Torino, la linea di Salis sugli scontri, “È un bene che governo e poliziotti abbiano timore”
Ilaria Salis interviene sui fatti di Torino: condanna l’aggressione al poliziotto ma attacca Meloni, relativizza la violenza di Askatasuna e accusa il governo di agenda autoritaria.
Torino, la presa di posizione tardiva di Ilaria Salis
Ci sono volute oltre 48 ore prima che Ilaria Salis, europarlamentare di Avs, intervenisse pubblicamente sui fatti di Torino di sabato, segnati dall’aggressione con un martello a un poliziotto durante gli scontri legati all’area di Askatasuna.
Chi si aspettava una condanna netta e senza ambiguità è rimasto deluso. La linea scelta da Salis ricalca quella ormai ricorrente di una parte della sinistra radicale: una condanna limitata al singolo episodio violento, accompagnata subito da un “ma” che sposta l’attenzione, relativizza i fatti e introduce un discorso più ampio sul contesto politico e sociale.
Una posizione che, secondo diversi osservatori, risponde alla necessità di non incrinare i rapporti con un bacino elettorale sensibile ai movimenti antagonisti e ai centri sociali, evitando prese di distanza che potrebbero risultare impopolari in quell’area politica.
L’attacco a Giorgia Meloni e la questione del reato
Nel suo intervento scritto, Ilaria Salis prende le distanze dall’episodio specifico: “Partiamo dal buco nero di questi giorni, dall’episodio del martello, da cui prendo le distanze.
Detto ciò, sia chiaro: in uno stato di diritto, il potere politico deve restare nettamente separato da quello giudiziario”. Il bersaglio diventa subito Giorgia Meloni, accusata di aver definito “tentato omicidio” l’aggressione al poliziotto.
Secondo Salis, il presidente del Consiglio dovrebbe “togliersi le vesti del Magistrato ed evitare di suggerire come debba essere qualificato un eventuale reato. Si concentri sul suo lavoro ché, visto come vanno le cose in questo Paese, mi pare ci sia molto ma molto da fare”.
Una critica che sposta il focus dalla violenza subita da un agente delle forze dell’ordine alla presunta invasione di campo del governo.
Una lettura che ignora il dato centrale: l’uso di un martello contro un poliziotto durante un’operazione di ordine pubblico, episodio che in un Paese occidentale viene normalmente considerato di estrema gravità.
Il “benaltrismo”, le accuse al governo e il paragone con l’Ungheria
Nonostante le rivendicazioni delle violenze da parte degli stessi antagonisti, Ilaria Salis contesta quella che definisce una narrazione semplificata:
“È sbagliato ridurre l’opposizione sociale a pochi secondi di video, cancellando deliberatamente il contesto e appiattendo la narrazione. Accettare questa semplificazione significa avallare, consapevolmente o meno, l’operazione di psico-polizia messa in campo dal Governo”.
Da qui il passaggio più controverso, in cui l’europarlamentare mette sullo stesso piano l’aggressione a un poliziotto e gli interventi delle forze dell’ordine durante le manifestazioni:
“Se si condanna il pestaggio del poliziotto, devono allora essere condannati con la stessa fermezza anche i numerosi – e spesso almeno altrettanto brutali – pestaggi e abusi di potere compiuti dalle forze dell’ordine contro i manifestanti”.
Il discorso si conclude con un attacco diretto all’esecutivo, accusato di sfruttare “cinicamente il clima orchestrato per portare avanti la propria agenda autoritaria” con l’obiettivo di “comprimere lo spazio del dissenso e trasformare progressivamente l’Italia in qualcosa di simile all’Ungheria di Orbán”.
La chiusura è netta: “Nessuna collaborazione con questo Governo oppressivo e ipocrita. Opposizione!”. Una posizione che, secondo i critici, finisce per sovrapporre le tesi istituzionali a quelle dei movimenti antagonisti, alimentando una frattura profonda nel dibattito pubblico.