“Il 7 ottobre è leggendario”, bufera su Lauren Booth, cognata di Tony Blair, dopo l’attacco di Hamas
Lauren Booth definisce “leggendario” il 7 ottobre 2023. Le sue parole sull’attacco di Hamas a Israele scatenano accuse di apologia della violenza e polemiche internazionali.
Le parole di Lauren Booth e l’attacco di Hamas
Definire “leggendario” il 7 ottobre 2023, giorno dell’attacco di Hamas contro Israele, non viene considerata una semplice opinione, ma una presa di posizione che ha immediatamente innescato una forte reazione politica e mediatica nel Regno Unito e oltre i confini nazionali.
A pronunciare quelle parole è stata Lauren Booth, giornalista britannica convertita all’Islam e cognata dell’ex primo ministro Tony Blair, essendo sorella di Cherie Blair.
Le dichiarazioni risalgono a un’intervista concessa al quotidiano turco Yeni Şafak, nella quale Booth ha definito il 7 ottobre “un giorno leggendario nella storia della Ummah”, termine che indica l’insieme dei credenti musulmani, riferendosi alla data in cui l’attacco di Hamas ha provocato circa 1.200 morti, in gran parte civili, e il sequestro di centinaia di persone poi condotte nella Striscia di Gaza.
Un linguaggio che ha immediatamente sollevato accuse di giustificazione e glorificazione della violenza terroristica.
Il caso esplode nel dibattito britannico
Le frasi sono tornate al centro dell’attenzione nei giorni scorsi, rilanciate dalla stampa britannica e internazionale dopo la loro diffusione sui social.
Secondo quanto riportato da testate come il Daily Mail e il Telegraph, Lauren Booth vive da tempo in Turchia e in passato ha collaborato con media riconducibili all’area islamista.
Nell’intervista contestata, la giornalista non si limita a una lettura politica del conflitto israelo-palestinese, ma utilizza un registro che, per numerosi osservatori, oltrepassa la critica a Israele e finisce per legittimare un’azione considerata terroristica dalla maggior parte della comunità internazionale.
Questo aspetto ha reso il caso particolarmente esplosivo nel dibattito pubblico britannico, già segnato da forti tensioni legate all’antisemitismo e ai fenomeni di radicalizzazione.
Le reazioni e il tentativo di ridimensionare
La circolazione del video ha provocato una reazione durissima da parte di esponenti politici, commentatori e organizzazioni ebraiche, che hanno parlato apertamente di una normalizzazione della violenza contro gli ebrei e di una retorica che supera il confine della critica politica.
Il fatto che le parole provengano da una figura legata, seppur indirettamente, a un ex leader laburista di primo piano ha contribuito ad amplificare lo scandalo.
Messa di fronte alle polemiche, Lauren Booth ha tentato di ridimensionare le proprie affermazioni con un messaggio pubblicato su Instagram, sostenendo che l’intervista risalirebbe a due anni fa e richiamando il diritto internazionale alla resistenza.
Ha inoltre attaccato l’autore dell’articolo del Daily Mail, sottolineando che vive in Israele, ma le spiegazioni non sono bastate a fermare le critiche, che continuano a distanza di tempo a riaccendere il caso nel dibattito pubblico internazionale.