giudici ordinarono anche la prova del Dna sulla busta che conteneva la lettera. Il Dna ritrovato sulla busta, però, risultò non essere quello di Stefano Binda.

Nei prossimi giorni dovrebbe essere ascoltato anche Giuseppe Sotgiu, un altro uomo che frequentava Comunione e Liberazione, che ora è un prete che all’epoca era molto amico sia si Stefano Binda che di Patrizia B.

Gli inquirenti, con questi interrogatori, sperano di riuscire a scoprire qualche particolare in più sull’omicidio di Lidia Macchi. Non è escluso che gli inquirenti decidano a sorpresa di far svolgere a qualcuno delle persone vicine all’epoca a Comunione e Liberazione la prova del Dna per capire chi è stato colui o colei che ha spedito la famosa lettera alla famiglia Macchi.

Intanto, dopo dieci giorni di carcere gli avvocati di Stefano Binda hanno presentato ricorso in Cassazione per ottenere dai giudici la liberazione del loro assistito. Gli avvocati di Stefano Binda ritengono che non ci sia bisogno della detenzione per Stefano Binda perché non vi è alcun pericolo di fuga del loro assistito.

I legali di Stefano Binda si sono opposti alla richiesta di incidente probatorio fatta dai giudici di Milano che stanno seguendo le indagini, in particolare, sono contrari al nuovo interrogatorio di Patrizia B. la donna che dichiarò che la grafia della lettera inviata alla famiglia Macchi il giorno del funerale apparteneva a Stefano Binda.