Lonate Pozzolo, Capezzone contro i media: “Processano l’aggredito, non il rapinatore”
Dopo la morte del rapinatore a Lonate Pozzolo, Daniele Capezzone difende Jonathan Rivolta: legittima difesa riconosciuta, ma parte della stampa mette sotto accusa chi si è salvato.
La decisione del pm e il principio della legittima difesa
I fatti di Lonate Pozzolo continuano a dividere l’opinione pubblica. Un rapinatore sinti è rimasto ferito mortalmente dopo essere stato colpito con un coltello dal proprietario di casa, Jonathan Rivolta, ed è poi deceduto in ospedale. Secondo quanto ricostruito, Rivolta era stato aggredito con calci e pugni e ha reagito per difendersi.
Per una volta, sottolinea Daniele Capezzone, il pubblico ministero ha applicato senza esitazioni il principio della legittima difesa, stabilendo che non debba esserci alcuna indagine a carico dell’uomo che ha subito l’aggressione.
Una decisione netta, che riconosce la dinamica dell’attacco e la necessità di difendersi in una situazione di pericolo immediato.
“Ma che avrebbe dovuto fare?”
Nel suo commento, Daniele Capezzone respinge con sarcasmo le ricostruzioni secondo cui i rapinatori sarebbero stati in fuga.
“Ma di che parliamo?”, osserva il direttore, mettendo in discussione una narrazione che, a suo giudizio, capovolge la realtà dei fatti.
Capezzone ironizza su ciò che, secondo alcuni, avrebbe dovuto fare Rivolta: “Avrebbe dovuto dire ‘scusate signori rapinatori sinti, voi che cosa volete fare?
Mi state colpendo solo per mettermi in condizione di non nuocere o mi state colpendo per uccidermi?’”. Una provocazione che punta a evidenziare l’assurdità di pretendere lucidità e valutazioni giuridiche da chi viene aggredito violentemente in casa propria.
Per Capezzone, la legittima difesa non è una costruzione teorica, ma una risposta istintiva e necessaria a un’aggressione reale, in cui non esiste il lusso del tempo o della ponderazione.
L’accusa ai media: “Si processa l’aggredito”
Il punto più critico dell’analisi riguarda il ruolo di una parte dell’informazione. Secondo Daniele Capezzone, ad alcuni giornali non basta la decisione del magistrato.
“Hanno cominciato a passare ai raggi X Jonathan Rivolta”, afferma, denunciando un atteggiamento che finisce per trasformare la vittima in imputato.
Il direttore parla apertamente di un ribaltamento del paradigma: invece di concentrarsi sull’aggressione subita, si analizza la vita dell’aggredito, come se fosse lui a dover giustificare ogni gesto.
Un approccio che, secondo Capezzone, rischia di delegittimare il diritto alla difesa e di lanciare un messaggio pericoloso ai cittadini.
Nel caso di Lonate Pozzolo, la scelta del pm viene indicata come un segnale di equilibrio e di rispetto del diritto, mentre la polemica mediatica viene letta come l’ennesimo tentativo di mettere sotto accusa chi si è salvato da un’aggressione violenta.
Una vicenda che continua a far discutere e che riporta al centro il confine tra tutela della vita e diritto alla sicurezza domestica.