Vittorio Feltri difende Matteo Salvini, riconosce gli errori della Lega e invita a non archiviare il leader dopo le tensioni interne.
Vittorio Feltri interviene sul futuro politico di Matteo Salvini e della Lega, contestando l’idea che una fase difficile basti per decretare la fine del segretario. Il ragionamento parte dal presente del partito, segnato da tensioni interne, calo di consenso e discussioni sulla leadership, ma guarda soprattutto al percorso compiuto da Salvini negli ultimi anni: la trasformazione della Lega da movimento radicato nel Nord a forza politica nazionale.
Matteo Salvini e la trasformazione nazionale della Lega
Per Vittorio Feltri, il primo dato da considerare è il risultato politico ottenuto da Matteo Salvini alla guida della Lega. Secondo il direttore editoriale, nel dibattito italiano si tende a dimenticare rapidamente ciò che un leader ha costruito, soprattutto quando attraversa una fase complicata.
“Nel nostro Paese abbiamo un difetto: la memoria dura meno di un titolo di giornale. Basta una fase difficile e subito si decreta la fine di un leader. È successo a tanti e oggi tocca a Matteo Salvini”.
Il punto centrale, per Feltri, è la capacità di Salvini di cambiare la dimensione politica del partito. La Lega, nata e cresciuta come forza fortemente legata al Nord, è stata portata dal suo segretario in territori dove per anni era stata guardata con diffidenza o ostilità. Un passaggio che, nella lettura di Feltri, non può essere considerato normale né scontato.
“Salvini ha preso in mano un partito che, per storia e identità, era profondamente radicato e confinato nel Nord e lo ha trasformato in una forza politica nazionale. È riuscito a portare il simbolo della Lega in territori dove quel simbolo, da anni, veniva guardato con diffidenza se non con aperta ostilità”.
Il risultato viene definito “straordinario, eccezionale, titanico”, perché ha modificato il perimetro politico del partito senza cancellarne completamente l’identità originaria. Per Feltri, se oggi la Lega raccoglie consensi “da Bolzano a Palermo”, il merito appartiene a Matteo Salvini e resta un dato storico della sua leadership.
Gli errori politici e il peso del caso Open Arms
La difesa di Salvini non cancella, nelle parole di Vittorio Feltri, le scelte considerate sbagliate. Il giornalista cita l’uscita dal governo giallo-verde, definendola un errore politico, e richiama anche la partecipazione al governo guidato da Mario Draghi insieme a forze politiche molto distanti dalla linea del leader leghista.
“Poi ci sono state scelte che non ho condiviso. L’uscita dal governo giallo-verde fu, a mio giudizio, un errore politico. Lo dissi allora e non vedo motivo per cambiare opinione oggi. Così come considero discutibile la partecipazione al governo Draghi insieme a forze politiche che rappresentavano una visione molto diversa dalla sua”.
Secondo Feltri, molti elettori non hanno perdonato queste decisioni. Tuttavia, gli errori non cancellano la storia politica di un leader, né un tratto che il giornalista riconosce a Salvini: la tenacia. Il riferimento è all’esposizione giudiziaria e mediatica subita negli anni, con il caso Open Arms indicato come esempio più noto.
“Salvini è stato sottoposto a un’esposizione giudiziaria e mediatica eccezionale. Il caso Open Arms ne è l’esempio più noto: una vicenda che ha acceso un confronto politico e giuridico durato anni”.
Per Feltri, al di là delle valutazioni politiche sulle scelte compiute, resta il fatto che Salvini abbia affrontato un lungo procedimento giudiziario concluso con un’assoluzione. Un passaggio che, nella sua ricostruzione, fa parte della storia del leader della Lega e non può essere rimosso dal giudizio complessivo.
Il nodo Vannacci, Zaia e il futuro della leadership
Nella riflessione di Vittorio Feltri entra anche il tema delle tensioni interne alla Lega, con un riferimento diretto al generale Roberto Vannacci. Il giornalista parla di “voltafaccia” e sottolinea come la vicenda abbia avuto un peso non solo politico, ma anche personale per Matteo Salvini.
“Mi riferisco al voltafaccia del generale Vannacci, che ha spaccato il partito e anche il centrodestra. Questo fatto è stato vissuto da Matteo come un vero e proprio tradimento personale. E lo comprendo”.
Da qui la domanda sul futuro: la Lega deve archiviare Salvini? Feltri risponde di no, pur riconoscendo il valore di possibili alternative. Il nome più citato è quello di Luca Zaia, presidente del Veneto, indicato come amministratore capace e figura politica di primo piano.
“Tuttavia, una cosa è guidare una Regione con successo, altra cosa è incarnare, nel bene e nel male, l’identità politica di un partito nazionale. Zaia ne sarebbe capace? Non lo so. Non lo sa nessuno, in verità. Perché non lo ha fatto. Salvini invece sì”.
Il ragionamento si chiude con un invito alla prudenza. Per milioni di elettori, sostiene Feltri, la Lega continua ancora a identificarsi con Matteo Salvini. Un nuovo segretario potrà arrivare, perché in politica nessuno è insostituibile, ma sostituire una persona non significa automaticamente sostituire ciò che quella persona ha rappresentato.
“Per questo, prima di celebrare l’ennesimo funerale politico, aspetterei. La politica italiana ha già dimostrato molte volte che i leader dati per finiti sono spesso quelli che riescono a sorprendere tutti”.
