Licenziamento illegittimo per Paolo Michielotto, morto suicida dopo il caso dei 280 euro: “Metro aveva umiliato la sua onestà”
Il licenziamento illegittimo di Paolo Michielotto, dipendente Metro a Marghera, è stato riconosciuto dal giudice del lavoro di Venezia.
Licenziamento illegittimo, la decisione del tribunale di Venezia
Il licenziamento di Paolo Michielotto, il lavoratore di 55 anni morto suicida pochi giorni dopo essere stato allontanato dalla Metro di Marghera, è stato dichiarato illegittimo dal giudice del lavoro del tribunale di Venezia.
La decisione arriva a distanza di quasi due anni dalla vicenda che aveva coinvolto l’uomo, dipendente dell’azienda per 27 anni. Dopo la sua morte, i familiari hanno scelto di proseguire la causa con il sostegno della Cgil di Venezia e della Filcams, contestando il provvedimento disciplinare adottato dall’azienda.
Secondo quanto emerso, a Michielotto era stato attribuito un danno economico di circa 280 euro. Una contestazione che aveva portato prima alla sospensione e poi al licenziamento in tronco.
Il caso nato nel punto vendita Metro di Marghera
I fatti risalgono all’estate del 2024. Paolo Michielotto lavorava come addetto alle vendite nel punto vendita Metro di Marghera e seguiva un portafoglio di clienti composto anche da ristoratori del centro storico di Venezia.
L’azienda gli aveva contestato di avere favorito alcuni clienti permettendo loro di evitare le spese di consegna. Secondo la ricostruzione alla base del provvedimento, il dipendente avrebbe indicato la possibilità di inserire nel carrello online anche prodotti non disponibili, così da raggiungere la soglia minima di 250 euro prevista per ottenere la consegna gratuita.
Il danno complessivo indicato dall’azienda era stato quantificato in 280 euro. Per Metro, quella condotta aveva giustificato la misura più severa. Per la famiglia e per il sindacato, invece, il provvedimento era sproporzionato rispetto ai fatti contestati.
La battaglia dei familiari dopo la morte
Dopo il licenziamento, Michielotto si era rivolto al sindacato per impugnare la decisione. Dieci giorni più tardi si era tolto la vita. I familiari hanno poi deciso di portare avanti l’azione davanti al giudice del lavoro.
“Questa causa non ci restituirà Paolo, ma vogliamo giustizia per il modo in cui è stato trattato”, avevano dichiarato i parenti dell’uomo. “Si sentiva umiliato per quello che gli era accaduto. Era una persona onesta e dopo 25 anni di lavoro si è trovato con la dignità lesa”.
Il tribunale ha ora riconosciuto l’illegittimità del licenziamento. La decisione dà ragione ai familiari nella contestazione del provvedimento adottato dall’azienda.
La posizione della Cgil e della Filcams
A comunicare l’esito della causa è stata la Cgil di Venezia, che insieme alla Filcams ha seguito la famiglia nella vertenza.
“Questa decisione fa giustizia della sua rettitudine, del suo alto senso del dovere e della sua onestà, che Metro aveva umiliato con un licenziamento ingiusto. Purtroppo Paolo non potrà gioire di questo risultato. Ed è proprio per questo che sentiamo il dovere di ringraziare profondamente i suoi familiari, che con forza, dignità e determinazione hanno portato avanti una causa giusta, non solo sul piano umano ma anche su quello civile e del lavoro”, hanno dichiarato dal sindacato.
La nota prosegue: “Questa vicenda rappresenta per noi l’ennesima dimostrazione di un fatto semplice ma decisivo: il lavoro non può essere considerato una merce. Non è accettabile che il profitto venga anteposto alla vita delle persone, alla loro dignità, alla loro storia, alla loro integrità morale”.
Il risarcimento chiesto dagli eredi
Nella causa promossa contro Metro, gli eredi avevano chiesto un risarcimento pari a 24 mensilità. La vicenda resta legata a un provvedimento disciplinare che, secondo la decisione del giudice del lavoro di Venezia, non poteva essere considerato valido.