Scontro durissimo Senaldi-Conte: “Mi infangano perché chiedo chiarezza sul Covid”

Pietro Senaldi replica dopo una locandina contro di lui e accusa i sostenitori di Conte di colpire la libertà di stampa.

Pietro Senaldi risponde al Movimento Cinque Stelle e ai sostenitori di Giuseppe Conte dopo la diffusione di una locandina denigratoria che lo riguarda. Il giornalista ha collegato l’episodio alle critiche rivoltegli per le sue posizioni sulla gestione dell’emergenza Covid e sulla richiesta di ascoltare l’ex presidente del Consiglio davanti alla commissione parlamentare competente. Al centro dello scontro ci sono la libertà di stampa, il ruolo dei giornalisti e il rapporto tra il partito guidato da Conte e il dissenso mediatico.

Pietro Senaldi replica alla locandina contro di lui

La vicenda nasce da un’immagine circolata online, nella quale Senaldi viene indicato come uno dei giornalisti accusati di colpire Giuseppe Conte con attacchi a mezzo stampa. Il diretto interessato ha commentato con toni duri l’iniziativa, paragonando quella locandina ai vecchi manifesti di ricerca del Far West.

“Circola su Internet questa locandina che mi vede protagonista. A me ricorda quelle del Far West: ‘Wanted, vivo o morto’. Questo regalino me l’hanno fatto immagino i supporter, se non addirittura i parlamentari – questo non lo so – di Conte. Però loro dicono: ‘solidarietà al nostro presidente per il fango continuo che gli arriva a mezzo stampa’. E io sarei uno degli infangatori. Cosa ho mai scritto? Mah, chiedendogli di testimoniare alla commissione parlamentare sul Covid che è un organo istituzionale, ho detto che il Pd d’altronde non lo difende perché ha capito che Conte è un egocentrico e arrivista. E poi ho detto che ci sono delle ombre piuttosto inquietanti sulla gestione del Covid. Ma ho anche specificato che non c’è nessun rilievo penale”.

Il passaggio più delicato riguarda dunque la commissione parlamentare sul Covid, tema sul quale Senaldi ha rivendicato il diritto di porre domande e avanzare valutazioni politiche, precisando di non aver attribuito responsabilità penali all’ex premier.

Conte, Movimento Cinque Stelle e libertà di stampa

Secondo Senaldi, la reazione dei sostenitori di Conte mostrerebbe una contraddizione politica del Movimento Cinque Stelle. Da una parte, i grillini parlano di un’alleanza a difesa della Costituzione; dall’altra, secondo il giornalista, colpiscono chi esercita il diritto di critica e di informazione.

“Io vorrei che lui ricordasse ai suoi fan che la Costituzione prevede all’articolo 21 la libertà di stampa, che è una cosa alla quale i grillini hanno allergia da tempo – ha spiegato Senaldi -. Già ai tempi di Grillo con le liste di proscrizione dei giornalisti. A loro non piace la libertà di stampa. Perché non puoi fare un’alleanza per la Costituzione e attaccare i giornalisti. Le due cose non stanno insieme”.

Il riferimento all’articolo 21 della Costituzione diventa così il punto centrale della replica. Senaldi contesta l’idea che si possa invocare la tutela dei principi costituzionali e, nello stesso tempo, delegittimare pubblicamente i giornalisti che formulano critiche o pongono domande scomode.

Lo scontro politico sulla gestione del Covid

La polemica si inserisce nel confronto ancora aperto sulla gestione dell’emergenza Covid durante il governo guidato da Giuseppe Conte. La richiesta di testimonianza davanti alla commissione parlamentare viene presentata da Senaldi come un passaggio istituzionale, non come un attacco personale.

Per il giornalista, eventuali chiarimenti sulla fase pandemica devono poter essere discussi senza trasformare ogni critica in una campagna di delegittimazione. La sua accusa politica è rivolta soprattutto al metodo usato dai sostenitori grillini, che a suo giudizio avrebbero scelto la strada della pressione pubblica contro chi svolge attività giornalistica.

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