Italia

Matteo Renzi “Giuseppe Conte non sarà mai il nostro leader, fino al 2023 poi ognuno per la propria strada” e medita l’appoggio esterno al governo

E’ arrivato il tempo della prima assemblea nazionale di Italia Viva. L’assemblea si è svolta a Cinecittà a Roma. Ad aprire i lavori il suo fondatore, Matteo Renzi.

L’ex Premier ha subito parlato dell’azione di governo che verrà. Il governo Conte deve uscire fuori dall’immobilismo, deve rivoluzionare il paese.

Matteo Renzi da anche la ricetta di come si possono fare cose utili al paese. Primo obbiettivo mettere in pratica il piano Italia Shock per sbloccare i cantieri fermi da troppo tempo in Italia.

Poi la riduzione delle tasse, l’eliminazione di reddito di cittadinanza e di quota 100.

Matteo Renzi non ne vuole sapere di un’alleanza con i 5 stelle e ripete il governo resterà in piedi fino al 2023 poi ognuno dei partiti di coalizione dovrà percorrere la propria strada.

Renzi fa una battuta contro Virginia Raggi: “Qua fuori c’è una bellissima ricostruzione di Roma antica, ancora più bella perché l’unica parte di Roma senza mondezza”.

Il leader di Italia Viva poi attacca Matteo Salvini: “Siamo qui per cercare di parlare di politica che non è semplicemente fare un tweet o partecipare a un talk ma avere un progetto, una visione, non è suonare a un citofono, fare populismo. Ormai è tutta un’esagerazione. E’ iniziato il 2020 con tutta una previsione apocalittica sugli anni ’20, e poi la terza guerra mondiale e poi l’annuncio di una battaglia epocale: le elezioni regionali in Emilia Romagna. E ancora in tutte questa esasperazione arriva il coronovirus. E’ come se fossimo tutti circondati dal bisogno di messaggi choc. Allora in tutta questa esasperazione noi vogliamo fare una scelta in controtendenza, perché vogliamo discutere e per fortuna ora siamo in un partito in cui possiamo farlo. E così abbiamo scelto l’affresco del ‘Buon governo vs populismo’”.

Sulle sorti di governo Matteo Renzi è categorico si vota nel 2023. Anche se serpeggia sempre più che Italia Viva esca dal governo e decida per appoggiare l’esecutivo esternamente.

Una battuta Renzi non la risparmia nemmeno su Giuseppe Conte: “Se qualcuno vuole trasformare Conte nel punto di riferimento del progressismo, faccia pure. Noi lo sosteniamo ma il nostro sostegno al premier non arriva a definirlo leader dei progressisti. Per noi non lo può essere chi ha firmato i decreti Salvini” e “se qualcuno immagina che Italia viva faccia un partito con Pd, M5S e Leu, diciamo in bocca al lupo, buon lavoro e buona vita ma noi saremo dall’altra parte. Non può esistere quella visione del progressismo. Quindi, di conseguenza, non pensiamo di andare alle prossime elezioni in un derby con Salvini e Meloni e parte della sinistra radicale che è già fuori dal mondo”.