Giuseppe Conte chiede le dimissioni di Giorgia Meloni dopo la sconfitta della maggioranza. Senaldi indica possibili malesseri interni al centrodestra.
«Giorgia Meloni deve andare a casa». Giuseppe Conte ha commentato così, durante un collegamento con In Onda su La7, la bocciatura alla Camera dell’emendamento sulle preferenze collegato alla legge elettorale. Sul voto il centrodestra è finito in minoranza, aprendo immediatamente lo scontro sulla tenuta politica della coalizione di governo.
All’attacco del presidente del Movimento 5 Stelle si è aggiunto quello di Riccardo Magi. Il leader di +Europa, presente nello studio della trasmissione condotta da Marianna Aprile e Luca Telese, ha sostenuto che «il governo non ha più la maggioranza».
Nel clima di entusiasmo dell’opposizione è intervenuto Pietro Senaldi, condirettore di Libero, che ha invitato a distinguere tra una sconfitta parlamentare su un singolo emendamento e una vera crisi politica dell’esecutivo. Secondo il giornalista, il numero dei deputati che non hanno partecipato al voto o hanno assunto una posizione diversa da quella indicata rende difficile attribuire l’esito a un solo responsabile.
Conte contro Meloni: «Deve andare a casa»
La bocciatura dell’emendamento sulle preferenze ha offerto alle opposizioni l’occasione per mettere in discussione la solidità della maggioranza. Conte ha scelto una formula netta, chiedendo che la presidente del Consiglio lasci il proprio incarico.
«Giorgia Meloni deve andare a casa», ha dichiarato il leader del Movimento 5 Stelle pochi minuti dopo la votazione.
La posizione di Magi è stata altrettanto dura: «Il governo non ha più la maggioranza». Per il leader di +Europa, il risultato registrato alla Camera non rappresenterebbe quindi un semplice incidente di percorso, ma il segnale di una frattura politica più profonda.
Il voto ha alimentato anche gli interrogativi sui deputati della coalizione che non avrebbero sostenuto l’emendamento. L’ampiezza dello scarto ha reso immediata la ricerca dei possibili dissidenti, trasformando la discussione sulla legge elettorale in un confronto sui rapporti interni tra Fratelli d’Italia e gli alleati.
Il passaggio parlamentare, tuttavia, non equivale automaticamente a un voto di sfiducia nei confronti del governo. La conseguenza politica dipenderà dalle ragioni che hanno determinato la sconfitta e dalla capacità della maggioranza di ricompattarsi nelle successive votazioni.
Senaldi: «È l’espressione dei malesseri degli alleati di Fratelli d’Italia»
A ridimensionare le conclusioni delle opposizioni è stato Senaldi, che ha proposto una lettura più articolata del risultato.
«Quando ci sono 31 o 36 deputati che non votano anche la caccia al traditore ha un senso molto relativo, è più che altro un messaggio politico che ha voluto mandare non una persona e neanche un gruppo singolo», ha osservato il condirettore di Libero.
Secondo il giornalista, il voto potrebbe essere stato determinato da più componenti della maggioranza e non dall’azione isolata di pochi parlamentari. «È l’espressione di una serie di malesseri dei partiti alleati di Fratelli d’Italia», ha aggiunto.
L’ipotesi avanzata è che gli alleati abbiano utilizzato il voto segreto o le assenze per manifestare una contrarietà politica senza arrivare a uno scontro aperto con la presidente del Consiglio. In questa lettura, la bocciatura non sarebbe necessariamente un tentativo di provocare la caduta del governo, ma un avvertimento rivolto al partito della premier.
Senaldi ha anche riferito una seconda interpretazione circolata negli ambienti parlamentari: la contrarietà di alcune deputate alla riforma in discussione.
«Ipotizzo anche che possa essere stata una sfiducia di genere, gira voce che questa riforma elettorale non piacesse soprattutto alle parlamentari donne. Questi sono i due blocchi a cui si deve guardare», ha affermato.
Scontro tra Senaldi e Anna Falcone in diretta
L’ipotesi ha provocato la reazione di Anna Falcone, attivista e giurista presente nel dibattito. «Questo è veramente il colmo, ci sono donne favorevoli e donne contrarie», ha contestato.
Senaldi ha respinto l’accusa, precisando di non avere attribuito automaticamente alle parlamentari la responsabilità della sconfitta della maggioranza.
«Lei è una giurista, guardi, non c’è nessun colmo. Non sto puntando l’indice o accusando nessuno. Mi è stato chiesto di fare una cronaca, se in Parlamento questa è la voce e lei non conosce quello che succede in Parlamento, non deve fare accuse di questo genere, mi scusi», ha replicato.
Il giornalista ha quindi ribadito di avere riportato indiscrezioni raccolte tra deputati e cronisti parlamentari: «Le fonti che io ho in Parlamento e tra i giornalisti mi riferiscono questo. Molte parlamentari non gradivano questa legge».
La bocciatura dell’emendamento apre ora una fase delicata per il centrodestra. Le opposizioni proveranno a trasformare il voto in una prova della debolezza del governo, mentre la maggioranza dovrà chiarire se si sia trattato di un episodio circoscritto o del segnale di tensioni più ampie tra i partiti della coalizione.
