Elsa Fornero attacca Gianni Infantino dopo il caso Balogun ai Mondiali 2026 e chiede una risposta dura delle squadre.
Il caso Balogun travolge i Mondiali 2026 e diventa un tema politico dopo l’intervento di Donald Trump sulla squalifica dell’attaccante degli Stati Uniti, poi sceso in campo nella sfida persa 4-1 contro il Belgio a Seattle. La vicenda, già contestata dalla UEFA, è stata al centro del confronto a In Onda, il talk estivo di La7 condotto da Marianna Aprile e Luca Telese, dove Elsa Fornero ha attaccato duramente il presidente della FIFA, Gianni Infantino, accusandolo di non aver difeso l’autonomia delle regole sportive davanti alla pressione del presidente americano.
Caso Balogun, Fornero attacca Infantino e la FIFA
La polemica nasce dalla decisione di far giocare Balogun dopo il cartellino rosso rimediato nel turno precedente contro la Bosnia. L’intervento di Donald Trump, descritto come un diktat rivolto a Gianni Infantino, ha provocato reazioni immediate perché ha messo al centro un punto decisivo: fino a che punto la politica può entrare nelle decisioni sportive di una competizione internazionale.
Per Elsa Fornero, il problema non riguarda soltanto il comportamento di Trump, ma soprattutto la risposta di chi avrebbe dovuto opporsi. L’ex ministra del Lavoro del governo Monti, intervenuta in collegamento a In Onda, ha criticato apertamente il numero uno della FIFA, sostenendo che una guida indipendente avrebbe dovuto respingere qualsiasi interferenza.
“Trump ogni giorno dà prove di questo tipo, qualche volta un po’ più gravi, altre meno. Oggi ha ripreso anche la questione della Groenlandia. Devo dire, però, che Trump è forte anche perché è circondato da servi sciocchi e Infantino ne è l’esempio. Non è possibile che tutti se la prendano con Trump e non chiedano le dimissioni di Infantino, che avrebbe dovuto dire a Trump che il calcio ha le sue regole e questo non è un ambito in cui il presidente USA può decidere il bello e il brutto quando gli fa comodo”.
Il passaggio più duro riguarda proprio la responsabilità istituzionale del presidente della FIFA. Secondo Fornero, la questione non può essere ridotta a una forzatura episodica, perché tocca la credibilità della competizione e la parità di trattamento tra le squadre.
La proposta di Fornero: squadre ritirate dai Mondiali
Nel suo intervento, Elsa Fornero ha allargato la critica anche al segretario generale della NATO, Mark Rutte, accusandolo di un atteggiamento troppo accondiscendente verso il presidente americano. Un passaggio che ha spostato il ragionamento dal calcio alla politica internazionale, con un giudizio severo sul modo in cui alcune figure istituzionali reagiscono alle iniziative di Trump.
“Questo avrebbe dovuto fare una persona indipendente. È una questione di coraggio, di indipendenza, invece vediamo servi sciocchi o che badano solo al loro interesse. E un altro, mi sembra di poter dire, è il segretario generale della NATO (Rutte, ndr) che a ogni stupidaggine grave e dalle gravi conseguenze di Trump scondinzola”.
La parte più forte dell’intervento è arrivata quando Fornero ha ipotizzato una risposta estrema da parte delle squadre ancora in corsa nei Mondiali 2026. Secondo l’ex ministra, la violazione delle regole sportive dovrebbe portare a una presa di posizione collettiva.
“Questo non è ammissibile, allora mi spingo a fare una proposta, perché la UEFA ha fatto molto bene: le squadre ancora in corsa si ritirino, perché questo non è più un gioco ad armi pari, le regole sono violate e quando sono violate in questa maniera tranchant villana prepotente beh allora uno non gioca più”.
La proposta segna il punto più alto dello scontro. Per Fornero, non basterebbe una protesta formale: servirebbe un gesto capace di ribadire che una competizione mondiale può esistere solo se le regole valgono per tutti, indipendentemente dal peso politico o economico del Paese coinvolto.
Il Belgio elimina gli Stati Uniti: 4-1 a Seattle
Sul campo, intanto, la vicenda ha avuto un epilogo pesante per gli Stati Uniti. Anche con Balogun in campo, la nazionale americana è stata travolta dal Belgio con un netto 4-1 a Seattle, risultato che ha sancito l’eliminazione degli USA dai Mondiali 2026.
La partita è stata decisa dalle reti di Charles De Ketelaere, autore di una doppietta, Hans Vanaken e Romelu Lukaku, centravanti del Napoli. Una sconfitta che ha reso ancora più evidente il contrasto tra la pressione politica esercitata prima della gara e l’esito sportivo maturato sul campo.
Il caso resta però aperto sul piano istituzionale. L’intervento di Trump, la scelta della FIFA, la reazione della UEFA e le parole di Elsa Fornero hanno trasformato una decisione disciplinare in una questione di credibilità per il calcio internazionale. Il punto centrale non è più soltanto la presenza di Balogun nella gara contro il Belgio, ma il principio che regge ogni competizione: le norme devono essere applicate senza eccezioni dettate dal potere politico.
Per questo l’attacco di Fornero a Infantino colpisce il cuore della vicenda. Il presidente della FIFA, secondo l’ex ministra, avrebbe dovuto difendere l’autonomia del calcio e opporsi a qualunque pressione esterna. La sconfitta degli Stati Uniti chiude il percorso della nazionale americana nel torneo, ma non cancella una polemica che riguarda il rapporto tra sport, politica e indipendenza delle istituzioni sportive.
