Mariangela Sandrone racconta a Fuori dal coro il trauma vissuto dalla famiglia di Mario Roggero: «Mio marito non è un killer».
«La nostra vita è stata devastata, stravolta». Sono le parole con cui Mariangela Sandrone, moglie del gioielliere Mario Roggero, ha descritto le conseguenze della rapina avvenuta nella loro attività e del successivo procedimento giudiziario. Ospite di Mario Giordano a Fuori dal coro, su Rete 4, la donna ha raccontato il turbamento che continua a coinvolgere il marito, le quattro figlie e l’intera famiglia.
Il caso risale al 28 aprile 2021, quando tre uomini assaltarono la gioielleria di Gallo di Grinzane, nel territorio di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo. Dopo la rapina, Roggero uscì dal negozio e sparò contro i componenti della banda: due morirono e il terzo rimase ferito.
La giustizia ha ritenuto che il commerciante avesse aperto il fuoco quando i rapinatori erano ormai in fuga e non esisteva più un pericolo immediato. La famiglia ha invece continuato a descrivere quella reazione come il risultato della paura vissuta durante l’assalto.
Intervistata in televisione dopo la condanna pronunciata nei confronti del marito, Sandrone ha evitato di soffermarsi sui dettagli della rapina. Ha preferito parlare delle conseguenze psicologiche provocate da quella giornata e di una vita familiare che, da allora, non è più tornata come prima.
La moglie di Mario Roggero: «Non riesco quasi a parlarne»
La testimonianza è iniziata con la spiegazione dell’assenza del gioielliere dallo studio televisivo. Alla domanda di Giordano sul motivo per cui il marito non fosse presente, Sandrone ha risposto che tornare con la memoria a quanto accaduto gli provoca ancora una forte sofferenza.
«È una cosa di cui non riesco quasi a parlare. La nostra vita è stata devastata, stravolta. Principalmente quella di mio marito», ha raccontato.
«Non se l’è sentita perché, ripensando a cosa è successo, a tutto il turbamento, sta male», ha aggiunto riferendosi alla decisione di Roggero di non partecipare alla trasmissione.
Le conseguenze, però, non hanno coinvolto soltanto il commerciante. La moglie ha spiegato che anche lei, le figlie e gli altri familiari convivono con il peso di quella notte e con il pensiero delle due persone morte durante la sparatoria.
«Anche noi, io e le mie figlie, tutta la mia famiglia. Il turbamento di questa brutta cosa che è successa. Sono mancate anche due persone. È stata una tragedia immane. Non si dorme neanche più di notte», ha dichiarato.
Le sue parole non cancellano la gravità dell’esito della sparatoria, ma descrivono la dimensione privata di una vicenda che ha provocato due morti, un ferimento e conseguenze irreversibili anche per la famiglia del gioielliere.
La paura durante la rapina e il precedente del 2015
Durante l’intervista, Mario Giordano ha chiesto a Mariangela Sandrone cosa avesse provato mentre i rapinatori si trovavano nella gioielleria. La risposta è stata immediata: «Certo, in quel momento lì ti scorre in mente tutto, pensi di tutto».
La donna non ha voluto ripetere ciò che i banditi avrebbero detto durante l’assalto, spiegando di voler mantenere l’attenzione sulla propria famiglia e sul profilo personale del marito.
«Non vorrei entrare nei particolari, vorrei parlare della mia famiglia. Mio marito è un uomo normalissimo, che ha sempre pensato a essere un buon padre di famiglia. Abbiamo quattro figlie e abbiamo sempre lavorato insieme», ha affermato.
Nel racconto è emerso anche il peso di una precedente rapina subita nel 2015. Da quel momento, secondo la moglie, Roggero era diventato particolarmente prudente e viveva nel timore che un nuovo assalto potesse verificarsi.
«Dopo la rapina del 2015 mio marito era sempre sul chi va là. Io sapevo che aveva la pistola in negozio, era denunciata regolarmente», ha precisato Sandrone.
Il possesso regolare dell’arma non costituisce, da solo, una giustificazione per il suo utilizzo. Rappresenta però un elemento del contesto familiare descritto dalla donna: il precedente assalto aveva lasciato nel gioielliere una sensazione permanente di insicurezza.
«Devo credere nella giustizia, ma mio marito non è un killer»
La condanna ha avuto un impatto profondo anche sulle figlie della coppia. Sandrone ha raccontato che una di loro le aveva confidato di aver fatto un brutto sogno, un episodio che mostra quanto il trauma abbia continuato a manifestarsi nella vita quotidiana della famiglia.
La moglie di Roggero non ha nascosto la propria delusione per la decisione dei giudici, pur ribadendo di voler mantenere fiducia nelle istituzioni.
«Io devo credere nella giustizia. Non mi aspettavo quella sentenza», ha dichiarato.
Il passaggio più netto dell’intervista è arrivato alla fine, quando la donna ha respinto l’immagine del marito come un uomo abituato alla violenza: «Mio marito non è un killer».
