Elly Schlein prepara il Pd alla sfida di governo, tra incontri con Draghi, Prodi, Europa e mondo delle imprese.
Elly Schlein si muove già come una candidata alla guida del governo e prova a costruire attorno al Partito Democratico un profilo più rassicurante, largo e credibile. La segretaria dem, che ha rivendicato di sentirsi pronta come leader, ha avviato una serie di consultazioni con figure centrali della politica e delle istituzioni, da Romano Prodi a Mario Draghi, passando per i vertici europei e il mondo dell’imprenditoria. L’obiettivo è preparare il campo a una possibile alleanza progressista capace di competere alle prossime elezioni politiche, superando le diffidenze che ancora circondano la sua leadership.
Schlein studia da premier e cerca il dialogo con Draghi
Il confronto con Mario Draghi ha assunto un significato politico preciso. La segretaria del Pd ha incontrato l’ex presidente del Consiglio e già governatore della Bce per un caffè e per ascoltare consigli in vista della fase che si apre. Uno dei messaggi principali arrivati da Draghi sarebbe stato chiaro: “Gli italiani in questa fase hanno bisogno di essere rassicurati”.
Per Schlein, il passaggio è tutt’altro che secondario. La leader dem sa che una parte del Paese, e anche una parte dell’establishment economico e istituzionale, guarda ancora con prudenza alla sua possibile candidatura a Palazzo Chigi. Per questo ha scelto di moltiplicare i contatti con chi ha già avuto responsabilità di governo e con chi può contribuire a darle un profilo più solido sul piano della credibilità nazionale e internazionale.
Il percorso non nasce ora. Schlein e Draghi si erano già incontrati a casa dell’ex premier nel novembre del 2024, e successivamente ci sarebbero stati altri colloqui. La nuova riunione si inserisce però in un contesto diverso, con le elezioni politiche sempre più vicine e con la segretaria dem impegnata a trasformare il Pd da forza di opposizione a perno di una possibile alternativa di governo.
Dal confronto con Prodi al messaggio ai moderati
Il dialogo con Romano Prodi resta un altro tassello fondamentale della strategia di Schlein. I rapporti tra i due non sono sempre stati semplici, ma il confronto è continuativo e riguarda soprattutto il profilo politico dell’alleanza da costruire. I suggerimenti arrivati da Prodi e Draghi sembrano muoversi nella stessa direzione: evitare radicalismi, non intestarsi battaglie divisive come la patrimoniale e aprire le porte anche a chi non si riconosce nella destra ma non appartiene stabilmente al campo della sinistra.
La segretaria del Partito Democratico ha più volte ripetuto il senso della sfida: “Abbiamo un’occasione storica, perché dopo vent’anni abbiamo finalmente una opportunità: andare insieme a un’alleanza progressista alle prossime elezioni, vincere quelle elezioni”.
Allo stesso tempo, Schlein non nasconde la consapevolezza delle resistenze esterne. Nel suo ragionamento c’è la percezione di una diffidenza verso la capacità del centrosinistra di governare: “Ci guardano da fuori come se non fossimo in grado di gestire il Paese… però andremo avanti lo stesso”.
Anche gli incontri recenti con Ursula von der Leyen e Antonio Costa vanno letti in questa cornice. La leader dem vuole accreditarsi come interlocutrice affidabile in Europa, rafforzando il profilo internazionale del Pd e mostrando che l’opposizione a Giorgia Meloni può trasformarsi in una proposta di governo.
Il Pd guarda a Confindustria e al nodo Gori
Il doppio registro di Schlein, ancora combattiva nei toni ma sempre più attenta alla dimensione di governo, emerge anche dal rapporto con il mondo produttivo. Quando polemizza con Meloni, la segretaria dem richiama spesso le critiche di Confindustria all’esecutivo, segnale di una strategia che punta a parlare anche agli imprenditori e ai settori economici più prudenti.
Non è stato casuale l’incontro organizzato il 22 giugno dall’eurogruppo dem, al quale hanno partecipato diversi imprenditori e cinque vicepresidenti di Confindustria. In quell’occasione Schlein si è rivolta direttamente al mondo delle imprese: “Noi abbiamo bisogno di voi, che siete venuti a portarci le idee, anche critiche quando serve, questo è un metodo che vogliamo portare anche al governo”.
La stessa riunione è servita anche a sondare il clima interno al Pd, in particolare attorno a Giorgio Gori, ex sindaco di Bergamo e punto di riferimento di una parte dell’imprenditoria del Nord. Un suo eventuale allontanamento rappresenterebbe un problema per una segretaria che punta a non rompere ulteriormente con l’area riformista e con i mondi economici più sensibili alla stabilità.
Per ora Gori non sembra intenzionato a lasciare il partito, ma resta l’ipotesi di una sua candidatura alle primarie, se davvero si terranno, come riferimento dei riformisti. Anche questo passaggio conferma che la partita di Schlein non si gioca solo contro Meloni o nel confronto con Giuseppe Conte, ma anche dentro il campo progressista, dove la segretaria deve tenere insieme identità, governo, alleanze e fiducia dei settori che ancora la osservano con cautela.
