Sondaggi 2026, FdI è primo, perde ancora il PD ma sale il M5s, profondo rosso per la Lega, Vannacci cresce ancora

Vannacci sale al 4,1% con Futuro Nazionale: per Buttaroni il centrodestra rischia in uno scenario di sostanziale parità.

Roberto Vannacci può diventare un problema decisivo per il centrodestra in vista del prossimo voto. È il quadro emerso a Quarta Repubblica, su Rete 4, durante il confronto tra Nicola Porro e Carlo Buttaroni, presidente dell’Istituto Tecnè. Alla domanda se Vannacci, pur definendosi di destra, possa contribuire a far perdere la destra al governo, Buttaroni ha risposto senza esitazioni: “Naturalmente sì, in questo momento le coalizioni sono grosso modo alla pari, il centrodestra è avanti di qualche decimale”. Il dato politico centrale è la crescita di Futuro Nazionale, rilevato al 4,1%, con un potenziale che, secondo il sondaggista, potrebbe arrivare fino al 7%.

Vannacci nei sondaggi e il rischio per il centrodestra

Il tema non riguarda soltanto il peso elettorale di Futuro Nazionale, ma l’effetto che il partito di Roberto Vannacci può avere sugli equilibri complessivi tra coalizioni. Nel sondaggio illustrato da Carlo Buttaroni, il centrodestra resta avanti, ma con un margine molto contenuto.

Nel dettaglio, Fratelli d’Italia si conferma primo partito e resta stabile al 29,4%. Forza Italia arretra dello 0,1 rispetto a quindici giorni prima e si attesta all’8,7%, mentre la Lega scende al 6,7%, con una flessione dello 0,4. Noi Moderati viene indicato all’1%. Nel complesso, la coalizione di centrodestra raggiunge il 45,8%, in calo dello 0,4.

Il punto più delicato è che la distanza con il centrosinistra resta ridotta. Per Buttaroni, infatti, la fotografia del momento segnala un equilibrio fragile, nel quale pochi decimali possono incidere sulla percezione della forza politica dei due schieramenti. In questo contesto, il dato di Futuro Nazionale pesa perché si colloca fuori dalle coalizioni e può intercettare voti in un’area potenzialmente vicina alla destra.

Il centrosinistra al 44,3% e il peso degli esterni

Sul fronte opposto, il centrosinistra viene indicato al 44,3%, con una flessione dello 0,3. Il Partito Democratico perde mezzo punto e scende al 21,5%, mentre il Movimento 5 Stelle guadagna lo 0,3 e arriva al 12,8%. Alleanza Verdi e Sinistra si attesta al 6,3%, Italia Viva al 2,3% e +Europa all’1,4%.

Il confronto tra i due blocchi mostra quindi una differenza di appena un punto e mezzo. Una distanza che, secondo Buttaroni, non consente di parlare di un vantaggio solido. “Statisticamente è una situazione di parità”, ha spiegato il presidente dell’Istituto Tecnè. Poi ha aggiunto: “Un punto e mezzo di differenza, non è quello che cambia… Il punto è che questo 4,1% di Vannacci arriva dopo una progressione crescente. Negli ultimi mesi ha guadagnato quasi due punti e ha un potenziale che potrebbe arrivare al 7%”.

Accanto a Futuro Nazionale, anche Azione di Carlo Calenda viene rilevata fuori dalle coalizioni, al 2,9%, con un incremento dello 0,1. Ma è il dato legato a Vannacci a emergere con maggiore forza politica, perché si inserisce direttamente nella competizione interna all’area di destra e può incidere sulla capacità del centrodestra di presentarsi compatto.

La crescita di Futuro Nazionale cambia gli equilibri

Il 4,1% attribuito a Futuro Nazionale non viene letto da Buttaroni come un dato isolato, ma come il risultato di una crescita progressiva. La questione, dunque, non è soltanto quanto valga oggi il partito di Vannacci, ma quanto possa pesare nei prossimi mesi se la tendenza dovesse continuare.

Per il centrodestra, il rischio indicato dal sondaggista è chiaro: perdere consenso verso una forza esterna alla coalizione, in una fase in cui il margine sul centrosinistra appare limitato. Se il voto di Futuro Nazionale restasse separato dal perimetro della coalizione, potrebbe diventare un fattore capace di condizionare l’esito del confronto politico.

La domanda posta da Nicola Porro ha sintetizzato il nodo: Vannacci, pur collocandosi a destra, può danneggiare proprio la destra di governo? La risposta di Buttaroni indica uno scenario da non sottovalutare. In una situazione di sostanziale parità tra schieramenti, la crescita di una forza esterna può trasformarsi in un elemento decisivo, soprattutto se quel consenso arriva da un’area elettorale vicina al blocco che oggi sostiene il governo.

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