Napoli, cuore “bruciato” al bimbo: la madre lancia l’appello, scontro tra ospedali
l caso del bambino di Napoli diventa nazionale: condizioni gravissime, pareri opposti tra medici, indagini aperte e nuova valutazione decisiva prevista lunedì.
Da un intervento finito sotto inchiesta a un caso sanitario nazionale: la vicenda del bambino di due anni della provincia di Napoli, che ha ricevuto un cuore danneggiato, è diventata uno dei casi più delicati e discussi della sanità italiana. Tra pareri medici contrastanti, indagini della Procura e una corsa contro il tempo per trovare un nuovo organo, la situazione resta critica mentre la madre continua a lanciare appelli pubblici: “Io non mollo, fino alla fine spero. Deve arrivare un cuore per mio figlio e deve tornare a casa. È un guerriero, è forte”.
Il caso Napoli: condizioni gravissime e pareri medici opposti
Il piccolo è ricoverato da oltre 50 giorni all’ospedale Monaldi di Napoli, collegato a un macchinario Ecmo che mantiene in funzione le funzioni vitali. Le sue condizioni sono considerate estremamente gravi e, proprio su questo punto, si è aperto uno scontro tra strutture sanitarie.
L’ospedale Bambino Gesù di Roma, interpellato per un secondo parere, ha ritenuto che lo stato clinico non consenta un nuovo intervento. Diversa la posizione del centro napoletano, che ha deciso di mantenere il bambino nella lista trapianti, ritenendo che esistano ancora margini per tentare un nuovo intervento.
L’équipe multidisciplinare che segue il caso tornerà a riunirsi lunedì per una nuova valutazione. Nel frattempo continua la ricerca di un cuore compatibile, sia in Italia sia all’estero. La situazione è resa ancora più complessa dal deterioramento progressivo di altri organi: la lunga permanenza in Ecmo ha provocato danni ai polmoni, al fegato e ai reni, elementi che incidono direttamente sulla possibilità di restare in lista.
Il trapianto del cuore danneggiato e l’inchiesta della Procura
L’intervento che ha originato la vicenda risale al 23 dicembre. Il cuore destinato al bambino era stato espiantato a Bolzano e trasportato a Napoli, ma sarebbe arrivato in ritardo e danneggiato. Secondo quanto emerso, l’organo potrebbe essere stato compromesso dall’utilizzo di ghiaccio secco durante il trasporto, anziché quello naturale.
I medici del Monaldi, una volta avviata la procedura e preparato il piccolo per l’intervento, si sarebbero trovati di fronte a una scelta senza alternative: interrompere non era più possibile e l’unica opzione sarebbe stata procedere comunque con l’impianto.
Sulla vicenda la Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta. Sei tra medici e operatori sanitari risultano indagati con l’ipotesi di lesioni colpose. I carabinieri del Nas hanno acquisito la documentazione clinica e sequestrato il contenitore utilizzato per il trasporto del cuore. Parallelamente sono in corso verifiche da parte degli ispettori inviati dalla Regione e dal Ministero della Salute.
L’avvocato Francesco Petruzzi, che assiste la famiglia, ha depositato un’integrazione alla querela chiedendo un incidente probatorio sulle cartelle cliniche e sui verbali dell’équipe che segue il bambino. Il legale ha inoltre sottolineato che, in caso di nuovo trapianto, l’intervento non dovrebbe essere eseguito dallo stesso medico del primo intervento.
Appelli, preghiere e la corsa contro il tempo
Nella giornata di oggi la madre del piccolo ha incontrato al Monaldi l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Mimmo Battaglia, che ha voluto esprimere la propria vicinanza alla famiglia con una visita privata e un momento di preghiera davanti al reparto.
Le condizioni del bambino sono state definite dai medici “stabili in un quadro di grave criticità”. Il tempo resta il fattore decisivo: la permanenza prolungata in terapia intensiva e il peggioramento delle condizioni generali potrebbero incidere sulla permanenza nella lista trapianti, che viene stabilita anche in base alle probabilità di sopravvivenza.
Lunedì l’équipe medica tornerà a riunirsi per una nuova valutazione clinica, mentre prosegue la ricerca di un cuore compatibile.