Tommaso Cerno critica l’Europa dopo il caso Balogun e accusa la sinistra di inseguire ogni provocazione di Donald Trump.
Tommaso Cerno interviene sul nuovo scontro politico-mediatico nato attorno a Donald Trump, alla FIFA e all’espulsione cancellata di Folarin Balogun, trasformando il caso sportivo in una lettura più ampia dei rapporti tra Europa, Stati Uniti e sinistra europea. Secondo Cerno, il problema non è soltanto l’ennesima provocazione del presidente americano, ma la reazione di un continente che finisce per inseguire ogni mossa del tycoon, anche quando il vero obiettivo sarebbe distrarre l’opinione pubblica da dossier internazionali molto più rilevanti.
Tommaso Cerno e la critica all’Europa su Trump
Per Tommaso Cerno, il copione si ripete con una precisione ormai riconoscibile. Prima il Papa, poi Giorgia Meloni, ora la FIFA e il caso legato a Folarin Balogun. Ogni episodio, nella sua ricostruzione, diventa un nuovo tassello di un “catalogo dei nemici immaginari” che si aggiorna di continuo, mentre l’Europa consuma energie politiche e comunicative nel rincorrere le mosse di Donald Trump.
Il punto centrale del ragionamento è proprio questo: il presidente americano agirebbe con la consapevolezza di generare rumore, sapendo che gran parte delle sue uscite produrranno reazioni immediate, indignazione e discussioni pubbliche. Cerno definisce questo meccanismo una “roulette americana”, una formula che sostituisce la più drammatica immagine della roulette russa con un gioco politico fondato sullo spavento, non sul rischio reale.
Il tycoon, secondo questa lettura, “punta la pistola a destra e a manca”, ma i colpi sarebbero a salve. Il rumore servirebbe a ottenere l’effetto principale: stordire il pubblico, occupare il dibattito e spostare l’attenzione da questioni più decisive, a partire dall’accordo con l’Iran. È qui che la riflessione di Cerno si sposta dal calcio alla geopolitica, indicando in Teheran un interlocutore che, nella sua analisi, avrebbe mostrato una solidità superiore a quella delle “democrazie di carta” europee.
Il caso Balogun diventa il simbolo di una diplomazia fragile
La vicenda sportiva resta comunque il detonatore del ragionamento. L’espulsione cancellata di Folarin Balogun, finita al centro delle polemiche per l’ingerenza attribuita a Donald Trump, diventa per Cerno il simbolo di un sistema nel quale le regole possono essere piegate, ma anche di una reazione europea spesso disordinata e prevedibile.
Nel suo intervento, il riferimento al calcio non è casuale. Il pallone viene descritto come uno dei patrimoni più cari agli europei, ma anche come un terreno ormai svuotato della sua anima originaria. Resta il blasone, resta la forza simbolica, ma il gioco finisce per diventare un’altra fiche su un tavolo più grande, invisibile, dove le decisioni non sembrano più dipendere solo dal campo o dai regolamenti.
In questa prospettiva, il caso FIFA non è soltanto una questione disciplinare. È l’ennesimo esempio di come una vicenda apparentemente circoscritta possa essere assorbita da un confronto più vasto tra Casa Bianca e Bruxelles, tra potere politico, comunicazione e diplomazia. Cerno legge questo scontro come un “gioco di specchi”, nel quale l’Europa crede di partecipare a un duello, mentre rischia di essere soltanto una comparsa dentro un bluff costruito altrove.
L’attacco alla sinistra europea e il riferimento a Meloni
La parte più dura della riflessione riguarda la sinistra europea. Secondo Tommaso Cerno, una parte del fronte progressista sarebbe arrivata a esultare per il successo di Teheran pur di contrapporsi a Washington, accettando così una contraddizione profonda rispetto alle regole e ai principi del gioco occidentale. Il giudizio è severo: la polemica contro Trump diventerebbe talmente centrale da spingere alcuni settori politici a perdere coerenza nelle valutazioni internazionali.
Da qui il riferimento a Giorgia Meloni. Cerno richiama il passaggio dalle accuse rivolte alla premier per l’uso delle “ginocchiere” al successivo lamento perché il governo italiano non otterrebbe la “fiducia” americana. Una contraddizione che, nella sua lettura, dimostra la difficoltà di mantenere una posizione lineare davanti al rapporto con gli Stati Uniti: quando Meloni viene vista come troppo vicina a Trump, viene attaccata; quando il rapporto con Washington si complica, viene criticata per non essere abbastanza riconosciuta.
Il risultato, secondo Cerno, è una diplomazia che assomiglia sempre più ai “derivati di Wall Street”: complessa, opaca, costruita su movimenti che non sempre corrispondono alla sostanza dei fatti. Il derby permanente tra Casa Bianca e Bruxelles diventa così un mantra politico, mentre il rischio è quello di perdere di vista gli interessi reali dell’Europa.
La conclusione del ragionamento è amara. Mentre il continente sobbalza a ogni colpo a salve della pistola politica di Donald Trump, altri si portano via la cassa. L’Europa, convinta di essere dentro un duello decisivo, rischia invece di scoprire troppo tardi di essere stata coinvolta in una grande messinscena, dove il rumore delle provocazioni copre il movimento più concreto del potere.
