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Minzolini: “Conte corre e divide il Pd, Schlein sotto pressione mentre il campo largo rischia lo scontro finale”

Dopo il referendum, Augusto Minzolini analizza le tensioni nel centrosinistra: Conte accelera sulle primarie, Schlein riflette e cresce il rischio di scontro interno.

Minzolini: “Dopo il voto cresce lo scontro tra Conte e Schlein”

All’indomani del referendum, secondo Augusto Minzolini, si starebbe concretizzando una dinamica già prevista all’interno del Partito Democratico.
Un esponente autorevole del Pd aveva infatti anticipato possibili frizioni tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein, indicando il rischio di una competizione sempre più accesa.

“C’è un rischio di hybris, di ubriacatura per la vittoria che aumenterà lo scontro tra Elly e Conte. In più Conte, da ex premier, ha rapporti con certi mondi, con pezzi del Pd, con il deep state: la Schlein (foto), invece, parla solo con i suoi. Son cose che contano nelle primarie e foriere di problemi”.

Secondo Minzolini, questa previsione si starebbe progressivamente avverando, con Giuseppe Conte già protagonista di una fase politica molto attiva.

Primarie e strategie: Conte accelera, il Pd si divide

Nel quadro descritto, Giuseppe Conte si muove con rapidità, proponendo un modello di primarie che richiama quello già adottato in Sicilia, con votazioni online e possibili ballottaggi.

“Se passa un modello del genere – confida Filippo Zaratti di Avs – per il Pd è una Caporetto”.

Parallelamente, l’ex premier ha pubblicato il libro “Una nuova primavera”, considerato un programma politico, e ha intensificato i rapporti con diverse aree del Pd.
Tra le iniziative segnalate, anche incontri con personalità del mondo economico internazionale, come Paolo Zampolli, vicino a Donald Trump.

Il suo attivismo ha attirato anche valutazioni favorevoli da parte di osservatori come Giuliano Ferrara e Paolo Mieli.

Il confronto politico viene descritto con una metafora cinematografica:

“Negli anni ’60 – è il paragone di Filippo Sensi – c’era uno sceneggiatore che si chiamava Luciano Vincenzoni, quello che ha lavorato in tutti i western di Sergio Leone. Diceva: Quando la trama langue fai uscire da una porta uno con la pistola”.

Schlein tra statuto e scelte: cresce la pressione interna

Nel frattempo, la posizione di Elly Schlein appare più complessa.
La segretaria del Pd dispone di strumenti statutari rilevanti, ma non ha ancora chiarito quale strategia intenda adottare.

“Nell’ultima versione quella di Zingaretti – racconta Claudio Mancini, influente esponente del Pd della Capitale – la segretaria può proporre un nome diverso che deve essere approvato dalla direzione. Quindi il pallino lo ha in mano la Schlein”.

Le valutazioni interne evidenziano un quadro articolato, con divergenze anche sul piano del consenso.

“Conte – spiega Alfieri – ha tutto pronto. La Schlein ha dalla sua parte lo statuto, ma deve scegliere. Può giocare la partita ma deve assumersi tutti i rischi che non sono pochi. O può scegliere il candidato puntando a prendersi il merito di aver riportato la sinistra al governo. Potrebbe anche proporre a Conte di fare entrambi un passo indietro aprendo ad un terzo nome: ma Conte non è tipo da cedere”.

Nei prossimi mesi, secondo Minzolini, il confronto potrebbe intensificarsi ulteriormente, tra nuovi candidati, iniziative politiche e pressioni sulla leadership.