Adinolfi ai domiciliari, una donna accusa: “Ci ha portato via 79mila euro”, la replica “Sono innocente”

Una coppia di Modena racconta di aver affidato 79mila euro a Mario Adinolfi attraverso il sistema della “Scommessa collettiva”.

Mario Adinolfi, giornalista e leader del Popolo della Famiglia, è stato posto agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma sulla cosiddetta “Scommessa collettiva”. Le accuse contestate comprendono la truffa e l’evasione fiscale. Tra le persone che sostengono di aver perso il denaro affidato al progetto figura una coppia della provincia di Modena, che avrebbe versato complessivamente 79mila euro confidando nei rendimenti prospettati. Adinolfi si è dichiarato totalmente innocente e ha annunciato il ricorso al Tribunale del Riesame.

A ricostruire il rapporto con il politico è una donna di 60 anni. Insieme al marito avrebbe consegnato ad Adinolfi i risparmi destinati alla vecchiaia, dopo aver seguito per lungo tempo la sua attività pubblica e averlo sostenuto anche politicamente.

«Gli abbiamo affidato il futuro della nostra vecchiaia. Ci fidavamo, lo abbiamo sempre votato. In cambio, però, ci ha portato via 79mila euro. Anzi, ci siamo anche sentiti dire che eravamo avidi e che dovevamo scegliere tra Dio e Mammona, il signore della corruzione», ha raccontato la donna.

La “Scommessa collettiva” e i primi bonifici ad Adinolfi

Il contatto sarebbe avvenuto attraverso un contenuto pubblicato su Facebook, nel quale Adinolfi presentava un sistema di investimenti collettivi collegato alle scommesse sportive. La coppia non avrebbe avuto alcuna esperienza nel settore, ma avrebbe considerato rassicurante il fatto che la proposta provenisse direttamente dal leader del Popolo della Famiglia.

«Adinolfi proponeva grandi guadagni con il “betting di gruppo”. Noi non sapevamo nemmeno cosa fosse, ma, siccome era una proposta che arrivava direttamente da lui, ci siamo fidati. Così gli ho scritto via e-mail».

Secondo il racconto della sessantenne, le condizioni illustrate sembravano escludere la possibilità di perdere il capitale. Sarebbe stata garantita anche la facoltà di interrompere la partecipazione e recuperare il denaro in qualsiasi momento.

«Diceva che saremmo potuti uscire in qualsiasi momento. Che non si poteva perdere. Così il 15 aprile 2022 abbiamo fatto i primi due bonifici da 10mila euro. In tre anni abbiamo trasferito sul suo conto 79mila euro, i risparmi, che, alla scadenza del 31 dicembre 2025, sarebbero dovuti diventare 258mila».

La differenza tra la somma versata e quella promessa rappresenta uno dei passaggi centrali del racconto. Il capitale accumulato dalla coppia avrebbe dovuto più che triplicare entro la fine del 2025, ma il pagamento atteso non sarebbe arrivato.

L’indagine riguarda un circuito attraverso il quale, secondo l’impostazione accusatoria, sarebbero stati raccolti milioni di euro da numerosi privati. La Procura ipotizza un danno complessivo vicino ai cinque milioni di euro e un’evasione fiscale di circa 400mila euro. Le contestazioni dovranno essere verificate nel procedimento e, allo stato, non costituiscono un accertamento definitivo di responsabilità.

Le richieste di restituzione e il richiamo a Dio e Mammona

Con l’avvicinarsi della scadenza, la donna avrebbe iniziato a chiedere chiarimenti sulla restituzione del denaro e sull’erogazione dei guadagni prospettati. Le risposte ricevute, secondo la sua versione, non avrebbero però fornito indicazioni concrete sui tempi del pagamento.

«Io chiedevo quando sarebbero arrivati. E lui mi invitava a non essere avida. Mi ricordava il Vangelo di Luca e quello di Matteo: “Non potete servire Dio e Mammona”. Dio e il denaro, insomma. L’ho trovato paradossale».

Il riferimento evangelico avrebbe aumentato il disorientamento della coppia, che sostiene di aver scelto il progetto proprio sulla base della fiducia politica e personale riposta in Adinolfi. Non si sarebbe quindi trattato, nella loro prospettiva, di un investimento individuato autonomamente sul mercato, ma di una proposta accettata per l’affidabilità attribuita al suo promotore.

La consapevolezza di poter essere coinvolti in una vicenda più ampia sarebbe arrivata soltanto dopo la visione di alcune inchieste televisive dedicate alla “Scommessa collettiva”.

«Una sera ci siamo imbattuti in alcuni servizi televisivi. Non potevamo crederci. Abbiamo capito di esserci cascati anche noi».

Adinolfi respinge le accuse: «Sono totalmente innocente»

Adinolfi ha negato ogni responsabilità, contestando la ricostruzione degli investigatori e sostenendo di condurre una vita priva dei lussi che gli vengono attribuiti. In una nota diffusa dopo l’esecuzione della misura cautelare ha affermato: «Ai giudici posso solo dire: sono totalmente innocente».

Il leader del Popolo della Famiglia ha inoltre annunciato che il suo legale presenterà un’istanza al Tribunale del Riesame per chiedere una nuova valutazione degli arresti domiciliari. Ha descritto l’intera vicenda come surreale e ha respinto l’ipotesi che il denaro raccolto sia stato utilizzato per finanziare uno stile di vita particolarmente costoso.

La misura cautelare non equivale a una condanna. Spetterà alla magistratura accertare il funzionamento effettivo del sistema, la destinazione delle somme affidate dai partecipanti e l’eventuale esistenza di responsabilità penali. Per la coppia modenese, intanto, resta aperta la questione più concreta: recuperare i 79mila euro che, secondo il loro racconto, rappresentavano la sicurezza economica costruita per gli anni della pensione.

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