Migranti, la Meloni spinge sul blocco navale: “Promessa mantenuta”

Il ddl migranti torna in Senato: la Meloni punta al primo via libera entro l’estate, tra blocco navale, sicurezza e scontro politico.

Migranti, il ddl arriva in commissione al Senato

Il disegno di legge sull’immigrazione torna al centro dell’agenda politica. Secondo quanto emerso nelle ultime ore, il provvedimento sarà incardinato nella commissione Affari costituzionali del Senato con l’obiettivo di arrivare a un primo via libera entro l’estate.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni avrebbe chiesto ai gruppi parlamentari di maggioranza di accelerare l’esame del testo. Il ddl, approvato dal Consiglio dei ministri a febbraio, contiene anche la misura definita politicamente come “blocco navale”, una delle promesse più riconoscibili della campagna elettorale del centrodestra.

La nuova formulazione non coincide con il blocco navale evocato nei comizi del 2022, ma introduce una possibilità di interdizione temporanea all’ingresso nelle acque territoriali italiane in casi considerati gravi per l’ordine pubblico o per la sicurezza nazionale.

Cosa prevede la misura sulle acque territoriali

Il punto più discusso è contenuto nell’articolo 10 del ddl. Il testo prevede che, “nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale”, l’attraversamento “del limite delle acque territoriali può essere temporaneamente interdetto con delibera del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’interno”.

La misura viene presentata dalla maggioranza come uno strumento di prevenzione e contrasto all’immigrazione irregolare. Sul piano politico, il governo intende collegare il provvedimento al nuovo quadro europeo su migrazione e asilo, sostenendo che le modifiche introdotte a livello Ue consentano margini più ampi di intervento.

Resta però aperto il confronto sulla compatibilità della norma con gli obblighi internazionali, in particolare per quanto riguarda il soccorso in mare, il diritto d’asilo e il divieto di respingimenti collettivi.

Il timore di una nuova pressione migratoria

L’accelerazione sul ddl arriva in una fase segnata da forti tensioni nel Mediterraneo. Nei vertici di governo sarebbe stata affrontata anche l’ipotesi di una nuova pressione migratoria, collegata alle crisi in corso nell’area mediorientale.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha richiamato il rischio legato alla situazione in Libano, parlando di “un pezzo della stabilità del Mediterraneo”. Secondo il ministro, in proporzione “è come se in Italia avessimo 15 milioni di sfollati”. E se queste persone dovessero spostarsi verso l’Europa, ha aggiunto, “i punti di approdo sono noti a tutti”.

Il governo guarda quindi al dossier migratorio come a un passaggio di sicurezza nazionale e di tenuta politica. La maggioranza punta a presentare il ddl come risposta preventiva a uno scenario che Palazzo Chigi considera potenzialmente critico.

La maggioranza rivendica il programma

A sostenere la linea del governo è anche Andrea De Priamo, senatore di Fratelli d’Italia e presidente della commissione Affari costituzionali del Senato. Il parlamentare ha spiegato che la maggioranza intende “proseguire nell’attuazione del programma sul fronte del contrasto all’immigrazione illegale”.

Secondo De Priamo, oltre al decreto sui rimpatri volontari assistiti, la commissione inizierà a lavorare sul disegno di legge del governo in materia di protezione internazionale, “che prevede anche l’opzione del blocco navale”.

Il senatore ha poi respinto l’idea che la misura sia irrealizzabile, sostenendo che non sarebbe “una chimera ma un impegno che, come sempre abbiamo sostenuto, necessitava di un cambio delle regole europee in materia di immigrazione, ora avvenuto anche grazie alla spinta del governo Meloni”.

Le opposizioni contestano il blocco navale

Le opposizioni contestano l’impostazione del ddl e puntano l’attenzione sui possibili profili di contrasto con le norme nazionali e internazionali. Il leader di +Europa Riccardo Magi ha parlato di “un grande classico, l’ossessione della destra per il blocco navale, espressione tanto evocativa quanto inconsistente”.

Per Magi, il blocco navale “è una pratica bellica incompatibile con tutte le leggi nazionali e internazionali che il nostro governo ha l’obbligo di rispettare”. Il deputato contesta inoltre il rapporto tra il ddl e il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, sostenendo che anche in caso di arrivi di massa l’Unione europea dovrebbe garantire sostegno agli Stati membri e forme di redistribuzione.

Il confronto parlamentare si annuncia quindi acceso. Da una parte il governo rivendica il diritto di rafforzare il controllo dei confini, dall’altra le opposizioni chiedono garanzie sul rispetto dei trattati, del soccorso in mare e della protezione internazionale.

Il segnale politico della Meloni

Per la Meloni, il rilancio del ddl ha anche un valore politico. Il dossier immigrazione resta uno dei punti identitari del centrodestra e consente alla maggioranza di tornare su un terreno considerato favorevole: sicurezza, confini e contrasto agli ingressi irregolari.

Il calendario parlamentare sarà decisivo per capire se il primo via libera potrà arrivare davvero entro l’estate. Il testo dovrà affrontare l’esame della commissione, eventuali emendamenti e il confronto tra i gruppi.

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