Maurizio Landini attacca la Meloni dopo gli applausi di Confindustria: “Ogni fallimento ha bisogno della sua claque”
Maurizio Landini critica gli applausi di Confindustria alla Meloni e rilancia a DiMartedì il tema salari, industria, fiscal drag e lavoro.
Maurizio Landini contro gli applausi alla Meloni
Gli applausi ricevuti dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni all’assemblea di Confindustria sono diventati uno dei temi centrali della puntata di DiMartedì, il programma condotto da Giovanni Floris su La7.
Ospite in studio, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, è intervenuto dopo la messa in onda delle immagini della standing ovation riservata alla premier. Alla domanda di Floris, “Se li merita?”, il leader sindacale ha risposto richiamando una canzone di Francesco De Gregori.
“Mi viene in mente la canzone di De Gregori, che diceva che ‘Ogni fallimento ha bisogno della sua claque’”.
Poi Landini ha spostato il discorso sulle condizioni sociali ed economiche di una parte del Paese: “Il problema non è quelli che applaudono. Il problema è quelli che non applaudono, non ci sono e sono la maggioranza. Quelli che stanno male, che hanno visto peggiorare la loro condizione, che non arrivano a fine mese”.
Le critiche su industria, salari e crisi aziendali
Nel corso del confronto televisivo, il segretario della Cgil ha contestato il contenuto degli interventi ascoltati all’assemblea di Confindustria, sostenendo che alcuni dossier industriali non abbiano ricevuto lo spazio necessario.
“Io c’ero, ero in platea, ho ascoltato gli interventi. Non hanno detto una parola sui problemi veri, l’Electrolux, l’Ilva di Taranto, la chimica, le automobili. Hanno tirato fuori il nucleare, ci vogliono 20 anni per fare il nucleare”.
Il riferimento di Landini riguarda alcuni comparti ritenuti centrali per l’occupazione e per la tenuta del sistema produttivo italiano. Nel suo intervento, il leader sindacale ha insistito sulla necessità di affrontare salari, contratti, crisi industriali e potere d’acquisto.
Il confronto a DiMartedì con Giovanni Floris
Durante la trasmissione, Giovanni Floris ha richiamato anche i dati sulla produzione industriale, osservando il contrasto tra il quadro economico presentato e gli applausi ricevuti dalla Meloni davanti agli imprenditori.
Il conduttore ha notato: “E’ strano che imprenditori con questi dati, tu fai un discorso politico nel migliore dei casi ma retorico, e viene applaudita…”.
Da qui Landini ha ampliato la critica al governo, sostenendo che il peso dell’inflazione e delle scelte fiscali ricada soprattutto su lavoratori e pensionati. Il segretario della Cgil ha indicato nel fiscal drag uno dei nodi principali da affrontare.
“Stanno continuando a far pagare lavoratori e pensionati. Da tempo diciamo che serve il fiscal drag. Stanno pagando miliardi di tasse che non dovrebbero pagare, pagano le tasse anche per chi evade o paga meno tasse perché aumentano i profitti. Non è vero che non ha soldi la Meloni, vada a prenderli dove ci sono”.
La distanza tra governo e sindacato
Le parole di Landini confermano la distanza tra la Cgil e il governo guidato dalla Meloni su lavoro, salari, fisco e politica industriale. Il segretario sindacale ha contestato non solo la standing ovation ricevuta dalla premier, ma anche l’impostazione generale del confronto con gli industriali.
La discussione a DiMartedì ha riportato al centro il rapporto tra esecutivo, imprese e rappresentanze dei lavoratori. Da una parte gli applausi arrivati dalla platea di Confindustria, dall’altra la critica del principale sindacato italiano, che chiede interventi immediati sui redditi e sulle crisi produttive.