Coronavirus in Italia, continua il mistero sul “Paziente Zero”, per il focolaio in Veneto tutto può essere nato dal derby del 9 febbraio Inter-Milan

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La regione che ha registrato più contagi in Italia è la Lombardia. Al momento sono 54 le persone risultate positive al test del tampone. Una di queste è deceduta.

Gli esperti italiani non sono riusciti ancora a comprendere come possa essersi diffuso il virus così rapidamente in Lombardia e poi in Veneto.

Nella serata di ieri, più precisamente alle 18,30 per gli esperti italiani che stanno indagando sul Coronavirus sono cadute qualsiasi tipo di certezze dopo che il cosiddetto “Paziente zero” un manager ritornato dalla Cina a fine gennaio è risultato negativo a qualsiasi test.

Si sta ricostruendo in particolare i movimenti del “Paziente Uno” il dirigente 38enne tutt’oggi ricoverato in gravissime condizioni.

Tutto si concentra nella città di Codogno in provincia di Lodi. La città di Codogno ha 16 mila abitanti. Il 38 enne dirigente va a cena il 1° febbraio con un amico manager di ritorno da Shangai, poi denominato “Paziente zero”.

Il 4 febbraio va a bere una birra in un pub di Casalpusterlengo, il 17 febbraio si fa visitare dal medico di famiglia. Ma la cosa più preoccupante avviene il 18 e il 19 febbraio quando il 38 enne entra e esce dal pronto soccorso dell’ospedale di Codogno per ben due volte.

Alle 18,30 di ieri l’ipotesi che ad infettare il 38enne sia stato il suo amico 41enne di ritorno da Shangai crollano definitivamente. I medici, dalle analisi effettuate, riscontrano che il paziente “zero” non ha nessuna traccia del virus influenzale.

Il mistero si infittisce analizzando quando accaduto al San Raffaele di Milano dove è stata registrata la morte di un uomo di 78 anni per Coronavirus mai entrato in contatto con gli abitanti di Codogno o riconducibili al paese nel lodigiano.

La tensione al San Raffaele è altissima. All’ospedale di Milano transitano ogni giorno 15 mila pazienti e lavorano 5500 dipendenti.

Il 78 enne Adriano Trevisan non ha quindi nessun collegamento con il focolaio di Codogno a confermarlo sono gli stessi dirigenti del San Raffaele: “Non si trova alcun collegamento. È un anziano che non è mai stato a Codogno”.

Diversa è la situazione della pensionata di Casalpusterlengo di 76 anni morta il 20 febbraio che è risultata essere positiva al Coronavirus.

La donna si era recata al pronto soccorso di Codogno per una crisi respiratoria gli stessi giorni che si era fatto visitare il 38enne definito “paziente uno”.

Il mistero però sembra risolversi solo per un caso per quello di Adriano Trevisan il primo morto in Italia per coronavirus.

L’uomo ha guardato il 9 febbraio il derby Inter-Milan alla Nuova Locanda al sole di Vo’ Euganeo con accanto 8 cinesi, due dei quali rientrati di recente dalla Cina e ora sottoposti al test del tampone.