Pensioni, scontro nella maggioranza sull’aumento dell’età: la Lega frena, FdI e FI dicono no al blocco
La legge di bilancio è pronta ma il nodo pensioni divide il governo: la Lega vuole bloccare l’aumento di tre mesi, mentre Fratelli d’Italia e Forza Italia temono effetti sui conti.
La legge di bilancio e il braccio di ferro sull’età pensionabile
Il confronto politico sulla prossima legge di bilancio si infiamma sul tema delle pensioni. La bozza è ormai pronta per il Consiglio dei ministri, ma la maggioranza resta divisa sull’adeguamento dell’età pensionabile alle aspettative di vita previsto dal 2027. La Lega spinge per bloccare l’aumento di tre mesi per tutti i lavoratori, mentre Fratelli d’Italia e Forza Italia si oppongono, preoccupati per i riflessi sui conti pubblici e sugli importi futuri degli assegni previdenziali.
Secondo le stime, senza l’adeguamento automatico, la spesa pensionistica rischierebbe di crescere sensibilmente, mettendo sotto pressione le risorse della manovra. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, pur appartenendo alla Lega, ha indicato la strada di un compromesso: “una sterilizzazione selettiva”, che limiti l’intervento solo a determinate categorie.
Chi sarà escluso dall’aumento
Il pacchetto previdenziale in discussione si inserisce in una manovra da circa 16 miliardi di euro, che dovrà coprire anche il taglio dell’Irpef per il ceto medio, nuovi fondi per sanità e difesa e un possibile condono fiscale “selettivo”.
Secondo le ipotesi circolate, il blocco dell’aumento di tre mesi potrebbe valere solo per chi ha già compiuto 64 anni o per chi ha iniziato a lavorare prima della maggiore età. La tutela dovrebbe inoltre riguardare i lavori usuranti, che resterebbero esclusi dall’adeguamento automatico all’aspettativa di vita.
Il problema resta quello delle coperture: fermare l’incremento per queste categorie avrebbe un costo stimato di 1,5 miliardi di euro nel biennio 2027-2028, fino a raggiungere circa 2 miliardi a regime. Il Ministero dell’Economia sta quindi valutando soluzioni che non compromettano gli altri interventi previsti dalla manovra.
Quota 103, Opzione donna e Ape sociale
Sul fronte pensionistico il governo intende prorogare alcune misure già esistenti. Il Ministero del Lavoro, guidato da Marina Calderone, propone la conferma di Quota 103, che consente di andare in pensione con 62 anni di età e 41 di contributi, introdotta nel 2023.
Si valuta anche la proroga di Opzione donna, che prevede l’uscita anticipata per le lavoratrici con almeno 35 anni di contributi e il ricalcolo dell’assegno con il metodo contributivo. In parallelo, si lavora al rinnovo dell’Ape sociale, la misura destinata a chi svolge lavori gravosi o si trova in condizioni di fragilità e non può attendere i 67 anni della legge Fornero.
Tra le proposte sul tavolo figura inoltre un nuovo semestre di silenzio-assenso per la previdenza complementare: i lavoratori dovranno dichiarare se vogliono mantenere il Tfr in azienda, altrimenti sarà versato automaticamente ai fondi pensione.