Modena, l’accusa di Feltri: “Chi continua a negare prepara il terreno ai prossimi attentati”
Le dichiarazioni di Vittorio Feltri sui fatti di Modena puntano contro la cautela pubblica e rilanciano il tema del terrorismo in Europa.
Vittorio Feltri interviene sui fatti di Modena
Vittorio Feltri interviene con parole durissime dopo quanto accaduto a Modena, dove un uomo alla guida di un’auto ha travolto alcuni passanti e, secondo la ricostruzione contenuta nella fonte, sarebbe poi sceso dal veicolo armato di coltello.
Il giornalista contesta il modo in cui la vicenda è stata raccontata nel dibattito pubblico e televisivo. Al centro del suo intervento c’è la critica alla prudenza con cui viene esclusa o ridimensionata l’ipotesi di una matrice terroristica, nonostante gli accertamenti ufficiali debbano restare il riferimento principale.
Feltri afferma: “Ciò che è accaduto a Modena ha un nome preciso. E no, non cambia se ci rifiutiamo di pronunciarlo”. Una frase che sintetizza la sua posizione: secondo il giornalista, il problema non sarebbe soltanto l’episodio in sé, ma anche la difficoltà di una parte dell’opinione pubblica nel chiamare le cose con il loro nome.
L’accusa alla prudenza: “Questa non è prudenza”
Il passaggio più netto riguarda la reazione politica e mediatica successiva ai fatti di Modena. Feltri respinge l’idea che la cautela lessicale sia sempre una forma di equilibrio.
“Questa non è prudenza. Questa è codardia”, dichiara il giornalista. Per Feltri, una società che ha più paura delle definizioni che dei fatti rischia di perdere lucidità davanti al pericolo.
Nel suo ragionamento, la scelta di usare parole considerate più caute o rassicuranti non modifica la sostanza degli eventi. “La realtà non cambia se cambiamo le parole. Il sangue resta sangue anche se lo chiamiamo criticità”, afferma.
Il giornalista accusa inoltre una parte del racconto pubblico di preferire spiegazioni legate al disagio individuale o sociale, evitando di affrontare il tema della radicalizzazione islamista. La sua resta una valutazione politica e giornalistica, distinta dagli esiti investigativi che dovranno stabilire con precisione movente, dinamica e responsabilità.
Il riferimento agli attentati in Europa
Nel suo intervento, Feltri collega i fatti di Modena a una serie di attacchi che negli ultimi anni hanno colpito diversi Paesi europei. Cita Francia, Germania, Austria, Belgio, Olanda, Regno Unito, Danimarca e Spagna, richiamando episodi con auto lanciate sulla folla, camion usati contro civili e aggressioni con coltelli.
Secondo il giornalista, l’Italia non poteva considerarsi immune da un fenomeno già visto oltreconfine. “Pensavamo forse che l’Italia fosse immune? No, l’Italia è semplicemente arrivata dopo”, sostiene Feltri.
Il punto centrale della sua analisi è la trasformazione del terrorismo contemporaneo. Non servirebbero più strutture complesse, organizzazioni visibili o grandi reti clandestine. “Basta un’auto. Basta un coltello. Basta il fanatismo”, afferma.
Il ricordo di Oriana Fallaci
Nel testo compare anche un riferimento personale a Oriana Fallaci, che Feltri definisce una cara e indimenticabile amica. Il giornalista ricorda le conversazioni avute con la scrittrice negli ultimi anni della sua vita, quando la Fallaci insisteva sul pericolo dell’islamismo radicale e sulla debolezza dell’Europa.
“Io queste cose le sentivo ripetere continuamente da Oriana Fallaci, mia cara indimenticabile amica”, scrive Feltri. Poi aggiunge un passaggio diretto: “Vittorio, non stare zitto. Devi combatterli con la parola”.
Per il giornalista, quella sollecitazione rappresenta ancora oggi un impegno pubblico. “Aveva ragione lei”, afferma, collegando il ricordo della scrittrice alla sua decisione di non attenuare i toni davanti a ciò che considera una minaccia per l’Occidente.
La chiusura: “Non modererò i termini”
La parte finale dell’intervento è costruita come una rivendicazione personale e professionale. Feltri dice di non voler partecipare a quella che definisce una grande ipocrisia collettiva.
“No. Io non intendo partecipare a questa gigantesca ipocrisia collettiva, a questa patetica farsa. Non resterò zitto, dunque. Non modererò i termini”, dichiara.
Secondo il giornalista, quanto accaduto a Modena non può essere liquidato come un episodio qualsiasi. Nella sua lettura, il fatto rappresenta un segnale che l’Italia dovrebbe osservare con attenzione, dentro un quadro europeo già segnato da episodi violenti contro civili.