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Ponte sullo Stretto, Salvini: “I soldi ci sono, il progetto c’è”, Landini: «Forse può unire solo le mafie se lo attraverseranno»

Ponte sullo Stretto ancora al centro dello scontro politico: Salvini difende l’opera, Conte e Landini contestano costi, priorità e rischi.

Ponte sullo Stretto, il governo accelera sull’opera

Il Ponte sullo Stretto di Messina torna a dividere maggioranza, opposizioni e sindacati. Il progetto, pensato per collegare stabilmente Sicilia e Calabria, resta una delle opere simbolo del governo, ma deve ancora superare passaggi tecnici e amministrativi prima dell’avvio dei cantieri.

Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini continua a difendere l’intervento, presentandolo come una infrastruttura strategica per ridurre i tempi di collegamento e rafforzare i trasporti nel Mezzogiorno. Dopo i rilievi della Corte dei conti, il decreto Ponte ha riaperto il percorso autorizzativo, affidando al ministero una serie di adempimenti su piano economico-finanziario, pareri tecnici, verifiche ambientali e rapporti con la Commissione europea.

Sul piano politico, però, lo scontro resta acceso. Da una parte il centrodestra rivendica l’utilità dell’opera; dall’altra Giuseppe Conte, il Movimento 5 Stelle, la Cgil e una parte delle opposizioni chiedono di destinare le risorse ad altre priorità.

Le parole di Salvini su tempi, lavoro e collegamenti

Salvini ha rilanciato il progetto collegandolo alla velocità degli spostamenti e alla crescita economica. “Il ponte sullo Stretto? Un’opera che servirà per unire il Paese nel nome della velocità. Ci siamo dovuti organizzare con gli orari per riuscire a prendere un traghetto a tarda serata senza aspettare”.

Il ministro ha richiamato anche il tema delle infrastrutture vicine, citando l’aeroporto di Trapani-Birgi. “Volete mettere? Avere qui a due passi una infrastruttura del genere che serve per turisti, professionisti e studenti? Io sono per il sì, perché serve farle le cose e non sono per il no precondizionato”.

Nel suo intervento, Salvini ha poi insistito sull’interesse generato dal progetto tra tecnici e lavoratori. “Il meglio dell’ingegneria mondiale ha messo le richieste di disponibilità di lavoro per lavorare al progetto del ponte: ingegneri, architetti, operai, tecnici. Sono arrivate 45mila domande nei primi giorni, giusto per farvi capire la fame, la voglia e l’utilità dello strumento”.

Conte e Landini contro il progetto

Sul fronte opposto, Giuseppe Conte contesta il costo dell’opera e sostiene che le risorse dovrebbero essere impiegate diversamente. “Prenderemo quei 13 miliardi e mezzo buttati sul Ponte sullo Stretto, un progetto attualmente irrealizzabile, per metterlo alla disposizione dei cittadini. In campo economico dovremo rivedere completamente la spesa militare per quegli impegni folli che Giorgia Meloni ha sottoscritto”.

Anche il segretario generale della Cgil Maurizio Landini conferma la contrarietà del sindacato. “Ribadiamo la nostra contrarietà al Ponte sullo Stretto, che dimostra non solo un’idea sbagliata di rapporto con l’ambiente ma anche un modo per continuare a cacciare via dei soldi e forse, come ha detto con efficacia don Ciotti, l’unica cosa che è in grado di unire sono le mafie se lo attraverseranno”.

Le posizioni contrarie puntano quindi su tre elementi: costi, impatto ambientale e rischio di destinare una quota consistente di risorse pubbliche a un’opera ritenuta non prioritaria.

I passaggi tecnici ancora necessari

La partita non si gioca solo nelle dichiarazioni politiche. Per arrivare ai cantieri servono ancora pareri e verifiche. Salvini ha spiegato così l’iter: “La Corte dei conti l’anno scorso ci fermò il progetto perché chiedeva ulteriori integrazioni, abbiamo approvato un decreto con l’ulteriore integrazione, si chiederà poi il parere all’Authority dei trasporti, il Consiglio superiore dei lavori pubblici, che è il massimo organismo tecnico e ci sta lavorando da settimane e darà il parere entro l’estate. Poi torneremo in Corte dei conti. I soldi ci sono, il progetto c’è, le aziende sono pronte, la mano d’opera sono pronte, spero che non ci sia nessun pregiudizio ideologico per bloccare qualcosa che serve l’Italia e che il mondo ci invidierebbe”.

Il decreto approvato dal Parlamento prevede l’aggiornamento del piano economico-finanziario della società concessionaria, l’acquisizione del parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti sulle tariffe, i passaggi tecnici e le verifiche ambientali. Solo dopo questi adempimenti il dossier potrà tornare al controllo della Corte dei conti.

Ambiente, costi e Corte dei conti

Uno dei nodi più delicati riguarda l’area dello Stretto di Messina, sottoposta a vincoli ambientali. Le verifiche dovranno chiarire compatibilità, impatti dei cantieri e misure di tutela. Il confronto con la Commissione europea resta un altro passaggio essenziale, anche alla luce dei rilievi sollevati in precedenza.

C’è poi il tema economico. L’opera viene indicata con un valore di circa 13,5 miliardi di euro, cifra contestata dalle opposizioni e difesa dal governo come investimento strategico. L’Autorità di regolazione dei trasporti dovrà esprimersi anche sul piano tariffario e sui futuri pedaggi.