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Referendum, Gaia Tortora ricorda il padre: “Di Matteo? Parole gravissime, ferita ancora aperta”

Nino Di Matteo attacca il fronte del Sì: “Voteranno massoni e mafiosi”. Gaia Tortora replica: “Parole gravissime, stiamo ancora così?”.

Le parole di Nino Di Matteo accendono il dibattito

A meno di tre settimane dal voto, il clima attorno al referendum sulla giustizia si fa sempre più teso.

Durante la presentazione dell’ultimo libro di Marco Travaglio, il magistrato Nino Di Matteo ha dichiarato che “voteranno sì i massoni, i grandi architetti del sistema corruttivo e i mafiosi”, sostenendo che la campagna referendaria per il Sì partirebbe da una “denigrazione quotidiana della magistratura”.

Parole che hanno immediatamente sollevato polemiche, inserendosi in quella che viene definita da alcuni osservatori una strategia di delegittimazione dell’elettorato favorevole alla riforma.

Le dichiarazioni di Di Matteo si aggiungono a quelle di altri esponenti del mondo giudiziario che, nelle ultime settimane, hanno espresso forti perplessità sul referendum.

La replica di Gaia Tortora e il richiamo al caso Enzo Tortora

A intervenire con fermezza è stata Gaia Tortora, giornalista e figlia di Enzo Tortora, protagonista di una delle più note vicende giudiziarie italiane.

“Di Matteo mi ricorda quel Pm che disse che mio padre era stato eletto con i voti della camorra. Stiamo ancora così. Ed è grave. È la loro cultura del diritto e del rispetto”, ha dichiarato.

Il riferimento è al processo che coinvolse Enzo Tortora negli anni Ottanta, conclusosi con la piena assoluzione ma che segnò profondamente la sua vita. Gaia Tortora oggi sostiene apertamente il Sì al referendum, rivendicando la necessità di una riforma della giustizia anche alla luce di quella esperienza personale.

“Non perdono chi ha perseguitato mio padre”, ha ribadito, sottolineando come certe affermazioni rischino di riaprire ferite ancora vive nel dibattito pubblico.

Le reazioni politiche

Le parole di Di Matteo hanno provocato reazioni anche in ambito politico.

La deputata di Forza Italia Matilde Siracusano ha affermato che “un uomo delle istituzioni, che dovrebbe avere come missione la tutela e l’applicazione della legge, dovrebbe contribuire a elevare il confronto pubblico, non ad avvelenarlo con insinuazioni che delegittimano milioni di cittadini”.

Il confronto sul referendum entra così nella sua fase più accesa, con toni sempre più duri tra fronte del Sì e fronte del No.

Mentre la campagna prosegue, il tema della riforma della giustizia continua a dividere non solo la politica ma anche il mondo della magistratura e dell’informazione, alimentando uno scontro che va ben oltre il merito tecnico dei quesiti referendari.