Roberto Vannacci apre al centrodestra, detta le condizioni a Giorgia Meloni e si allontana da Matteo Salvini.
Roberto Vannacci tende una mano al centrodestra, ma nello stesso tempo aumenta la pressione politica su Giorgia Meloni. Da Vicenza, durante l’evento a sostegno di Mario Roggero, il gioielliere condannato a 14 anni di carcere per aver ucciso due rapinatori, il leader di Futuro Nazionale ha confermato la disponibilità a un’intesa con la coalizione, ponendo però condizioni precise. Sullo sfondo restano i rapporti tesi con Matteo Salvini, il confronto con Fratelli d’Italia e i sondaggi che fotografano una fase di rallentamento per il movimento vannacciano.
Roberto Vannacci apre al centrodestra e chiama in causa Meloni
Il passaggio più politico riguarda il possibile ingresso di Futuro Nazionale nell’area di governo. Vannacci non chiude la porta, ma fissa un limite netto: “Siamo assolutamente disponibili ad entrare in coalizione se verranno rispettate le nostre linee rosse”.
Il messaggio è rivolto direttamente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con la quale l’ex generale sostiene di non aver mai avuto un confronto diretto. “Con Giorgia Meloni non ho mai parlato, ho spesso detto che non mi piace parlare per interposta persona. Se ha qualcosa da dirmi mi chiami, ha il mio numero di telefono”.
La linea scelta da Vannacci è dunque quella della disponibilità condizionata: apertura al dialogo, ma senza arretrare sulle posizioni identitarie che hanno caratterizzato la nascita di Futuro Nazionale. L’ex parà ha poi ripreso uno dei temi che più hanno segnato la sua comunicazione pubblica, dichiarando: “Al gay pride se vai con le chiappe fuori non ti multano”. Una frase che ha acceso la sala e confermato il tono scelto dal leader per parlare al proprio elettorato.
La distanza da Salvini e il peso dei voti portati alla Lega
Molto più freddo il capitolo relativo a Matteo Salvini. Dopo le tensioni degli ultimi giorni e le parole del segretario leghista, Vannacci ha risposto senza cercare una ricucitura immediata. “Non mi vuole? Ognuno per la sua strada. Penso di aver portato un bel bagaglio di voti alla Lega. Il mio apporto è stato consistente. Serbo buoni contatti con la Lega, se poi Salvini pensa certe cose è libero di pensarlo”.
Il riferimento è al rapporto nato durante l’esperienza elettorale con la Lega, quando Vannacci era stato sostenuto dal partito di Salvini e aveva raccolto un forte consenso personale. Ora, però, la nascita di Futuro Nazionale ha modificato gli equilibri interni alla destra, aprendo una competizione diretta proprio nello spazio politico più vicino al Carroccio.
La tensione riguarda anche il giudizio sulla linea del governo. Futuro Nazionale si presenta come forza di destra, ma ha già votato contro l’esecutivo su alcuni dossier, alimentando irritazione nella maggioranza e soprattutto nella Lega.
Gli attacchi a Meloni e il nodo dei sondaggi
Nella stessa giornata dell’apertura al centrodestra, l’area più vicina a Futuro Nazionale ha intensificato gli attacchi contro Giorgia Meloni. Alcune pagine legate al movimento hanno puntato il bersaglio sulla presidente del Consiglio con toni duri, arrivando a definirla “Serva di Washington”.
Il gestore della pagina resta non identificato, ma la sua attività viene osservata con attenzione per la durezza dei messaggi e per la presenza di profili stranieri tra coloro che rilanciano i contenuti. Nella galassia vicina a Vannacci compare anche il nome di Steve Bannon, ex stratega di Donald Trump, già vicino in passato ad alcune aree della destra europea.
Il collegamento passerebbe da Benjamin Harnwell, considerato da tempo uomo di riferimento di Bannon in Europa. Un altro elemento riguarda Giulio Curatella, emissario di Vannacci in Basilicata, autore di Patriots Project, libro sul sovranismo europeo da Trump a Vannacci, con prefazione dello stesso Harnwell.
Intanto i dati politici raccontano una fase delicata. Secondo la rilevazione Human Index di Spin Factor, la Lega è salita al 7%, mentre Futuro Nazionale è fermo al 5,6%. Un quadro che potrebbe spiegare il cambio di registro nella comunicazione di Vannacci, ora più dura verso Meloni e più orientata a marcare una distanza netta sia dal governo sia dalla vecchia casa leghista.
