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Cagliari, va a casa dell’amichetta a giocare e si sente male: ictus ischemico per una bambina di 11 anni salvata con intervento urgente

Una bambina di 11 anni colpita da ictus ischemico mentre giocava a casa di un’amica a Cagliari è stata salvata grazie a un intervento d’urgenza all’ospedale Brotzu.

Ictus ischemico mentre gioca, paura per una bambina di 11 anni

Stava trascorrendo un pomeriggio come tanti, giocando a casa di un’amica, quando improvvisamente si è sentita male. È quanto accaduto a una bambina di 11 anni a Cagliari, colpita da un ictus ischemico, una condizione rara ma estremamente grave in età pediatrica. Le sue condizioni sono apparse subito critiche, tanto da rendere necessario il trasferimento immediato al pronto soccorso. Dopo i primi accertamenti, la piccola è stata ricoverata d’urgenza, avviando una corsa contro il tempo che si è rivelata decisiva per salvarle la vita.

L’intervento all’ospedale Brotzu e il lavoro dell’equipe

All’ospedale Brotzu di Cagliari è entrata in azione un’equipe multidisciplinare composta dagli specialisti delle Strutture di Pediatria, Neurologia, Stroke Unit e Neuroradiologia. Il percorso diagnostico-terapeutico ha permesso di individuare rapidamente la causa del malore: l’occlusione di un grosso vaso intracranico, una situazione particolarmente complessa in una paziente così giovane. I medici hanno quindi deciso di procedere con un delicato intervento endovascolare, durante il quale è stato posizionato uno stent per riaprire il vaso ostruito e ripristinare il corretto flusso di sangue al cervello. Un’operazione che richiede altissima precisione e competenze specialistiche elevate.

Le difficoltà dell’ictus in età pediatrica

A spiegare la complessità di interventi di questo tipo è stato Federico Fusaro, direttore facente funzione della Struttura di Neuroradiologia: “Il trattamento dell’ictus in età pediatrica è particolarmente complesso. Le difficoltà diagnostiche, l’adattamento delle procedure e dei dispositivi a pazienti molto giovani e la necessità di competenze tecniche elevatissime rendono ogni intervento una sfida”. Fondamentale è stata la rapidità del soccorso, come ha sottolineato anche Jessica Moller, responsabile della Stroke Unit: “Riconoscere un ictus in un bambino resta una delle sfide più difficili, perché è raro e spesso si presenta con sintomi atipici”. Proprio la tempestività del sospetto clinico, l’accesso immediato agli esami e il coordinamento tra specialisti hanno permesso di evitare conseguenze permanenti, consentendo alla bambina di essere salvata in extremis.