Bufera su Gratteri, Feltri, “Chi vota Sì non è un criminale, basta minacce”
Vittorio Feltri critica Nicola Gratteri sul referendum giustizia e rilancia: “Chi vota deve farlo senza pressioni o sospetti, è una questione di libertà”.
Feltri contro Gratteri sul referendum giustizia
L’intervento del procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, sul referendum sulla giustizia accende lo scontro politico e mediatico. A intervenire con toni duri è Vittorio Feltri, che accusa il magistrato di aver trasformato il dibattito in una forma di pressione sugli elettori.
Secondo Feltri, la questione centrale non riguarda il merito della riforma, ma il metodo utilizzato. Il giornalista sostiene che le dichiarazioni attribuite al procuratore – secondo cui chi vota Sì sarebbe riconducibile a categorie come indagati o soggetti interessati – rappresenterebbero una delegittimazione di una parte dell’elettorato.
Nel suo intervento, Feltri richiama uno storico slogan del 1948 per sottolineare il concetto di libertà di voto, proponendo una versione aggiornata: “DIO TI VEDE, GRATTERI NO! VOTA SÌ”. Una formula che, nelle intenzioni, vuole ribadire che la scelta referendaria deve restare libera da condizionamenti o timori.
I contenuti della riforma al centro del confronto
Il referendum riguarda temi strutturali dell’ordinamento giudiziario. Tra i punti principali indicati nel dibattito ci sono la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, l’istituzione di due Consigli superiori distinti e la creazione di un organismo disciplinare indipendente.
Secondo i sostenitori del Sì, si tratterebbe di una riorganizzazione dei ruoli già presente in altri sistemi democratici. I contrari, invece, temono un indebolimento dell’equilibrio della magistratura.
Nel suo intervento, Feltri sostiene che la reazione di una parte della magistratura dimostrerebbe la preoccupazione per una riforma che potrebbe modificare assetti consolidati.
Il tema della libertà di voto e le reazioni politiche
Il punto centrale sollevato dal giornalista riguarda il clima attorno alla consultazione. Feltri ritiene che un magistrato abbia il diritto di esprimere opinioni, ma non quello di “trasformare un referendum in una prova di purezza morale”.
Nel suo ragionamento, l’attenzione si sposta sulle possibili conseguenze del dibattito pubblico, soprattutto nei territori dove l’influenza delle procure è percepita come particolarmente forte.
Nel confronto vengono citati anche esponenti politici come Paolo Cirino Pomicino e Clemente Mastella, indicati come figure attente agli equilibri e alle possibili ripercussioni del clima politico.
Il caso riporta al centro una questione più ampia: la necessità che ogni scelta referendaria avvenga senza pressioni, etichette o timori, mantenendo intatto il principio della libertà individuale di voto.