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Trapianto fallito a bimbo di 2 anni, Feltri: “Colpa che pesa come un macigno”

Le parole di Vittorio Feltri arrivano come un pugno nello stomaco.
Il caso del bambino di Napoli, sottoposto a trapianto di cuore dopo la donazione di un neonato deceduto, diventa per il direttore un simbolo di qualcosa che va oltre la cronaca sanitaria.

“Quando penso al bambino di Napoli attaccato ad una macchina perché qualcuno non ha saputo maneggiare un prezioso organo vitale, provo una stretta allo stomaco. C’è un limite oltre il quale l’errore non è più soltanto errore. Diventa qualcosa di più grave. Diventa sciatteria morale. Diventa leggerezza colpevole. Diventa una colpa che pesa come un macigno”.

“Un cuore non è un pezzo di macelleria”

Feltri insiste sulla natura eccezionale del gesto che sta dietro un trapianto pediatrico.

“Attenzione. Qui non stiamo parlando di una pratica amministrativa sbagliata, di un modulo compilato male, di una dimenticanza burocratica. Stiamo parlando del cuore di un bambino. Un organo minuscolo, delicato, prezioso. Un cuore donato da un neonato morto per salvare un neonato vivo. Un gesto sacro”.

Secondo quanto emerso dalle indagini, l’organo sarebbe stato trasportato in un contenitore ritenuto non idoneo, con modalità incompatibili con la delicatezza dell’intervento.

“Non in una capsula medicale controllata con rigore assoluto, ma in un box di plastica simile a quelli che si usano per tenere fresca la carne durante una scampagnata. Un cuore non è un pezzo di macelleria. Non è una bistecca da portare in montagna. Non è un oggetto. È vita”.

Il riferimento è al lungo tragitto da Bolzano a Napoli, un trasferimento che richiede tempi e condizioni rigidissime.

“Da Bolzano a Napoli non è dietro l’angolo. È attraversare un Paese intero con in mano il destino di una famiglia”.

Il punto critico del trapianto

Feltri pone l’accento anche sulle verifiche successive all’arrivo dell’organo.

“Perché non basta sbagliare a monte. C’è anche il momento in cui l’organo arriva. C’è il momento in cui lo si osserva. C’è il momento in cui si decide di procedere. Un trapianto non è un tentativo alla cieca. Non è: ‘Proviamo e vediamo se funziona’”.

Il bambino, secondo quanto riferito dall’ospedale Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, potrebbe non essere più trapiantabile.

“E dire oggi ‘speriamo in un altro cuore’ è una frase terribile, perché significa sperare che un altro bambino muoia. È un pensiero che spezza il fiato”.

“Serve verità, non silenzio”

Il direttore precisa che non si tratta di una contrapposizione tra strutture sanitarie.

“Non si tratta di attaccare Napoli o Bolzano. Non è una guerra tra ospedali. Il sistema sanitario italiano è fatto di eccellenze straordinarie”.

Proprio per questo, sostiene, eventuali errori pesano ancora di più.

“Qui non si può essere approssimativi. Qui non si può essere superficiali. Qui non si può essere distratti. Quando si maneggia un cuore si maneggia l’intero destino di una famiglia”.

La domanda centrale, secondo Feltri, resta una sola:

“Si poteva evitare?”.

E conclude:

“Non si tratta di attaccare il sistema. Ma per giustizia. Perché la fiducia non si difende nascondendo la verità. Si difende facendo luce. Se c’è stata imperizia, deve emergere. Se c’è stata superficialità, deve essere sanzionata. Se c’è stata una catena di errori, va ricostruita. Un cuore non è un oggetto. Un trapianto non è una prova”.