False lauree a Napoli, spunta il titolo consegnato a Pippo Franco nel 2016

L’inchiesta sulle false lauree a Napoli coinvolge 37 persone. Tra i titoli contestati anche quello honoris causa consegnato a Pippo Franco.

Una laurea honoris causa consegnata durante una cerimonia ufficiale e finita, dieci anni dopo, al centro di una vasta inchiesta giudiziaria. È il caso del riconoscimento attribuito nel 2016 a Pippo Franco, il cui nome compare tra quelli dei destinatari dei titoli rilasciati dalla presunta università scoperta dalla Guardia di finanza di Napoli.

Il comico non risulta indagato ed è considerato completamente estraneo alle contestazioni. Secondo quanto emerso, sarebbe stato ignaro delle irregolarità attribuite all’organizzazione che gli aveva conferito il titolo.

L’indagine, coordinata dalla Procura di Napoli, coinvolge complessivamente 37 persone. Al centro degli accertamenti ci sono lauree triennali, magistrali e honoris causa che, secondo gli investigatori, sarebbero state rilasciate senza avere alcun valore legale.

False lauree a Napoli, il titolo consegnato a Pippo Franco

Il riconoscimento destinato a Pippo Franco, pseudonimo di Francesco Pippo, risale al 16 aprile 2016. In quella data il comico ricevette una laurea honoris causa in Scienze della Comunicazione.

Il suo nominativo sarebbe stato inserito tra quelli presentati dall’ente come esempi delle personalità premiate nel corso della propria attività. La circostanza è ora entrata negli atti dell’inchiesta condotta dalle Fiamme gialle e coordinata dai magistrati della Procura partenopea.

La posizione dell’artista resta però nettamente distinta da quella delle persone sottoposte a indagine. Pippo Franco non avrebbe partecipato alla gestione dell’ente, non sarebbe stato a conoscenza delle presunte irregolarità e non avrebbe avuto alcun ruolo nel rilascio degli altri titoli contestati.

Il suo nome emerge esclusivamente perché destinatario di uno dei riconoscimenti conferiti dall’organizzazione. Un dettaglio che ha attirato l’attenzione pubblica per la notorietà del comico, ma che non comporta alcuna responsabilità a suo carico.

L’inchiesta sull’ateneo e i dati pubblicizzati online

L’ente finito sotto accertamento si presentava come Università Popolare degli Studi Sociali e del Turismo, indicata anche con la sigla UNI.PO.S.S.T. In precedenza avrebbe utilizzato la denominazione «Libera Facoltà di Scienze Sociali e del Turismo».

Sul proprio sito internet dichiarava di essere operativo da oltre mezzo secolo. Agli utenti venivano inoltre forniti numeri particolarmente rilevanti sull’attività svolta e sui risultati ottenuti dagli studenti.

L’organizzazione sosteneva di avere erogato titoli di laurea a più di 2.500 persone, indicando «con il 92% di laureati soddisfatti e il 40% circa di occupati in vari settori lavorativi».

Sono proprio le modalità con cui sarebbero stati presentati e rilasciati questi titoli a essere finite sotto la lente degli investigatori. Gli accertamenti puntano a ricostruire l’intera struttura, i ruoli ricoperti dalle persone coinvolte e le procedure utilizzate per convincere gli iscritti della validità dei percorsi proposti.

L’inchiesta è coordinata dal pubblico ministero Landolfi e dal procuratore aggiunto Loreto. Le contestazioni riguardano decine di posizioni e un sistema che, secondo l’impostazione investigativa, avrebbe attribuito titoli accademici privi dei requisiti necessari.

Trentasette indagati e accertamenti sui titoli rilasciati

Il numero delle persone indagate è salito a 37. Gli investigatori stanno esaminando documenti, comunicazioni, materiale pubblicitario e attestazioni consegnate nel corso degli anni.

L’obiettivo è verificare quanti titoli siano stati effettivamente rilasciati, quali somme siano state versate dagli studenti e in che modo l’ente presentasse la propria attività all’esterno. Particolare attenzione viene riservata alle lauree triennali e magistrali, oltre ai riconoscimenti honoris causa attribuiti a personaggi conosciuti.

Il caso ha assunto una rilevanza pubblica anche per il rischio che alcune persone abbiano utilizzato titoli privi di valore nella ricerca di un impiego, nella partecipazione a selezioni o nella presentazione del proprio curriculum professionale.

La comparsa del nome di Pippo Franco non modifica il quadro delle responsabilità contestate. Il comico non è indagato e, sulla base delle informazioni disponibili, non era a conoscenza della presunta falsità del riconoscimento ricevuto nel 2016.

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