Mauro Corona travolge la sinistra: “Ha perso il popolo, vedrete Vannacci quanti voti prenderà”
L’intervista a Mauro Corona scuote la politica: dalla sinistra alla Meloni, lo scrittore attacca arroganza, povertà e distanza dal popolo con giudizi netti e duri.
Mauro Corona e l’affondo sulla sinistra lontana dal popolo
Mauro Corona torna a parlare di politica con il suo linguaggio diretto, ruvido e lontano dalle formule di partito. Lo scrittore, alpinista e volto televisivo legato da anni al confronto con Bianca Berlinguer, interviene sui principali nodi del dibattito italiano: la crisi della sinistra, il rapporto con gli elettori popolari, il ruolo della destra, la rabbia sociale e la qualità della classe dirigente.
Il passaggio più netto riguarda proprio la sinistra. Alla domanda se abbia perso il rapporto con il popolo, Corona risponde senza esitazioni: “Dico di sì perché me ne accorgo: ma se di me non ci si può fidare perché sono improvvido a me stesso – come mi ha definito Claudio Magris -, prendo in prestito le parole dello scrittore israeliano Abraham Yehoshua: la sinistra non viene più votata perché ha perso il popolo”.
Il ragionamento dello scrittore si allarga poi allo spostamento di una parte dell’elettorato popolare verso la destra. Corona spiega così il fenomeno: “Perché dai e dai… Prometti e non fai… Mi sento di sinistra, ma anche io avrei l’idea di mandarli tutti a quel paese. Mi pare logico che gli elettori abbiano provato da altre parti, sperando di avere considerazione, voce, una paga dignitosa. È già successo con Berlusconi. Però le promesse vanno mantenute, conosco molta gente di destra non soddisfatta del governo di destra. Chi non ha il necessario, chi si sente tradito, non può che cambiare. Vedrete Vannacci quanti voti prenderà”.
Dalla Schlein alla Meloni, i giudizi politici dello scrittore
Nel giudizio di Corona, il problema della sinistra non sarebbe il moralismo, ma l’autoreferenzialità. La descrizione è severa: “No, ma è autoreferenziale: parlano tra loro, di loro, si sposano tra loro, vanno a cena tra loro. E poi dicono male di tutto il resto dell’umanità, come se fossero gli unici detentori del sapere. Sono una sorta di aristocrazia: aristocrazia dell’enfasi”.
Alla Schlein, leader del Partito democratico, Corona rivolge una critica legata al tema della povertà e dell’esperienza concreta del bisogno. Lo scrittore afferma: “Le rimprovero che non è mai andata a elemosina per sopravvivere. Solo se hai coscienza della povertà puoi aiutare chi ha meno o non ha”.
Più articolato il giudizio sulla Meloni. Corona le riconosce qualità politiche, ma non risparmia osservazioni sulla squadra di governo e sullo stile pubblico. Le sue parole sono precise: “Meloni ha meriti, ha coraggio e saprebbe cosa fare, ma devo dire che la sua squadra di governo potrebbe essere molto migliore. Se posso rimproverarle qualcosa, dovrebbe evitare il piglio barricadero, la invito alla dolcezza, a praticare dolcezza che è figlia dell’umiltà. Il filosofo austriaco Rudolf Steiner diceva che prima di affrontare ogni cosa chiunque dovrebbe accertarsi che il proprio animo sia rivolto alla dolcezza”.
Tra i politici di destra che stima, Corona indica invece Gianfranco Fini, rispondendo: “Gianfranco Fini, assolutamente”.
Povertà, rabbia e democrazia: la politica vista dalla montagna
Il confronto si sposta poi sulle paure sociali. Corona indica la povertà come il primo elemento che lo preoccupa, collegandola alla condizione degli ultimi e alla violenza giovanile. Dice: “Io guardo verso gli umili e gli ultimi, quindi mi fa paura la povertà. Non per me – ovviamente – ma per i poveri veri. Temo molto anche la violenza, soprattutto quella che vedo negli adolescenti, la rabbia che emerge dai loro atteggiamenti che praticano senza controllo. Penso al ragazzo ucciso pochi giorni fa da quelli che Primo Levi definiva I mostruosi killer bambini”.
La montagna diventa per Corona una metafora della politica. Secondo lo scrittore, insegna due lezioni essenziali: “La montagna dice alla politica due cose: la prima è che dalla cima non si va da nessuna parte, ma è solo possibile scendere. La seconda è che tu non devi guardare le cime, altrimenti non parti, paralizzato dalla paura. La politica dovrebbe risolvere un metro alla volta, un problema alla volta, e poi arriva in cima”.
Sul clima del Paese, il giudizio è ancora una volta duro. Alla domanda se l’Italia sia diventata più cattiva, Corona risponde: “Sì, ci siamo incattiviti perché invidiamo, perché non abbiamo quello che abbiamo visto che hanno i ricchi. I social ci hanno reso più consapevoli ma anche più invidiosi. Prima a Erto c’erano due auto, quella del medico e quella del tassista, cosa avremmo dovuto invidiare? Dovremmo tutti tornare ad essere quello che siamo, non guardare gli altri. Walt Whitman, il poeta, diceva che per essere felici basterebbe tornare a stare nella natura e seguire i suoi ritmi. Forse la formula per essere migliori è facile: accontentarsi di quello che abbiamo”.
La chiusura dell’intervista affida alla montagna l’immagine finale della politica italiana. Corona sceglie Vaja, la tempesta che devastò intere aree boschive, e afferma: “Vaja, la tempesta che 6 anni fa rase al suolo ettari di bosco. Oggi la politica è come Vaja: sta radendo al suolo gli alberi umani”.