Maduro catturato, il generale Camporini avverte: “Così si viola la legge, non è difesa ma arbitrio”

Il generale smonta l’operazione che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro e avverte: arrestare un capo di Stato viola la legge. “Io avrei detto no”.

L’operazione militare statunitense in Venezuela, culminata con la cattura del presidente Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores, continua a scuotere il dibattito politico e militare anche in Italia. A far esplodere la discussione è stato l’intervento del generale Vincenzo Camporini, ex capo di Stato Maggiore della Difesa, ospite del programma L’Aria che tira su La7.

Le sue parole, pronunciate in diretta, hanno avuto l’effetto di una doccia gelata: niente distinguo diplomatici, nessuna ambiguità. Solo un principio netto, scolpito nella legge italiana.

“Un ordine del genere sarebbe illegittimo”

Camporini è stato chiaro fin dall’inizio. Alla domanda se un militare italiano avrebbe potuto accettare un ordine simile a quello eseguito dagli Stati Uniti – cioè l’arresto o il rapimento di un presidente in carica all’interno di un bunker fortificato – la risposta è stata secca. “Per la legge italiana un militare non deve eseguire un ordine illegittimo”, ha spiegato. Poi l’affondo personale, che ha spiazzato lo studio: “Io non avrei accettato un ordine illegittimo”.

Un’affermazione che va ben oltre il caso venezuelano e tocca il cuore del rapporto tra potere politico e forze armate. Per Camporini, il militare non è un esecutore cieco, ma è tenuto a rispondere alla legge e alla Costituzione prima ancora che alla catena di comando. Anche quando l’ordine arriva da un alleato potente.

Lo stupore in studio e il nodo della responsabilità

In studio qualcuno ha fatto notare che un rifiuto del genere avrebbe potuto comportare conseguenze gravissime, fino alla destituzione. Ma il generale non ha arretrato di un millimetro. Il principio, ha lasciato intendere, viene prima della carriera. Ed è proprio questo il punto che rende le sue parole politicamente esplosive: l’operazione americana, letta in questa chiave, non appare come un atto di difesa, ma come una forzatura che entra in rotta di collisione con il diritto internazionale e con le regole che vincolano anche gli eserciti democratici.

Lo scenario Groenlandia e “il mondo della follia”

Il ragionamento di Camporini si è spinto oltre il Venezuela. Incalzato su uno scenario ipotetico ma evocato nel dibattito internazionale – un’eventuale presa di controllo della Groenlandia da parte degli Stati Uniti – il generale ha ammesso che, dal punto di vista militare, Washington non avrebbe particolari difficoltà tecniche. Ma il problema, ha spiegato, sarebbe politico e giuridico.

La Groenlandia appartiene a un Paese membro della Nato. “Stiamo parlando di un alleato dell’Alleanza Atlantica che viene aggredito da un altro alleato”, ha osservato. E qui la domanda che pesa come un macigno: “Facciamo scattare l’articolo 5?”. La conclusione è stata durissima: “Saremmo veramente nel mondo della follia”.

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