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Albanese sul silenzio sull’Iran: “Non mi spendo”, la replica che accende la polemica

Francesca Albanese risponde su X alle critiche sulla repressione in Iran, invocando i limiti del mandato Onu. La replica scatena accuse di doppio standard e incoerenza.

La risposta di Albanese su X e il richiamo al mandato Onu

Non una presa di posizione, ma una risposta secca e destinata a far discutere.

A finire al centro delle polemiche è Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi occupati, dopo un botta e risposta avvenuto su X nei giorni successivi alla repressione del regime iraniano.

L’11 gennaio un’utente, Anna, le chiede pubblicamente perché non si sia espressa su quanto sta accadendo in Iran.

La replica arriva il giorno successivo ed è netta: “Perché sono la relatrice Onu sul territorio Palestinese occupato. Non mi ‘spendo’. Mi dedico con rigore al mandato Onu conferitomi, e che svolgo GRATUITAMENTE, così come fa la mia collega Mai Sato, relatrice Onu sull’Iran. La buona notizia è che l’alfabetismo funzionale si cura”.

Parole che, più del silenzio iniziale, finiscono per alimentare il dibattito pubblico.

La contestazione di Marelli e l’accusa di doppio standard

A rilanciare la polemica è Michele Marelli, collaboratore di Limes, che condivide lo screenshot dello scambio e contesta apertamente la linea difensiva adottata da Albanese.

Secondo Marelli, il richiamo ai limiti territoriali del mandato appare selettivo, dal momento che in passato la Relatrice Onu non aveva mostrato la stessa cautela quando si era espressa su altri contesti internazionali, dal riarmo tedesco alle redazioni assaltate, dalla Siria post-Assad fino allo stesso Iran quando al centro delle critiche c’era Israele.

I nodi vengono al pettine”, scrive Marelli, sintetizzando un’accusa che ruota tutta attorno alla coerenza dell’approccio adottato dalla funzionaria Onu.

Il precedente siriano e le nuove critiche

Il riferimento alla Siria non è casuale.

Nel dicembre 2024 Francesca Albanese era già finita al centro di una polemica per alcune dichiarazioni pubblicate su X, nelle quali affermava: “Sarò sempre dalla parte delle vittime delle violazioni e degli abusi dei diritti umani, e mai dalla parte dei responsabili”, aggiungendo di essere consapevole degli “orrori e tragedie senza fine” subiti dal popolo siriano.

Una presa di posizione di principio, universale, non legata formalmente a un perimetro geografico o a uno specifico mandato istituzionale, che secondo i critici dovrebbe valere anche per le vittime della repressione in Iran.

È proprio questa apparente discrepanza a riaccendere oggi il dibattito: nel caso siriano Albanese sceglie di parlare apertamente di vittime e responsabili, mentre di fronte a una domanda diretta sull’Iran si limita a richiamare il proprio incarico e a respingere la richiesta con toni sarcastici.

Alla luce delle polemiche che l’hanno coinvolta nel 2024, appare plausibile che la Relatrice Onu abbia scelto una linea più prudente e difensiva, evitando di esporsi su contesti non formalmente inclusi nel mandato.

Una strategia che, però, ha finito paradossalmente per alimentare nuove critiche, riaprendo il confronto pubblico sulla coerenza, sui limiti e sulle responsabilità di chi ricopre ruoli internazionali in materia di diritti umani.