Cigl, stangata di Natale per Landini, sciopero senza preavviso, multe di 20mila euro
La Commissione di garanzia sanziona Cgil, Usb e sigle minori per lo sciopero del 3 ottobre legato alla Flotilla per Gaza: violata la legge sul preavviso.
Le sanzioni della Commissione e lo stop allo sciopero improvviso
La vigilia natalizia porta un conto salato per Cgil, Usb e una galassia di sigle sindacali minori.
La Commissione di garanzia per gli scioperi ha chiuso la vicenda dello sciopero generale proclamato senza preavviso il 3 ottobre, all’indomani del blocco della Flotilla diretta a Gaza, con una raffica di sanzioni economiche.
La delibera, adottata giovedì 18 dicembre, prevede multe da 20mila euro ciascuna per Cgil e Usb e da 10mila euro per le altre organizzazioni che avevano aderito alla proclamazione, tra cui Cub, Sgb, Cobas, Cib Unicobas e Cobas Sardegna.
Secondo l’Autorità, l’iniziativa sindacale è stata valutata negativamente perché priva dei requisiti previsti dalla normativa vigente.
In particolare, il Garante ha escluso che potessero applicarsi le deroghe al preavviso invocate dalla Cgil per giustificare l’urgenza dello sciopero, richiamando in modo esplicito l’articolo 2, comma 7, della legge 146 del 1990.
La legge 146 e il no alle deroghe invocate dai sindacati
Nelle motivazioni della delibera, la Commissione chiarisce che gli scioperi immediati nei servizi pubblici essenziali sono ammessi solo in casi eccezionali e ben circoscritti.
La “difesa dell’ordine costituzionale”, viene precisato, riguarda esclusivamente eventi che mettano a rischio il funzionamento o l’esistenza delle istituzioni.
Allo stesso modo, la protesta per l’incolumità e la sicurezza dei lavoratori non può essere richiamata per fatti esterni al contesto lavorativo.
Alla luce di questi criteri, l’Autorità ha ritenuto che lo sciopero del 3 ottobre non rientrasse in alcuna delle ipotesi previste dalla legge, rendendo quindi illegittima la proclamazione senza preavviso.
Una lettura rigida della normativa che ha portato alla decisione di irrogare le sanzioni economiche, chiudendo formalmente il procedimento aperto dopo la mobilitazione.
La reazione della Cgil e il contesto della protesta per Gaza
La decisione non è stata accolta con favore in casa Cgil. La segretaria confederale Maria Grazia Gabrielli ha definito la delibera “grave, ingiusta e giuridicamente infondata”, annunciando l’intenzione di impugnarla davanti al giudice ordinario.
“Difendere la pace non è un abuso, ma un dovere di solidarietà”, ha dichiarato, preannunciando una battaglia legale in difesa del diritto di sciopero.
Per comprendere il clima di quelle giornate, occorre tornare a fine estate, quando la Flotilla internazionale per Gaza aveva monopolizzato l’attenzione mediatica.
Decine di imbarcazioni salparono da porti italiani ed esteri con l’obiettivo dichiarato di violare il blocco navale israeliano e consegnare aiuti umanitari alla popolazione della Striscia.
L’intervento della marina militare israeliana, il sequestro delle barche e il fermo di centinaia di attivisti provocarono una reazione immediata dei sindacati, con Maurizio Landini e i vertici confederali che decisero di proclamare la “mobilitazione generale”.
Secondo la Cgil, alla protesta avrebbero partecipato oltre due milioni di persone in più di cento città. Dati molto diversi da quelli diffusi dal Viminale, che parlò di 29 manifestazioni e circa 396mila partecipanti complessivi, con decine di feriti tra le forze di polizia.
Sullo sfondo, la gestione israeliana degli attivisti fermati e il trasferimento di molti di loro nel carcere di Ketziot, nel deserto del Negev, prima delle procedure di espulsione.
Un contesto internazionale complesso che, a distanza di settimane, ha ora prodotto conseguenze concrete sul piano giuridico e sindacale.