Futuro Nazionale, strappo nel partito: 600 iscritti lasciano il partito di Vannacci, “Non è stato di parola”

Futuro Nazionale affronta la prima crisi in Calabria: i comitati di Lamezia contestano le nomine e annunciano la restituzione delle tessere.

Una frattura interna scuote Futuro Nazionale, il movimento fondato da Roberto Vannacci. Circa 600 iscritti appartenenti ai comitati costituenti 144 e 1067 di Lamezia Terme hanno annunciato l’uscita dal partito, contestando le nomine decise dalla dirigenza per la Calabria e accusando i vertici di non avere rispettato le indicazioni provenienti dalla base. Lo strappo è arrivato mentre Domenico Furgiuele, deputato ed ex esponente della Lega, celebrava la propria investitura alla guida regionale del movimento.

La protesta è stata affidata a una nota attribuita a Giancarlo Talarico, militante calabrese del nuovo partito. I firmatari sostengono di avere aderito fin dalle prime fasi al progetto politico di Vannacci, partecipando anche all’assemblea nazionale di Roma e contribuendo personalmente alle attività organizzative.

Il punto di rottura riguarda il metodo scelto per costruire la struttura territoriale. Secondo i dissidenti, le decisioni sarebbero state assunte dall’alto senza tenere conto del lavoro svolto dai comitati e delle indicazioni espresse dagli iscritti. Una contestazione che coinvolge direttamente il principio della meritocrazia, indicato come uno dei fondamenti del nuovo movimento.

Futuro Nazionale, la protesta dei 600 iscritti calabresi

Nella nota dei comitati viene descritta una profonda delusione nei confronti della gestione del partito. Quello che inizialmente rappresentava un nuovo progetto politico, sostengono gli ex aderenti, si sarebbe trasformato in «un sogno per tante persone che si sono avvicinate al movimento vannacciano è diventato un incubo».

I militanti accusano la dirigenza di avere riproposto il «solito modus operandi della vecchia politica», privilegiando equilibri e nomine decisi dai responsabili nazionali rispetto alla partecipazione degli organismi territoriali.

Il comunicato utilizza parole particolarmente dure per spiegare la restituzione delle tessere. Gli iscritti affermano di essersi sentiti «presi in giro per l’ennesima volta da falsi profeti, bravi a parlare ma che all’atto pratico dimostrano di voler tutelare solo la posizione della sporca dozzina».

Le contestazioni sono esplose dopo la nomina di Domenico Furgiuele a responsabile di Futuro Nazionale in Calabria, decisa nel quadro della nuova organizzazione territoriale del partito. L’incarico era stato ufficializzato insieme alle nomine riguardanti Campania e Puglia, affidate rispettivamente a Catello Di Capua e Rossano Sasso.

L’uscita dei due comitati rappresenta la prima crisi organizzativa rilevante per il movimento di Vannacci nella regione. La cifra dei 600 abbandoni è stata comunicata dagli stessi dissidenti ed è diventata immediatamente oggetto di una contrapposizione con i responsabili regionali.

La replica di Furgiuele: «Trecento hanno fatto marcia indietro»

Furgiuele ha ridimensionato la portata dello strappo, sostenendo che una parte consistente dei militanti avrebbe già ritirato la decisione di lasciare il partito.

«Posso dirvi che già in 300 hanno fatto marcia indietro, e saranno al nostro fianco. Non solo, Giancarlo Talarico mi ha detto che non è stato lui a diramare la nota», ha affermato il deputato.

Alla richiesta di chiarire la posizione di Talarico, Furgiuele ha aggiunto: «Pare non l’abbia firmata lui, ma altre persone».

Il coordinatore regionale ha quindi indicato nella partecipazione all’iniziativa organizzata a Lamezia Terme la dimostrazione della tenuta del movimento: «Guardi, quello che conta è che oggi eravamo in tantissimi. Questo conta. Anzi, le dico che in 300 sono tornati sui propri passi, quindi non ne abbiamo persi 600».

Secondo Furgiuele, l’arrivo della nuova dirigenza regionale avrebbe coinciso anche con una crescita degli iscritti: «Non le so dire, quello che è certo è che da quando ho preso le redini del movimento in Calabria le tessere sono schizzate da 4000 a 5000».

Le cifre indicate dalle due parti restano dunque divergenti. Da un lato, i comitati annunciano l’uscita di 600 aderenti; dall’altro, il responsabile regionale sostiene che almeno la metà avrebbe già deciso di rimanere. Non risultano al momento dati indipendenti che consentano di stabilire con precisione quanti tesserati abbiano formalmente abbandonato il partito.

Lo scontro sulle nomine e il peso del gruppo di Lamezia Terme

Durante l’iniziativa calabrese, Furgiuele è stato affiancato da Rossano Sasso e dal professore Antonio Maria Rinaldi. Al centro dell’appuntamento anche la presentazione del gruppo consiliare di Futuro Nazionale a Lamezia Terme, formato da amministratori provenienti dalla precedente esperienza nella Lega. Il gruppo era stato costituito dopo l’adesione di Furgiuele al movimento di Vannacci.

Gli ex iscritti sostengono che alcune decisioni sarebbero state assunte per assicurare a determinati esponenti un migliore posizionamento in vista delle prossime elezioni politiche. Furgiuele respinge questa lettura e ritiene che il peso politico debba essere misurato attraverso i risultati elettorali ottenuti sul territorio.

«Chi oggi riconsegna le tessere non influirà, alle elezioni comunali hanno preso meno di 30 voti. Oggi io ho presentato il gruppo consiliare di Lamezia Terme, tre persone che insieme hanno portato oltre 2000 preferenze».

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