Tommaso Cerno accusa i parlamentari di centrodestra che hanno bocciato le preferenze: «Ci mettano la faccia e dicano il loro nome».
La bocciatura dell’emendamento per reintrodurre le preferenze nella legge elettorale apre una frattura politica nella maggioranza e scatena il durissimo attacco di Tommaso Cerno contro i parlamentari del centrodestra che hanno votato contro la proposta nel segreto dell’urna. Il giornalista parla apertamente di «alto tradimento» nei confronti degli elettori, della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e della coalizione di governo.
Al centro della polemica non c’è soltanto la sconfitta subita dalla maggioranza alla Camera, ma soprattutto l’impossibilità di conoscere i nomi dei deputati che hanno contribuito ad affossare l’emendamento. Per Cerno, chi ha scelto di votare contro avrebbe il dovere politico e morale di rendere pubblica la propria posizione.
«Mi importa poco se Giorgia Meloni andrà avanti dritta, batterà i pugni sul tavolo e domani sarà un altro giorno, magari con una nuova votazione al Senato. Quel che mi importa è che – come ladri di notte, a volto coperto – dei furbacchioni strapagati dagli italiani hanno tradito il governo e gli elettori votando contro le preferenze senza mostrare nemmeno la faccia».
Cerno contro il voto segreto: «Gli elettori non sceglieranno chi li rappresenta»
La critica di Cerno riguarda il sistema con il quale vengono selezionati i parlamentari. Senza il ritorno delle preferenze, sostiene, saranno ancora una volta le segreterie dei partiti a decidere chi inserire nelle posizioni utili delle liste elettorali.
«E dunque ancora una volta non saranno gli elettori a scegliere chi li rappresenta, ma un rito d’ufficio, una sfilata di peones nelle segreterie di partito», afferma.
Secondo il giornalista, le leggi elettorali adottate negli ultimi anni avrebbero progressivamente ridotto il peso degli elettori nella scelta diretta dei propri rappresentanti, rafforzando invece il potere dei vertici politici.
«D’altra parte tutte le leggi elettorali, da anni, hanno la stessa funzione di un notaio al soldo di chi comanda: certificare chi sale in poltrona in cambio non di idee, ma di ubbidienza».
La proposta bocciata proveniva dall’area politica che sostiene Giorgia Meloni e puntava a reintrodurre la possibilità per gli elettori di indicare il candidato preferito. Cerno contesta le obiezioni secondo cui questo meccanismo favorirebbe condizionamenti, clientele o infiltrazioni criminali.
«La proposta di reintrodurre le preferenze veniva dalla destra di Giorgia Meloni e aveva fatto come sempre scattare la narrazione apocalittica: preferenze uguale mafie, oligarchie, complotti cosmici».
Il giornalista ricorda però che le preferenze sono ancora utilizzate nelle elezioni comunali, regionali ed europee. Da qui il sospetto che il vero problema non sia lo strumento elettorale, ma la possibilità che i cittadini incidano direttamente sulla composizione del Parlamento.
«Strano però che le preferenze restino ben vive nei Comuni, nelle Regioni e persino nelle istituzioni europee. Forse il fastidio non è la preferenza in sé, ma l’idea che il popolo abbia voce, qualcosa che la politica ormai annovera tra gli allergeni, perché vorrebbe dire che in Parlamento ci va chi vuole la gente. In pratica la democrazia».
La sinistra rivendica il no, Cerno: «Almeno lo ha fatto alla luce del sole»
Pur contestando la scelta delle opposizioni, Cerno riconosce alla sinistra di aver annunciato e motivato pubblicamente il proprio voto contrario. Una differenza che, nella sua analisi, rende ancora più grave il comportamento dei parlamentari della maggioranza rimasti nell’ombra.
«Bene, questo voto è una ferita al governo, certo, ma anche una fortuna per la destra: mette a nudo chi sta dalla parte del cittadino e chi preferisce la segretezza, i Palazzi, le corti di leccapiedi».
Per il giornalista, il voto ha prodotto una sconfitta parlamentare per il governo, ma ha anche reso evidente l’esistenza di una parte della maggioranza contraria al ritorno delle preferenze. Un’area che, tuttavia, non ha ancora spiegato pubblicamente le ragioni della propria scelta.
«La sinistra ha votato compatta contro le preferenze, è vero, ma almeno l’ha detto prima, con la trasparenza di chi fa opposizione, ha esultato all’esito del voto e ci spiega perché. Non sono d’accordo ma non posso contestarglielo, ha fatto tutto alla luce del sole».
La stessa trasparenza, secondo Cerno, dovrebbe essere richiesta ai deputati del centrodestra che hanno votato contro l’emendamento. Non una semplice divergenza politica, ma un gesto che avrebbe consegnato all’opposizione una vittoria e indebolito la premier.
L’accusa più dura: «Hanno commesso un alto tradimento»
Il passaggio più netto riguarda il giudizio sui franchi tiratori della maggioranza. Cerno non considera il voto una normale manifestazione di dissenso interno, ma una rottura nei confronti del mandato ricevuto dagli elettori.
«Ma quel pezzetto di destra che ha affossato le preferenze regalando all’opposizione questa vittoria politica ha commesso un alto tradimento: prima verso gli italiani, poi verso la premier e la maggioranza che provava a restituire al popolo un po’ di potere».
Da qui la richiesta di uscire dall’anonimato e assumersi pubblicamente la responsabilità della scelta compiuta alla Camera.
«Ora c’è un’unica richiesta sensata: ci mettano la faccia. Chi ha votato contro le preferenze dalla destra faccia come l’avversario: esulti, annunci il suo gesto in piazza, spieghi il perché».
L’appello finale è rivolto direttamente ai parlamentari che avrebbero votato secondo coscienza ma senza rendere riconoscibile la propria posizione: «Se avete votato per coscienza, abbiate la cortesia morale di dirci il vostro nome. Se vi nascondete sotto il fango del voto segreto, sembrate mostri della palude: non è stile da rappresentanti di una democrazia che si rispetti».
