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Paolo Mieli scuote la sinistra, “Non fiorisce niente invece a destra con Vannacci c’è vita”

Paolo Mieli analizza il voto amministrativo e indica nella tenuta del centrodestra e nel caso Roberto Vannacci due segnali politici rilevanti.

Paolo Mieli e il voto amministrativo

L’editoriale di Paolo Mieli sul Corriere della Sera interviene sul risultato delle elezioni amministrative e sulla lettura politica data dal centrosinistra nelle settimane precedenti al voto. Secondo lo storico ed ex direttore, il quadro uscito dalle urne non conferma l’idea di una svolta imminente contro il governo guidato da Giorgia Meloni.

Il passaggio centrale è netto: “Non c’è stato nessun terremoto”. Una valutazione che, nel ragionamento di Mieli, riguarda soprattutto le aspettative coltivate da Partito democratico e Movimento 5 Stelle dopo i referendum di due mesi fa.

Per Mieli, la sinistra “aveva dato una lettura eccessivamente ottimistica dei risultati referendari di due mesi fa”. Il voto sulla riforma della giustizia, viene spiegato nell’editoriale, “è stato assai rilevante ma non ha segnato affatto l’inizio della fine del governo” e non ha nemmeno “spalancato le porte a una libera cavalcata verso la vittoria dello schieramento di cui è a capo Elly Schlein”.

Il centrosinistra e gli errori di valutazione

Nel testo, Mieli sottolinea che Fratelli d’Italia resta il primo partito e che non sarebbe mai apparso realistico un sorpasso del Pd. Da qui, secondo la sua analisi, sarebbe nato un errore politico: considerare il tempo come un alleato, rinviando scelte considerate necessarie.

“Tale lettura errata ha indotto il centrosinistra a commettere qualche errore di valutazione. In primo luogo, quello di ritenere di avere davanti a sé settimane, mesi prima di dovere prendere delle decisioni”.

Il nodo indicato dall’editorialista riguarda l’assetto del cosiddetto campo largo. Le differenze tra Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni restano evidenti su più dossier: politica estera, sicurezza, immigrazione, economia, debito pubblico e spesa.

La domanda sulla legge elettorale

Un altro punto sollevato da Mieli riguarda la riforma del sistema elettorale proposta dal centrodestra. L’opposizione, secondo quanto riportato nell’editoriale, ha espresso un rifiuto netto al confronto, ma non avrebbe ancora chiarito una proposta alternativa.

“Siamo a conoscenza del fatto che Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni dicono no alla riforma del sistema elettorale proposta da Meloni. E che neanche vogliono sedersi a un tavolo per confrontarsi e discuterla. Legittimo. Ma qual è quella del centrosinistra?”.

La questione, nella lettura di Mieli, si inserisce in un problema più ampio: la difficoltà di costruire uno schieramento stabile, competitivo e riconoscibile.

Il caso Roberto Vannacci e il segnale nel centrodestra

Nell’editoriale viene affrontato anche il tema di Roberto Vannacci e di Futuro nazionale. Mieli osserva che anche nel centrodestra esistono problemi di coesione, ma interpreta la nascita di un’area politica legata al generale come un segnale di movimento interno.

“Che sia nato è un segno di vitalità. A sinistra non fiorisce niente del genere (stiamo parlando ovviamente di qualcosa di natura antitetica a quella vannacciana)”.

Il riferimento serve a evidenziare una differenza politica: nel centrodestra, pur tra tensioni e competizioni interne, emergerebbero nuove iniziative; nel centrosinistra, invece, le potenzialità emerse dopo il referendum sarebbero rimaste senza seguito.

La costruzione dello schieramento e il problema delle alleanze

Secondo Mieli, il centrosinistra mostra anche una difficoltà nella scelta dei candidati e nella gestione degli alleati. In passato, osserva l’editorialista, venivano spesso individuati profili moderati o centristi, espressione di aree esterne al mondo dei Democratici di sinistra.

Oggi, invece, i nomi arriverebbero soprattutto dal perimetro dem, lasciando agli altri partiti spazi ridotti. “Ai compagni di strada viene riservata qualche scodella con gli avanzi. E l’elettorato M5s mal si adatta a questa subalternità. Anche quello Avs peraltro dà segni di scontento”.