Marc Innaro lancia l’allarme: “Uccidere Khamenei per gli sciiti è come uccidere il Papa per i cattolici”
Marc Innaro, inviato Rai al Cairo, avverte sul rischio di un conflitto globale e critica l’Occidente per aver indebolito il diritto internazionale.
Marc Innaro: “Stiamo banalizzando il male e il rischio di guerra cresce”
Dopo oltre trentacinque anni di lavoro giornalistico, Marc Innaro, inviato Rai al Cairo, afferma di non aver mai vissuto un periodo storico paragonabile a quello attuale.
Secondo il corrispondente, l’accumularsi di crisi internazionali e tensioni militari starebbe disegnando uno scenario che molti pensavano appartenesse definitivamente al passato.
Innaro sostiene che gli eventi degli ultimi anni stanno riportando il mondo verso dinamiche che sembravano superate dopo la Seconda guerra mondiale.
“La cosa drammatica è che la banalizzazione del male la stiamo conducendo anche noi giornalisti, a mezzo stampa. Ma l’inferno sta per crollarci addosso. Ormai non è più questione di se, ma di quando. Eppure, i segnali si erano manifestati già da tempo…”.
Secondo Innaro, uno dei problemi principali sarebbe stata la difficoltà delle classi dirigenti occidentali nel cogliere per tempo i segnali di deterioramento dell’ordine internazionale.
Le critiche di Marc Innaro all’Occidente e alla politica internazionale
Parlando dal suo osservatorio privilegiato nel Medio Oriente, Marc Innaro ha indicato alcune tappe storiche che, a suo avviso, avrebbero segnato una progressiva erosione delle regole del diritto internazionale.
Tra gli esempi citati dal giornalista ci sono i bombardamenti della Nato in Serbia nel 1999, avvenuti senza un mandato dell’Onu, e la vicenda della fiala mostrata alle Nazioni Unite dall’allora segretario di Stato americano Colin Powell per sostenere l’esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq.
Innaro ha ricordato anche la morte del leader libico Muammar Gheddafi nel 2011, citando la reazione dell’allora segretaria di Stato Hillary Clinton come esempio di quella che definisce una progressiva “banalizzazione del male”.
Secondo il giornalista, questi episodi avrebbero contribuito a creare un clima internazionale in cui le grandi potenze si sentono autorizzate ad agire al di fuori delle regole.
Il conflitto con l’Iran e il timore di un allargamento della guerra
Nel suo intervento, Marc Innaro ha affrontato anche il tema delle tensioni con l’Iran e delle possibili conseguenze sul piano geopolitico.
Il corrispondente Rai ha spiegato che l’uccisione della guida suprema degli sciiti, l’ayatollah Ali Khamenei, rappresenterebbe un evento di enorme portata simbolica per il mondo sciita.
“L’uccisione della Guida suprema degli sciiti, del grande Ayatollah Khamenei equivale all’assassinio del Papa per i cattolici. E ora stiamo rischiando quasi senza dargli peso un allargamento spaventoso del conflitto…”.
Secondo Innaro, il rischio di escalation non riguarderebbe soltanto il Medio Oriente, ma potrebbe coinvolgere equilibri globali molto più ampi.
Il giornalista ha ricordato anche il ritiro degli Stati Uniti, durante la presidenza di Donald Trump, dall’accordo internazionale sul nucleare iraniano, sostenendo che eventi di questo tipo dovrebbero essere sempre analizzati all’interno di un contesto geopolitico più ampio.
“Quello che accade va raccontato in un contesto più generale”.
Secondo l’analisi di Innaro, l’ordine internazionale basato sulle regole sarebbe oggi fortemente indebolito.
“Ormai vige la legge del più forte, il diritto internazionale non esiste più”.