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Bonelli contro Meloni: “Smetta di attaccare i magistrati”, Calenda: “Il Sì rafforza il sistema”

Il confronto televisivo tra Angelo Bonelli e Carlo Calenda riaccende lo scontro sul referendum giustizia e sulla riforma delle carriere dei magistrati.

Referendum giustizia, Bonelli attacca Meloni e difende i magistrati

Il referendum sulla riforma della giustizia è stato al centro della puntata dell’11 marzo di “Realpolitik”, trasmissione di Rete4 condotta da Tommaso Labate.
Durante il dibattito televisivo si sono confrontati Angelo Bonelli, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, e Carlo Calenda, leader di Azione.

Il confronto si è acceso subito dopo le dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che nei giorni scorsi aveva criticato l’operato di alcuni magistrati intervenendo in Aula.
Bonelli ha replicato con toni molto duri, invitando la premier a fermarsi con gli attacchi alla magistratura.

Il leader di AVS ha dichiarato:
Dovrebbe smetterla di attaccare i magistrati, anche perché qualcuno dovrebbe chiedere loro scusa se pensiamo a quello che è accaduto a Rogoredo.

Nel suo intervento Angelo Bonelli ha anche criticato l’utilizzo politico di alcune vicende giudiziarie, citando un episodio che ha coinvolto il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera.
Secondo il leader ambientalista:
Il capogruppo di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami, ha fatto un indecente post dicendo ‘votiamo sì perché così difendiamo il poliziotto’, salvo poi scoprire che quel poliziotto aveva disonorato le divise di tantissimi altri poliziotti.

Per Bonelli il referendum rappresenta un passaggio delicato per la tenuta costituzionale del sistema giudiziario italiano.

Carlo Calenda difende il “Sì” sulla separazione delle carriere

Nel corso del confronto televisivo Carlo Calenda ha espresso una posizione opposta rispetto a quella del leader di AVS, sostenendo apertamente il “Sì” al referendum sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.

Secondo il leader di Azione, il principio della separazione rappresenta una garanzia tipica delle democrazie liberali.

Calenda ha spiegato:
Io credo che la separazione delle carriere sia un presidio liberale, in tutti i Paesi liberali. Non penso che se vincerà il ‘No’ o il ‘Sì’ ci saranno le cavallette piuttosto che l’apocalisse.

Il politico ha inoltre invitato gli elettori a valutare il contenuto della riforma senza trasformare il referendum in un voto contro qualcuno.

Diventa un esercizio irrispettoso nei confronti della Costituzione se votiamo sempre contro qualcuno, senza capire il contenuto del quesito.

Nel dibattito è emersa anche la questione delle possibili conseguenze politiche nel caso in cui la riforma non venisse approvata dagli elettori.

Bonelli ha affermato che il ministro della Giustizia Carlo Nordio resterebbe comunque al suo posto, ricordando che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha già escluso dimissioni in caso di esito negativo.

Secondo il leader di AVS, tuttavia, una bocciatura referendaria rappresenterebbe “una grande sconfitta politica per il governo”.

Il confronto su magistratura e politica internazionale

Nel corso della trasmissione il dibattito si è allargato anche alla situazione internazionale e alle scelte dell’Italia in politica estera.

Carlo Calenda ha ricordato che alcune modifiche già introdotte con la riforma Cartabia prevedono la possibilità di passaggio tra le funzioni di giudice e pubblico ministero, anche se in forma limitata.

Il leader di Azione ha sottolineato:
Nel 2024 su 9 mila magistrati solo 42 hanno fatto questo cambio.

Secondo Calenda, la riforma costituzionale potrebbe contribuire a rendere il sistema giudiziario più efficiente senza compromettere l’autonomia della magistratura.

Il confronto ha poi toccato anche la situazione geopolitica in Medio Oriente.
Su questo punto Calenda ha espresso una posizione critica verso gli interventi militari fuori dal diritto internazionale.

Il leader di Azione ha dichiarato:
L’Italia non prende parte e non intende prendere parte. Gli interventi militari fuori dal diritto internazionale determinano instabilità, povertà e morte.

Angelo Bonelli ha condiviso l’importanza di una linea diplomatica e del rispetto delle regole internazionali.

Il dibattito televisivo ha così evidenziato due posizioni nettamente differenti: da un lato Bonelli, che invita a votare “No” ritenendo la riforma pericolosa per l’indipendenza della magistratura; dall’altro Calenda, favorevole al “Sì” e convinto che la modifica costituzionale rappresenti un passaggio riformatore per il sistema giudiziario italiano.