Vittorio Feltri interviene sul caldo estremo, invita alla prudenza sui dati della mortalità e critica l’uso ideologico dei fenomeni climatici.
Il caldo estremo può provocare conseguenze gravissime, soprattutto tra anziani, malati e persone in condizioni di fragilità. Vittorio Feltri non nega i rischi delle temperature elevate, ma invita a distinguere tra i dati sull’aumento della mortalità e l’attribuzione automatica di ogni decesso esclusivamente alle condizioni meteorologiche.
Il giornalista interviene nel confronto sulle ondate di calore e sul cambiamento climatico, contestando quella che considera una lettura eccessivamente semplificata dei numeri. La presenza di un eccesso di mortalità durante i periodi più caldi, secondo Feltri, deve essere valutata insieme all’età delle persone decedute, alle malattie già presenti e alle condizioni individuali di salute.
«Il caldo può uccidere, soprattutto le persone anziane e fragili. Sarebbe sciocco negarlo. Così come sarebbe sciocco ignorare i dati quando mostrano un aumento della mortalità durante un’ondata di calore. La prudenza, però, impone anche di non trasformare ogni statistica in uno slogan».
Feltri e i dati sui morti durante le ondate di calore
Il primo punto sollevato riguarda il modo in cui vengono interpretate le statistiche. Un aumento dei decessi registrato durante un’ondata di caldo rappresenta un elemento significativo, ma non consente necessariamente di stabilire che ogni morte sia stata provocata direttamente ed esclusivamente dalle alte temperature.
«Quei numeri descrivono un eccesso di mortalità registrato in un determinato periodo. Stabilire con assoluta certezza quante di quelle persone siano morte esclusivamente per il caldo è un’operazione ben più complessa», sostiene Feltri.
Il giornalista richiama quindi l’attenzione sui fattori che possono rendere una persona maggiormente esposta ai rischi: «L’età avanzata, le patologie pregresse, le condizioni di salute individuali sono fattori determinanti che non possono essere cancellati da una narrazione troppo semplificata».
Il caldo può aggravare situazioni cliniche già compromesse, aumentare il rischio di disidratazione e mettere sotto pressione l’organismo. Per Feltri, tuttavia, la complessità di questi rapporti dovrebbe impedire di utilizzare i dati senza spiegare tutte le variabili coinvolte.
La sua critica non riguarda quindi la necessità di proteggere le persone vulnerabili, ma il modo in cui i numeri vengono talvolta trasformati in messaggi politici o comunicativi privi delle necessarie distinzioni.
La critica alla responsabilità attribuita sempre all’uomo
Il secondo tema affrontato è quello della relazione tra fenomeni meteorologici e attività umane. Feltri contesta la tendenza ad attribuire automaticamente ogni evento estremo all’intervento dell’uomo.
«Il punto è un altro. Da anni assistiamo a una tendenza che attribuisce qualsiasi evento meteorologico all’azione dell’uomo. Fa caldo? Colpa dell’uomo. Piove troppo? Colpa dell’uomo. C’è la siccità? Ancora colpa dell’uomo».
Secondo il giornalista, questa impostazione rischia di trasformare ogni episodio atmosferico nella conferma immediata di una tesi già stabilita. «Il risultato è che ogni fenomeno naturale diventa immediatamente una conferma di una precisa visione del mondo».
Feltri ricorda inoltre che il clima del pianeta ha conosciuto cambiamenti anche prima dell’industrializzazione. «Eppure il clima terrestre non è mai stato immobile. La storia del pianeta è costellata di periodi più caldi e più freddi, ben prima dell’industrializzazione».
Nel suo ragionamento, il confronto sulle cause dei cambiamenti climatici dovrebbe rimanere aperto alle domande, alle verifiche e alla discussione scientifica. Il giornalista critica soprattutto la trasformazione del tema in un giudizio morale sull’intera società contemporanea.
«Ciò che mi convince poco è la pretesa di trasformare una questione complessa in un dogma morale. Quasi che l’uomo contemporaneo debba essere considerato colpevole di ogni fenomeno atmosferico. È una narrazione che finisce per assomigliare più a una religione laica che a un confronto scientifico».
«Proteggere gli anziani è doveroso, gli slogan sono inutili»
Pur contestando alcune interpretazioni del cambiamento climatico, Feltri considera indispensabili gli interventi concreti per tutelare le persone esposte ai rischi delle temperature elevate.
«Proteggere gli anziani durante le ondate di calore è doveroso. Rafforzare l’assistenza sanitaria, prevenire la disidratazione e mettere in sicurezza le persone più vulnerabili è un compito concreto dello Stato».
L’attenzione, nella sua analisi, dovrebbe concentrarsi sulle misure di prevenzione: assistenza alle persone sole, controlli sanitari, disponibilità di ambienti freschi e informazione sui comportamenti da adottare durante le giornate più calde.
«Molto meno utile è utilizzare ogni estate torrida per alimentare sensi di colpa collettivi o per trasformare un evento naturale in un processo permanente all’umanità», aggiunge.
La conclusione di Feltri è un invito a mantenere distinto il metodo scientifico dalle convinzioni ideologiche: «La scienza vive di domande, verifiche e confronto tra ipotesi. L’ideologia, invece, pretende risposte definitive. E quando la seconda prende il posto della prima, il rischio è che si smetta di ragionare e ci si limiti a ripetere slogan».
