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Sallusti contro le toghe a Piazzapulita: “Condannato 25 volte e libero, questo avvelena il Paese”

Alessandro Sallusti attacca la decisione dei giudici sul migrante con 25 condanne: scontro sul caso sollevato da Giorgia Meloni e polemica sulla sicurezza.

Lo scontro tra politica e magistratura si riaccende in diretta televisiva. Ospite di Piazzapulita, il talk di La7 condotto da Corrado Formigli, il giornalista Alessandro Sallusti è intervenuto sul caso del migrante trasferito dal Cpr in Albania e poi rimandato in Italia per decisione di un giudice, vicenda denunciata pubblicamente dalla premier Giorgia Meloni.

Il caso dei 25 precedenti, Sallusti: “Questo avvelena la società italiana”

Durante il confronto televisivo, Alessandro Sallusti, tra i promotori del comitato per il Sì al referendum sulla giustizia, ha concentrato il suo intervento sul punto che ritiene centrale: la libertà di una persona con numerose condanne.

“Penso che avvelena, non solo il dibattito pubblico, ma che avvelena la società italiana è il fatto che un signore condannato 25 volte sia a piede libero”.

Secondo il giornalista, la questione sollevata dal video di Giorgia Meloni non riguarda la comunicazione politica, ma il funzionamento del sistema.

“Io penso che qualsiasi italiano che ci sta guardando non si chiede il perché la Meloni lo abbia detto, ma perché uno condannato 25 volte sia a piede libero”.

Il caso riguarda un cittadino algerino con numerosi precedenti penali, trasferito in una struttura di trattenimento e successivamente rimpatriato in Italia per decisione giudiziaria legata alla situazione familiare.

La decisione del giudice e il nodo del Cpr in Albania

Nel suo intervento, Alessandro Sallusti ha ricostruito i passaggi della vicenda sottolineando il ruolo determinante dell’autorità giudiziaria.

“Se il giudice ritiene che non possa stare in un Cpr o non possa stare in Albania, dove peraltro la smetterebbe di commettere crimini ogni sei mesi, lo decide un giudice”.

La decisione è stata motivata dalla presenza di due figli minori, elemento che ha portato al rientro dell’uomo nel territorio italiano.

“Allora è un giudice che ha detto che questo signore non deve stare in un Cpr e non deve andare in Albania. Anzi, era in Albania e deve tornare a casa perché ha due bambini piccoli”.

Il caso è diventato uno dei simboli del confronto politico e mediatico sulle politiche migratorie e sull’efficacia delle misure di trattenimento nei centri per il rimpatrio.

Referendum Giustizia e scontro tra politica e magistratura

L’intervento di Alessandro Sallusti si inserisce nel clima già teso legato al referendum sulla giustizia, previsto nelle prossime settimane, e nel più ampio confronto tra governo e magistratura.

La vicenda del migrante con 25 condanne è stata utilizzata come esempio nel dibattito sulla sicurezza, sull’autonomia delle decisioni giudiziarie e sulle conseguenze delle pronunce dei tribunali in materia di immigrazione e trattenimento.

Il tema continua ad alimentare lo scontro politico, mentre il caso resta al centro dell’attenzione pubblica e del confronto tra posizioni opposte sul ruolo della magistratura e sulle politiche di gestione dei migranti.