Targa per Alvaro Vitali, lite esplosiva: la vedova accusa, Di Napoli replica: “Non deve pagare lei”
Targa per Alvaro Vitali a Roma accende polemica tra Stefania Corona e Claudio Di Napoli su autorizzazioni, responsabilità e possibile sanzione del Comune
La polemica esplode davanti alla porta di casa dove tutto era iniziato, trasformando un tributo in un caso destinato a far discutere.
Targa Alvaro Vitali, esplode la polemica tra vedova e amico
La targa commemorativa dedicata a Alvaro Vitali, installata nel quartiere di Roma, precisamente a Trastevere, ha dato origine a uno scontro acceso tra la vedova dell’attore, Stefania Corona, e l’amico e regista Claudio Di Napoli, promotore dell’iniziativa. Il tributo, posizionato davanti all’abitazione dove l’attore era nato e cresciuto, voleva ricordare una delle figure più amate della commedia italiana, ma si è rapidamente trasformato in un caso controverso.
Secondo quanto dichiarato dalla Corona, la targa sarebbe stata installata senza le necessarie autorizzazioni comunali, circostanza che potrebbe comportare una sanzione amministrativa. La vedova ha espresso chiaramente la propria posizione: “Al momento pare che i vigili abbiano capito il malinteso e vogliano sanzionare il vero responsabile”. Una presa di posizione netta, accompagnata dalla possibilità di intraprendere un’azione legale per chiarire eventuali responsabilità.
Il nodo della questione riguarda proprio la legittimità dell’installazione e chi debba rispondere di eventuali irregolarità, alimentando una tensione che ha rapidamente superato l’ambito privato.
La replica di Claudio Di Napoli e il coinvolgimento della famiglia
Di tutt’altro tono la versione fornita da Claudio Di Napoli, che ha ricostruito i fatti sottolineando come l’iniziativa fosse tutt’altro che improvvisata. “La targa era un desiderio di Alvaro, era stato proprio lui a chiedermelo prima della morte”, ha dichiarato il regista, rivendicando la natura affettiva e condivisa del gesto.
Secondo Di Napoli, infatti, l’autorizzazione sarebbe arrivata dall’amministratore del condominio e dai familiari più stretti dell’attore, tra cui il figlio, le sorelle e i nipoti. Un elemento che, nella sua versione, renderebbe l’installazione legittima almeno sotto il profilo privato.
Il regista ha inoltre aggiunto un dettaglio che complica ulteriormente il quadro: “Mi ha scritto per dirmi che avrebbe voluto partecipare, poi ha preferito non presentarsi”, riferendosi proprio alla vedova.
Infine, Di Napoli ha respinto con decisione qualsiasi accusa economica: “Nessuno del Comune può averle chiesto soldi”, chiarendo che sulla targa è indicato chiaramente il suo ruolo di promotore e assumendosi, se necessario, anche eventuali responsabilità.
Autorizzazioni e rischio sanzioni: cosa prevede la normativa
La vicenda si inserisce in un contesto normativo preciso che disciplina l’affissione di targhe su edifici, soprattutto in zone di pregio storico come Trastevere. In generale, è necessario il consenso dell’assemblea condominiale e dell’amministratore, ma non sempre questo basta.
Se l’immobile si trova in un’area soggetta a vincoli urbanistici, artistici o paesaggistici, oppure se la targa è visibile dalla strada pubblica, può essere richiesto anche il nulla osta del Comune. Questo passaggio, che varia in base alle disposizioni locali, rappresenta il punto centrale del contenzioso.
Secondo quanto riferito, l’amministratore del condominio si starebbe già occupando della documentazione necessaria per chiarire la situazione, mentre resta aperta la questione su chi debba rispondere formalmente dell’installazione. Di Napoli ha già dichiarato la propria disponibilità a sostenere eventuali costi legati a una sanzione, qualora venisse accertata.