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Scontro Giorgetti-Vannacci sul dl Ucraina, il generale: “Ancora armi, io non voto”

Il vicesegretario della Lega Roberto Vannacci annuncia il no al decreto che proroga gli aiuti militari a Kiev fino al 2026, aprendo una frattura politica nella maggioranza.

Il no di Vannacci al decreto sugli aiuti militari

Il decreto approvato dal Consiglio dei Ministri che proroga fino al 2026 l’invio di aiuti militari all’Ucraina non avrà il voto di Roberto Vannacci.

L’ex generale e vicesegretario della Lega ha scelto i social per chiarire senza ambiguità la propria posizione, respingendo una strategia che giudica fallimentare.

“Ancora armi e ancora soldi. Ma soprattutto, ancora la stessa strategia”, scrive Vannacci, accusando la linea seguita finora dall’Europa e dall’Italia di aver prodotto solo “morte, distruzione, instabilità, caro energia e declino economico europeo”, senza fermare l’avanzata russa.

Il punto più contestato, anche simbolicamente, è il ritorno nel titolo del decreto della parola “militari”, termine che nelle settimane precedenti era stato limato nelle bozze concordate dalla maggioranza, proprio per attenuare le tensioni politiche.

Una scelta che ha riacceso lo scontro interno, rendendo esplicite divisioni mai realmente sopite.

“Meglio negoziare che continuare una guerra che non si vince”

Nel suo intervento, Vannacci affonda il colpo contro quella che definisce un’operazione di “acrobazie lessicali” finalizzate a mascherare una realtà evidente: una guerra che, a suo giudizio, non può essere vinta sul piano militare.

“Si continua a sostenere una guerra che non si vince, invece di puntare con decisione sulla negoziazione”, afferma, legando il tema internazionale a ricadute interne molto concrete.

Secondo l’europarlamentare, le risorse destinate al conflitto vengono sottratte a settori chiave come sanità, sicurezza, lavoro, pensioni, infrastrutture, scuola e ricerca.

Da qui la triplice linea rossa ribadita con nettezza:
“No a nuove armi. No a truppe italiane in Ucraina. No a fondi pubblici bruciati mentre i problemi reali restano irrisolti”.

Una posizione che, pur minoritaria nell’attuale assetto di governo, intercetta un sentimento diffuso nell’elettorato, stanco di un conflitto prolungato e di sacrifici economici percepiti come lontani dai bisogni quotidiani.

La replica di Giorgetti e le tensioni nella Lega

A gelare l’iniziativa di Vannacci è intervenuto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha rimarcato la catena di comando interna al partito:

“Premesso che il segretario si chiama Matteo Salvini, io farò quello che dirà il mio segretario, non quello che dice il vicesegretario”.

Parole che evidenziano una frattura politica più che personale. Salvini, assente all’ultimo Consiglio dei Ministri per impegni familiari, non ha preso pubblicamente posizione sullo scontro, mentre Giorgetti ha minimizzato parlando di un Cdm “veloce, senza attriti né dibattito”.

Dall’opposizione, il senatore dem Filippo Sensi ha colto l’occasione per sottolineare le divisioni del centrodestra, parlando di fratture “sulla pelle degli ucraini” e ironizzando sul fatto che al Cremlino “stappano vodka”.

Al di là delle polemiche, il passaggio parlamentare si preannuncia delicato. Il no di Vannacci non mette in discussione i numeri della maggioranza, ma segnala una tensione politica reale: quella tra fedeltà atlantica, sostenibilità economica e consenso interno.

Una linea di frattura destinata a riemergere ogni volta che la guerra tornerà al centro dell’agenda politica.